Imparare dalla Storia: Venezia

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Cari amici

In modo sguaiato si sta ricordando il congiungimento del Veneto con l’Italia del 1866. Riporto l’equilibrato intervento di Mattarella e provo a scrivere due riflessioni, più da studioso di quel periodo che da senatore. In primo luogo, erano anni in cui l’80% del popolo, analfabeta e miserrimo, praticamente non partecipava alla vita pubblica, ed era considerato buono solo per lavorare e morire in battaglia. Da questo punto di vista, chiamare il popolo (tutti i maschi adulti, senza differenza di censo) è una innovazione importante, anche se si trattò di un’operazione che oggi chiameremmo di propaganda, non paragonabile ai referendum democratici e liberi del dopoguerra. Erano anni in cui i territori passavano di mano con guerre di conquista, è il Veneto (con Friuli e Mantova) passarono all’Italia grazie alla vittoria dei Prussiani sugli Austriaci a Sadowa, malgrado i rovesci italiani a Custoza e a Lissa, veri incubi per i Savoia. In secondo luogo, nella prospettiva degli Stati-nazione dell’800, l’ingresso del Veneto in Italia e’ stato certamente un progresso, che ha permesso alle classi dirigenti della nostra regione di iniziare a contare qualcosa, mentre sotto l’Austria erano totalmente soggette al dominio di Vienna. Iniziarono ad esserci deputati e ministri veneti, e lentamente la nostra regione inizio’ ad integrarsi nel regno, anche se patì il confronto con le regioni più evolute economicamente, in primis la Lombardia. Dopo 50 anni, alla vigilia della prima guerra mondiale, il Veneto era la terza regione industriale del Paese. Il Veneto patì anche la sua sovrabbondanza demografica che, assieme all’arretratezza dell’agricoltura, generò le emigrazioni di massa del 1870-1914. Chiedersi se uno stato veneto sarebbe stato – in quegli anni – più favorevole alla condizione di vita delle classi popolari ha poco senso. Certamente, la classe aristocratica che aveva fatto grande la Serenissima si era dissolta, già fortemente indebolita nel corso del ‘700, a causa anche dell’incapacità di inglobare nel governo la sorgente borghesia e di aprirsi alle innovazioni. Per concludere, evitiamo di leggere il passato con le lenti di oggi, di qualsiasi lenti si tratti. Piuttosto, cerchiamo di fare tesoro degli insegnamenti che dalla Storia ci possono arrivare.

«Senza Venezia, identità d’Italia incompleta»

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