Le prossime amministrative a Padova

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Nell’ampia discussione in vista delle nuove elezioni amministrative, mi sembra ancora trascurato il tema della Grande Padova. Eppure, tutte le scelte che attendono la nuova amministrazione rischiano di essere incomplete o addirittura sbagliate se non saranno prese in modo integrato con quelle delle amministrazioni dei comuni che compongono la vera area urbana della nostra città, di cui il comune capoluogo occupa solo il punto centrale.

Qualche dato per capirci meglio. I pendolari giornalieri in entrata verso il comune di Padova sono 180 mila (65mila studenti e 115 mila lavoratori, dato censimento ottobre 2011), a fronte di una popolazione residente di poco superiore a 200 mila unità. Se contiamo anche gli spostamenti turistici e quelli occasionali, ciò significa che ogni giorno lavorativo gravitano sul comune di Padova più di 400 mila persone. Purtroppo la maggioranza di questi spostamenti avviene utilizzando le automobili.

Ma questo dato – già di per sé impressionante – definisce solo una parte dei variegati contatti fra il comune di Padova e il suo hinterland. Pensiamo al pendolarismo sanitario, oltre a tutti gli spostamenti per motivi familiari: sono numerosissimi i padovani che hanno almeno un figlio, un genitore, un nonno o un fratello che vive nei comuni del circondario.

Comuni che ormai hanno confini indistinguibili rispetto a quelli del capoluogo: da tempo non c’è più campagna fra la Guizza e Albignasego, fra Voltabarozzo e Ponte San Nicolò, fra Altichiero, Limena e Vigodarzere, fra Chiesanuova e Rubano, fra Brusegana e Tencarola.

Una simile continuità urbana esigerebbe politiche sovraccomunali coerenti e integrate fra le varie entità amministrative. Ciò avviene effettivamente per i servizi socio-sanitari (grazie all’ULSS), per la gestione del rischio idraulico (grazie al Consorzio di Bonifica Bacchiglione-Brenta), per l’organizzazione scolastica superiore (grazie alla Provincia e alla Direzione scolastica provinciale). Ma non avviene o avviene in misura insufficiente per le materie di più stretta competenza dei Comuni.

I due casi più clamorosi e attuali per la nostra città sono il trasporto pubblico/privato e le scelte sull’ospedale. Il continuo sforamento dei valori di polveri sottili e di ozono sia a Padova sia nei comuni contermini è dovuto (anche) alla carenza di una gestione intercomunale dei trasporti pubblici, della mobilità ciclistica, della mobilità automobilistica privata, delle scelte urbanistiche residenziali, commerciali e produttive. Inoltre, nella decisione per la localizzazione del nuovo ospedale, nel corso dell’ultimo biennio le amministrazioni dei comuni contermini non sono state per nulla interpellate, anche se le conseguenze per i loro cittadini delle possibili scelte saranno tutt’altro che irrilevanti.

La mia preferenza personale sarebbe di affrontare con coraggio il tema della Grande Padova, dando vita a un’unica città di 4/500 mila persone (è la somma fra gli abitanti del capoluogo e quelli dei comuni direttamente confinanti), che diventerebbe – anche da punto di vista amministrativo – quella che effettivamente è, ossia una delle più ampie e articolate aree urbane italiane. Mi rendo però conto che gli ostacoli normativi e politici per realizzare a breve questo “sogno” sono enormi.

Possiamo però chiedere a chi si candida alla nuova amministrazione padovana di non considerare la nostra città come un sorta di fortino isolato, formulando proposte e impegni concreti per risolvere i problemi di integrazione con l’hinterland, partendo da quello che mi sembra il più grave, ossia la razionalizzazione degli spostamenti pendolari.

Mi piacerebbe anche che la campagna elettorale – su questi temi – vedesse il coinvolgimento degli amministratori dei comuni vicini. Vorrei sentire la loro voce non solo in termini “difensivi” e rivendicativi, ma come protagonisti attivi di un dibattito politico che – se limitato ai ristretti confini comunali – rischia di non essere adeguato rispetto ai problemi da risolvere.

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