Brevi riflessioni pratiche su quanto si muove nel centrosinistra

keep the gears
Cari Amici

La differenza fondamentale fra le elezioni amministrative e le elezioni politiche che ci attendono fra qualche mese è il diverso sistema elettorale. Con il metodo proporzionale – che vedo molto difficile riuscire a cambiare – ogni soggetto politico sarà tentato a correre per conto suo, perché raggiungere il 3% alla Camera non è un miraggio per nessuno.

Quindi ognuno tenerà di mettere in luce le sue specificità. E quelle che sono venute fuori in Piazza Santi Apostoli mi sembrano un po’ fiacche… Vedo – inoltre – che Sinistra Italiana di Fratoianni e i comitati del NO di Roma già si sono smarcati da Pisapia (che non a caso ha votato SI al referendum, come il nostro Lorenzoni, che aveva firmato anche l’appello dei professori per il SI). E che Pisapia ha usato toni ben diversi da quelli di Bersani e Dalema, senza farsi ingabbiare dallì’anti-renzismo a prescindere. Vediamo che accadrà nelle prossime settimane…

Dopo di che spero si inizierà a parlare di cose concrete. Dovranno spiegarci cosa hanno in mente per il futuro del paese. Per ora vedo solo NO (ad esempio all’articolo 18 e alla buona scuola) e silenzio assoluto sulle politiche industriali.

Dimenticando il rilancio dell’industria manifatturiera perseguito in questi anni, l’abbattimento del precariato nella scuola, l’immissione a ruolo di decine di migliaia di giovani, e – nel corso dell’ultimo anno – (dati Istat): 300 mila posti di lavoro creati,
senza alcun incentivo all’assunzione, disoccupazione calata di 0.5 punti, l’incremento del PIL annuo che toccato l’1.2% (20 miliardi in più, 300 euro a italiano), la produzione industriale cresciuta del 2%.

Si dimentica anche che nel corso dell’ultimo triennio le disuguaglianze e la povertà sono diminuite. Scrive l’Istat: “Le principali politiche redistributive del periodo 2014-2016 (bonus di 80 euro, aumento della quattordicesima per i pensionati e sostegno di inclusione attiva) hanno aumentato l’equità della distribuzione dei redditi disponibili nel 2016 (l’indice di Gini è passato dal 30,4 al 30,1) e ridotto il rischio di povertà (dal 19,2 al 18,4%)”. Si può fare di meglio? Certo, in particolare bisogna puntare sui giovani, sui disoccupati adulti, sulle famiglie con figli, sul Mezzogiorno. Ma dire – come Bersani – che il governo Renzi a tolto ai poveri per dare ai ricchi, ossia che ha fatto politiche di destra è semplicemente falso, come mostrato dai dati.

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