L’ospedale di Padova

ospedaleCari amici,

ecco alcune riflessioni sulla spinosa questione dell’ospedale patavino.

I risultati di un sondaggio naïf organizzato da Coalizione Civica corrispondono a quelli di altri sondaggi statisticamente rappresentativi: 6-7 padovani su 10 non vogliono che l’ospedale venga spostato.

Il problema del nuovo su vecchio – preferito anche da Giordani – è di 4 tipi: costa di più che costruire su terreno vergine; non dispone di parcheggi sufficienti; esige spostamenti complessi di reparti per fare i lavori; esige tempi maggiori.

Tuttavia ci sono anche vantaggi: ad esempio, non porta a nuovo consumo del suolo, non lascia un enorme buco in mezzo alla città – tipo seminario di Tencarola – e permette di mantenere l’ospedale in mezzo ai dipartimenti universitari medici, ai negozi medicali e agli alberghi dove ora vanno i parenti dei malati che vengono da fuori (e sono tanti). Inoltre, ciò che si fa ora con la pediatria ci fa capire che lavorando sul verticale (8 piani) si possono recuperare spazi molto consistenti e con costi e disagi non enormi.  Inoltre l’Ulss provinciale ci fa intravedere altre possibilità: ad esempio spostare porzioni importanti di sanita’ a Camposampiero, che dista 15 minuti di treno dalla stazione centrale di Padova, ha un parcheggio immenso ed ora è sottoutilizzato pur avendo ottime strutture.

Non sono comunque dell’idea che la vox populi debba essere la stella polare delle decisioni politiche, altrimenti basterebbe fare sindaco un bravo sondaggista…

Tuttavia, interventi così importanti come tram, ospedale etc. dovrebbero essere preceduti da ampie consultazioni pubbliche, con la possibilità di espressione degli esperti di diverso orientamento, con il coinvolgimento di operatori, dei residenti etc.

Poi le decisioni vanno prese da chi è stato democraticamente eletto. Mi pare che sull’ospedale ora le cose siano un po’ diverse rispetto a quattro o più anni fa, quando si prese la decisione di Padova Ovest. C’è l’Ulss unica, c’è l’intervento poderoso deciso su pediatria (e non solo), c’è – aggiungo – una Università che già con l’assetto attuale ha scoperto di avere la maggior parte dei Dipartimenti di Medicina ai vertici di qualità nazionali (surclassando Verona…).

C’è anche un paese che si è accorto della opportunità di accantonare progetti faraonici. Ci siamo accorti che alcuni progetti che sembravano inevitabili, possono portare agli stessi risultati spendendo la metà (vedi ad esempio come è stato rivisto il passaggio ferroviari dell’alta velocità a Vicenza). Quest’ultima tendenza già si manifestò quando ero preside, qualche anno fa: ricordo il Senato accademico dove il rettore fu rapidamente costretto ad accantonare un progetto per PD Ovest da più di un miliardo di euro… C’è anche la constatazione dell’affaticamento – per onerosità – di molti project financing nella sanità (e non solo). E si potrebbe continuare.

Davanti a tutto ciò, la proposta di Giordani e Lorenzoni di una riflessione seria sul nuovo ospedale mi sembra doverosa. Nessuno dei due scarta a priori l’ipotesi di un nuovo polo sanitario (anche perché la decisione non spetta solo al Comune). Ma giustamente entrambi chiedono un supplemento di riflessione, con modi e tempi che saranno decisi dalla nuova giunta. Entrambi sono giunti a questa proposta non solo conoscendo l’avversione della maggioraza dei padovani per lo spostamento dell’ospedale, ma consultando fior di esperti. Mi sembra la scelta più razionale e sensata.

Con questo non voglio dire che la proposta di PD Ovest sia stata una sciocchezza (come è invece a mio avviso PD Est…). Tutt’altro. Solo che quel treno l’abbiamo perso. E quando si perde il treno, il viaggio va riprogrammato, tenendo conto delle nuove circostanze.

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