La classifiche delle scuole superiori: spunti e riflessioni

classe-banchi-vuoti-a-scuola-2Come accade ogni anno, nei giornali sono apparse le classifiche delle scuole superiori delle diverse città d’Italia – inclusa Padova – secondo la loro capacità di preparare gli studenti per l’Università per il mondo del lavoro. Questa operazione è meritoria, anche perché utilizza banche-dati ormai ben consolidate a livello nazionale.

Tuttavia, sarebbe sbagliato considerare queste classifiche come indici dell’efficacia delle diverse scuole. In altri termini, se un certo istituto arriva primo in classifica, non è detto che i suoi professori siano più bravi rispetto a quelli di una scuola che arriva all’ultimo posto. Infatti, gli indicatori utilizzati non tengono conto del livello degli studenti che si iscrivono alle diverse scuole. Se in una scuola superiore (chiamiamola di élite) si iscrivono quasi solo studenti con ottimi voti in terza media, e in un’altra (chiamiamola popolare) si iscrivono quasi solo studenti con risultati in terza media più modesti, è quasi inevitabile che nella scuola di élite i risultati finali siano migliori, a prescindere dal valore dei docenti. La bontà di una torta dipende sia dagli ingredienti sia dalla bravura del pasticcere.

Sarebbe quindi importante che i risultati di una scuola venissero valutati anche tenendo conto del livello scolastico dei giovani che si sono iscritti. Inoltre, ci sono altre variabili che possono influenzare i risultati scolastici, largamente indipendenti dal valore della scuola. Ad esempio, se nelle scuole di élite si iscrivono giovani di famiglie culturalmente ed economicamente più fornite, il lavoro degli insegnanti può essere fortemente agevolato. Insomma, guardiamo e utilizziamo le classifiche delle scuole, ma consideriamole per quello che sono: misure di performance finale degli istituti, e non misure dell’abilità e dell’impegno dei professori.

Un altro punto è molto importante per le famiglie che debbono scegliere la scuola superiore per i loro figli. Nell’orientare i ragazzi, teniamo conto del loro effettivo livello scolastico. Ho visto giovani schiantarsi davanti a scuole troppo difficili per loro, perdendo in autostima, sonno e salute. Ma ho visto anche ragazzi brillanti spegnersi e avvilirsi in percorsi scolastici per loro troppo facili.

Infine, va bene tener conto delle inclinazioni dei giovani, ma vanno considerate anche le effettive prospettive lavorative. Per questo ultimo aspetto le classifiche pubblicate sui giornali possono essere molto utili, anche se è difficile prevedere come sarà il mercato del lavoro fra cinque o dieci anni. In una narrazione pubblica un po’ ansiogena, che parla solo di disoccupazione giovanile e di emigrazione dei giovani, è consolante constatare che ci sono grandi scuole – fra quelle sondate: il Bernardi, il Marconi, il Severi, il Ruzza, il Pietro d’Abano, il Calvi e l’Einaudi – dove pochi mesi dopo il diploma più di due terzi dei diplomati, se non si iscrivono all’università, trovano lavoro.

Gianpiero Dalla Zuanna
Professore di Demografia e Senatore PD

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