No alla ghettizzazione

img_9228Sono contrario a concentrare i richiedenti asilo in grandi strutture: a Giarre di Abano, a Bagnoli, a Cona, a Foggia… ovunque. La vera soluzione rispettosa dei richiedenti asilo e delle popolazioni locali è l’accoglienza diffusa, che favorisce l’incontro fra le persone, la rapida integrazione dei richiedenti asilo, e combatte il razzismo.

Per onestà, si deve dire anche che la prefettura di Padova si è trovata costretta a fare alcune scelte di alta concentrazione a causa della ostilità sorda o manifesta di moltissimi sindaci e cittadini ad accogliere piccoli gruppi di richiedenti asilo nel loro territorio.

Abano, nell’amministrazione precedente, aveva in tutti i modi cercato di evitare di accogliere anche piccoli gruppi, al contrario di altri comuni della cintura padovana (come Rubano, Noventa, Cadoneghe, Torreglia) dove finora non è sorto alcun problema.

I richiedenti asilo ci accompagneranno anche nei prossimi anni, almeno fino a quando la situazione in Libia non si stabilizzerà. Non è quindi né coerente né razionale urlare contro le grandi concentrazioni ed essere contrari all’accoglienza diffusa.

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Sulla riforma Costituzionale

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La riforma costituzionale prevede la clausola di supremazia: se una Regione e’ inadempiente in una sua funzione, lo Stato può (deve) intervenire. Il fronte del NO ci accusa per questo di essere “centralisti”. È vero il contrario. Questa norma esalta la dialettica fra l’autonomia e la responsabilità nel governo delle Regioni.

Tre esempi attualissimi su tre provvedimenti che ho seguito e sto seguendo in Parlamento, per spiegare l’importanza di questa norma.

La SIA (sostegno per l’inclusione attiva), strumento importante di lotta alla povertà finanziato con centinaia di milioni in legge di Stabilità 2016) è bloccata in alcune regioni (es. Calabria) per inadempienza delle medesime. Se ci fosse già oggi in Costituzione la clausola di supremazia statale – quella prevista dalla riforma – lo Stato potrebbe intervenire sostituendosi alla Regioni inadempienti e (forse) le Regioni si sarebbero mosse con maggior solerzia.

Lo stesso sta accadendo per un’altra faccenda che sto seguendo, ossia i soldi per i centri antiviolenza: lo Stato li ha dati alle Regioni, ma molte non si muovono. Facciamo bene a stracciarci le vesti e a intervenire in aula al Senato per ogni disgraziata ammazzata dal marito o dal fidanzato, ma il nostro vero contributo da legislatori sarebbe approvare leggi che le difendano. La clausola di supremazia statale è una di queste: non per svalorizzare il lavoro delle Regioni, ma per esaltarlo, proprio grazie al controllo statale.

Infine la chiusura dei manicomi criminali. Gran parte del ritardo nella chiusura e nella costruzione di reparti a custodia rafforzata negli ospedali pubblici è stata causata dal ritardo di alcune Regioni (fra cui il Veneto) nell’utilizzare i finanziamenti dedicati e da tempo stanziati. La situazione si è sbloccata quando nella legge dedicata a questo tema, l’anno scorso, abbiamo inserito la clausola di supremazia, quasi applicata, ad esempio commissariando il Veneto, che non aveva ancora stabilito dove mettere il reparto dedicato a causa di litigi interni fra Asl.

Perché senza responsabilità e senza controllo non c’è vera autonomia, e alla fin fine è lo Stato il responsabile ultimo del benessere dei suoi cittadini.

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Il mio intervento sui richiedenti asilo

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Angela Merkel è stata sconfitta alle elezioni del suo Land, nella Germania Orientale. La CdU della Merkel, è arrivata due punti dietro l’AdF, partito nato appena tre anni fa con lo scopo principale di contestare l’apertura agli stranieri e ai richiedenti asilo, con slogan del tipo “Stop al caos migranti“, “La patria ha bisogno di bambini“, “Confini più sicuri“, “Più protezione ai cittadini“. Sull’AdF non sono confluiti solo una quota dei voti della CdU, ma anche i voti degli astenuti, tanto che la partecipazione al voto è cresciuta dal 50 al 60%, e quelli dei neonazisti, che fortunatamente non hanno superato la soglia del 5% e non saranno rappresentati nel parlamentino del Land. Secondo i sondaggisti tedeschi, hanno votato per AdF specialmente gli uomini adulti di ceto sociale medio e basso. Anche se i dirigenti dell’AdF si sono affrettati a dire di non aver fatto campagna contro gli stranieri, la grande maggioranza dei loro votanti afferma di aver sostenuto l’AdF perché allarmata dall’arrivo dei profughi, anche se nel Maclemburgo-Pomerania stranieri e richiedenti asilo sono pochissimi.

Questi risultati elettorali non vanno troppo enfatizzati, perché il 75% dei votanti ha scelto i partiti favorevoli a politiche di ragionevole accoglienza, e le elezioni sono state vinte dai socialisti della SpD, che governeranno il Land nei prossimi anni. Tuttavia, la crescita in Germania e in tutta Europa di partiti come l’AdF rivela un disagio che non va sottovalutato, ben presente anche in Italia e nel Veneto. Ma vanno date le risposte giuste, affrontando i problemi reali.

Bisogna partire dall’invecchiamento demografico, che è drammatico: se nei prossimi 20 anni non entrassero in Europa nuovi stranieri, la popolazione in età lavorativa diminuirebbe di 3 milioni di persone l’anno (-300 mila l’anno in Italia), perché andranno in pensione i figli del baby boom, nati negli anni ‘50 e ‘60, mentre arriveranno sul mercato del lavoro i figli del calo delle nascite, nati dopo il 1990. Quindi, l’arrivo dall’estero di nuovi cittadini è parte della soluzione, non del problema.

Purtroppo però in Italia manca una gestione ferma, chiara e comprensibile a tutti dei vari aspetti delle immigrazioni. Limitiamoci al fenomeno oggi sotto i riflettori, ossia i richiedenti asilo.

È sbagliato concentrarli in grandi strutture, dove non è possibile alcuna vera attività di integrazione: Bagnoli e Cona vanno smantellate al più presto, senza se e senza ma, e va potenziata l’accoglienza diffusa.

È sbagliato concepire iter burocratici lunghissimi per la concessione o il diniego dell’asilo: i tempi vanno accorciati e le procedure snellite.

È sbagliato, infine, assistere i migranti con una sorta di “reddito di non cittadinanza” che ha il doppio difetto di trattare gli stranieri come dei bambini, e di essere percepito dagli italiani poveri come un privilegio a loro negato.

Sono tutti errori a cui si può rimediare, anche perché il fenomeno in Italia è dieci volte meno ampio rispetto a quanto si sta verificando in Germania. Ma bisogna cambiare strada in fretta I partiti come l’AdF non propongono vere soluzioni, anzi le loro ricette di chiusura totale all’immigrazione rischiano di amplificare l’invecchiamento demografico, che in Germania è drammatico almeno quanto in Italia.

Tuttavia, in Italia come in Germania, per evitare che la gente si getti nelle braccia dei partiti populisti, le forze al governo devono attuare politiche migratorie credibili agli occhi dei cittadini comuni, specialmente di quelli più colpiti dalla crisi. La gestione delle richieste di asilo è un banco di prova difficile, ma ineludibile.

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La prevenzione antisismica

30c6c74fe4ae4045b39d4b57af0d06e8-kkgi-896x504gazzetta-webOggi con i Senatori PD in Commissione Ambiente e Lavori Pubblici abbiamo depositato una mozione sulla prevenzione antisismica. Riporto il punto centrale. Trovo molto importanti specialmente i punti 5, 6, 7: è fondamentale mettere in atto meccanismi premiali per i privati che adeguano le loro case secondo le normative antisismiche più avanzate.

… si impegna il Governo:

1) a sostenere una rapida conclusione dell’iter parlamentare dell’A.S. 2068 recante “Delega al Governo per il riordino delle disposizioni legislative in materia di sistema nazionale della protezione civile”, attualmente all’esame delle Commissioni 1a e 13a del Senato, al fine di migliorare un sistema che già rappresenta un’eccellenza italiana all’estero, attraverso semplificazioni e definizioni di ruoli e competenze;

2) a orientare la procedura di ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 24 agosto scorso attorno a cinque imperativi chiave: a) Qualità massima ed efficienza degli interventi, con il massimo rispetto possibile dell’identità dei luoghi e degli edifici; b) Democrazia, attraverso una responsabilizzazione delle comunità locali e di tutti i livelli istituzionali presenti, facendo affidamento sugli eletti; c) Trasparenza, per mezzo di piattaforme informatiche per la gestione di tutte le risorse e la rendicontazione puntuale e continua degli interventi; d) Legalità, attraverso la creazione di meccanismi dai selezione e controllo delle imprese incaricate dei lavori per una ricostruzione “mafia free”; e) Equità, ovvero corresponsione del dovuto ai cittadini, alle imprese, agli enti delle comunità colpite, senza un euro in più ma senza neanche un euro in meno;

3) a definire entro tre mesi e comunque non oltre il 31.11.2016, i contenuti e le misure da inserire nel progetto Casa Italia, tenendo in debito conto delle proposte ed idee raccolte nel confronto aperto con i principali portatori di interesse del Paese, a partire da un piano nazionale di prevenzione antisismica fondato su tre fasi: monitoraggio, adozione del fascicolo di fabbricato e adozione della certificazione sismica obbligatoria;

4) a pianificare il fabbisogno pluriennale di risorse pubbliche e private, per dare seguito e continuità nel tempo alle proposte inserite nel progetto Casa Italia, indicando da subito le misure stralcio da prevedere negli strumenti finanziari già in discussione per il 2017;

5) a considerare l’estensione del meccanismo ipotizzato da Enea per gli interventi di efficientamento energetico dei condomini, anche alla “messa in sicurezza” antisismica, in quanto se svolti congiuntamente avrebbero il vantaggio di una riduzione complessiva dei costi, a cui si aggiungerebbe la possibilità di utilizzare i flussi positivi di risorse che producono i risparmi derivanti dall’efficienza energetica, per pagare anche i lavori di “messa in sicurezza;

6) a prevedere per gli interventi di adeguamento antisismico su immobili pubblici di pertinenza comunale (ad integrazione di un programma nazionale pluriennale di intervento), la possibilità di un ruolo di finanziamento o cofinanziamento autonomo dei comuni sugli immobili, che si accompagni ad analoga operazione da parte delle altre amministrazioni pubbliche;

7) a dare continuità per tre anni al meccanismo di incentivazione dell’ecobonus per le ristrutturazioni e riqualificazione energetiche, anche per gli adeguamenti e consolidamenti sismici, cambiando e semplificando i criteri e i meccanismi vigenti, prevedendo norme specifiche per i soggetti incapienti.

VACCARI, ZANDA, CALEO, FILIPPI, ESPOSITO STEFANO, MIRABELLI, PUPPATO, SOLLO, MORGONI, DALLA ZUANNA, CUOMO, BORIOLI, CANTINI, CARDINALI, MARGIOTTA, ORRU’, RANUCCI, SONEGO

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I controsensi di D’Alema

Cari Amici

Questa tabella fa capire che l’obiettivo di D’Alema è solo quello di buttar giù Renzi. Infatti, la riforma che dovremo votare è praticamente identica s quella da vent’anni sostenuta da Ulivo e Centrosinistra. Il suo no e del tutto incoerente con vent’anni di storia.

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“Interessante tabella comparativa delle proposte di modifica della Costituzione delle Coalizioni di centrosinistra dal Governo Prodi del 1996 ad oggi. Come si vede, la riforma oggi sottoposta a referendum, ne è la coerente continuitá. Se un problema si pone, sta nel fatto che le riforme non sono state fatte prima…..”

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Berlinguer “Semplificare il sistema istituzionale è una necessità urgente”

luigi-berlinguer-755x515Cari amici

vi consiglio di leggere questa intervista a Luigi Berlinguer, ex ministro dell’istruzione

“Ecco perché il Sì al referendum è di sinistra”. Parla Luigi Berlinguer

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Basta un no

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BASTA UN NO.

Basta un no per permettere a lobby e gruppi di pressione di ogni ordine e grado di mantenere svariatissime possibilità di interferire nel procedimento legislativo.

Basta un no per costringere un governo che voglia tentare di governare a farlo a colpi di decreti legge e di fiducia (accade ormai da vent’anni, con maggioranze di ogni colore).

Basta un no per costringere la corte costituzionale a occupare metà del suo tempo a dirimere casini fra stato e regioni, dove fra l’altro vince quasi sempre lo stato.

Basta un no per rendere praticamente impossibile l’approvazione delle leggi a iniziativa popolare e quasi impossibile raggiungere il quorum dei referendum abrogativi.

Basta un no, insomma, per impedire di migliorare svariati aspetti del procedimento legislativo più farraginoso del mondo. Perché questo sarà l’effetto del no: mantenere tutto com’è, mettendo in soffitta per altri anni e anni ogni serio tentativo di riforma. Infatti non si vota fra due cambiamenti, ma fra status quo e cambiamento.

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