Il Treno delle Dolomiti

IMG_5797La recente proposta di Treno delle Dolomiti, che dovrebbe congiungere Calalzo con Cortina, mi lascia molto perplesso. Nella discussione, infatti, si trascurano tre elementi fondamentali, a sfavore dell’opera.

Il primo sono i costi, non tanto quelli di costruzione – una “una tantum” per cui si può pensare di accedere a Fondi Europei – quanto quelli di gestione. La tanto citata ferrovia Trento-Malè-Mezzana è un autentico buco nero: 11 milioni e 765 mila euro aggiunti dalla Provincia di Trento nel solo 2016, per garantire il bilancio a pareggio, senza tener conto degli ingenti costi di manutenzione. I biglietti nel 2016 hanno coperto appena il 10% dei costi, sempre senza tener conto della manutenzione. Del resto, la vecchia Calalzo-Cortina-Dobbiaco venne chiusa, più di cinquant’anni fa, proprio a causa dei costi insostenibili. Insomma, anche ammettendo di trovare i fondi per costruire il Treno delle Dolomiti, rischiamo poi di non sostenerne i costi di gestione. Un po’come accade per molte stradine delle nostre montagne, che dopo essere state aggiustate, asfaltate e inaugurate, vanno un po’ alla volta in malora, perché non sono stati stanziati fondi stabili e costanti per la loro manutenzione.

In secondo luogo, i treni nel territorio montano non sono in grado di sostituire i bus, che raggiungono le popolazioni anche nelle frazioni più remote. Anche nel percorso di fondovalle, poiché non si possono ovviamente mettere stazioni ogni chilometro, è necessario accostare alla linea ferroviaria linee parallele di bus che percorrono le statali e si insinuano nei centri storici. Quindi, i costi del treno si assommerebbero a quelli dei bus. I treni sono un’ottima cosa, ma riescono a sostituire i bus, senza costare una marea di soldi, solo se collegano fra loro centri molto popolosi. Non è certo il caso dei paesi del Cadore.

Infine, è un’illusione pensare che il Treno delle Dolomiti possa risolvere il problema della viabilità delle valli dell’Ansiei o del Boite. In Pusteria, ad esempio, solo una minima parte dei turisti e dei residenti viaggia in treno. I problemi di viabilità sono stati (quasi tutti) risolti costruendo le circonvallazioni di tutti i paesi, e oggi si viaggia da Bressanone al confine austriaco senza passare per un solo centro storico.

Il treno rischia di essere l’ennesima illusione per le comunità cadorine. Lavoriamo piuttosto su quattro punti fondamentali: (1) eliminiamo i “buchi neri” della viabilità, mediante circonvallazioni e svincoli, in particolare togliendo l’imbuto di Longarone. Seguiamo il modello Pusteria, come si sta iniziando a fare grazie ai fondi per Cortina 2021; (2) intensifichiamo il servizio bus, cadenzando meglio le corse e sostituendo, un po’ alla volta, i mezzi più inquinanti con veicoli a basso impatto, come quelli a metano, che possono inquinare anche meno dei treni a trazione elettrica; (3) curiamo meglio la manutenzione delle strade, e quando ne costruiamo una, mettiamo già da parte i soldi per la sua gestione negli anni a venire; (4) diamo assoluta priorità agli interventi di messa a riparo dai rischi di frane, smottamenti e allagamenti. Se devo scegliere, non ho alcun dubbio: meglio mettere in sicurezza definitiva la frana di Acquabona a Cortina, costruire la galleria di Coltrondo in Comelico, rendere agibile per tutto l’anno la strada della Val Visdende, e intervenire sugli altri decine e decine di punti di dissesto idro-geologico. Queste sono le vere priorità di viabilità del Cadore. Le ipotesi ferroviarie sono solo specchietti per le allodol

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