La proposta di Renzi

img_9125Cari amici

Ho partecipato ad alcune convenzioni dei circoli del PD, presentando la mozione Renzi. Il nostro punto di forza è che Renzi fa una proposta chiara: proseguire l’azione riformista del Governo grazie a una maggior spinta del partito, attenuando nel contempo la sua tendenza a personalizzazare l’azione politica. Perché un PD senza leadership forte non è in grado di opporsi efficacemente al populismo dei 5stelle (e alle nostre latitudini della Lega). Senza un PD forte con un leader forte, l’azione del governo è evidentemente indebolita: lo abbiamo visto – ad esempio – nella vicenda dei voucher, dove si è dovuto arrendersi al populismo della CGIL (come se abolire i voucher volesse dire abolire il precariato …) non avendo il governo la forza di sostenere un nuovo scontro referendario. 

La debolezza della mozione Orlando è triplice: propone il rilancio dell’Ulivo (alleanza a sx), dimenticando che l’Ulivo è stato distrutto prima dalle forze di sinistra settarie e poi da Dalema; propone il rilancio della collaborazione organica con la CGIL, dimenticando che la CGIL era schierata per il NO e ha sempre ostacolato l’azione del nostro governo; propone, infine, di separare il ruolo di segretario da quello di premier, dimenticando che nei partiti moderni dalle deboli ideologie e dalle deboli appartenenze, senza un leader è impossibile presentarsi con chiarezza agli elettori, e dimenticando che la debolezza di Prodi fu di non avere il controllo del partito (o dei partiti) che lo votavano.

Renzi ha mille difetti e ha fatto mille errori. A mio avviso il più grosso è stato quello di confondere la lealtà (un bene) con la fedeltà (un male). Il PD dovrà essere leale con il suo segretario, ma non dovrà essergli fedele. Essere leale vuol dire sostenerlo, ma intervenendo con franchezza ogni volta che qualcosa non va per il verso giusto. È questo che dovrebbero fare anche i circoli territoriali, sia nel rapporto con le amministrazioni locali, sia nel rapporto con il partito provinciale e nazionale. Inoltre, anche a livello locale va elaborata con più forza azione politica, captando ciò che accade nei territori, ascoltando tutti e parlando con tutti, in particolare con le associazioni organizzate e con i comitati. Trasformando le proteste in proposte grazie anche al contatto con gli eletti e con le istituzioni.

Molti interventi nelle convenzioni hanno lamentato la difficoltà di opporsi alla semplificazione del populismo imperante. Ma non ci sono alternative. È necessario costruire buona politica e buone proposte, spiegandole e mettendole in pratica. È necessaria anche molta formazione, da proporre ai giovani, ma non solo, perché il populismo germina sull’ignoranza.

Per me le convenzioni sono state un passaggio importante. Mi hanno mostrato il PD per quello che realmente è, ma anche per quello che può diventare. Con le sue forze e le sue debolezze. Un partito di gente che vuole provarci. Non bisogna mollare.

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