Riflessioni sul referendum 

Cari amici, condivido con voi qualche riflessione sul voto del referendum. 

Quando 30 milioni di persone vanno a votare, costrette alla brutale semplificazione del SI / NO, le motivazioni sono certamente svariate. Tuttavia, le prime analisi mostrano che – con tutta probabilità – le riforme c’entrano poco. Il NO è stato da un lato un segnale del desiderio della gente di contare, dall’altro – in larga misura – un voto di protesta contro il governo e contro Renzi. Ma credo che Renzi sbagli a dire “non credevo di aver suscitato tutto questo odio”. Certo che Renzi suscita in molti antipatia, ma non è che altri (Grillo, Salvini, Berlusconi) siano dei simpaticoni. Il problema è che Renzi ha narrato troppe aspettative, in troppi campi, mettendo poi in atto politiche non all’altezza di aspettative – appunto – eccessive. Gli esempi maggiori sono le famiglie, i giovani, la povertà, i migranti. Ma anche – per certi versi – la scuola, l’università, la ricerca e il lavoro. Renzi su questi campi doveva ascoltare di più la società civile. Se in tre anni i giovani non vedono aumentare le prospettive di lavoro, vedono solo debolmente diminuire la precarieta, vedono addirittura aumentare la povertà, perché mai dovrebbero votare per il Governo? Possiamo anche dire che il reddito di cittadinanza è una fanfaluca, ma se tu non mi dai un’alternativa credibile perché mai dovrei votarti? E sui migranti:tutti ammirano l’organizzazione per i salvataggi in mare, ma se poi la macchina dello stato non offre percorsi credibili di integrazione, tenendo le persone due anni in bagnomaria a carico del pubblico erario, come faccio a credere al Governo? Insomma., il “cambio di passo” promesso da Renzi in troppi campi è stato solo una promessa, oppure ha dato luogo a risultati incompleti. E’ meglio promettere ciò che si può effettivamente realizzare, ascoltare di più, prendere più sul serio le angosce e le paure della gente. Io credo che il PD a guida renziana abbia – ancora oggi – le ricette migliori per questo disgraziato paese. Ma dobbiamo tenere più in conto il vecchio adagio “se il Signore ci ha dato due orecchie e una bocca, vuol dire che si deve ascoltare due volte, prima di parlare una volta”. Il NO è stato un grido di dolore da parte di molti. Credo che la politica debba mettersi in profondo ascolto, se vuole che il NO si trasformi in un SI per l’Italia.

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