Sulla questione della Caserma di San Siro di Bagnoli di Sopra

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Cari Amici

Ecco il mio intervento di fine seduta in Senato sulla problematica situazione della Caserma di San Siro di Bagnoli di Sopra, in provincia di Padova.

Nella grande caserma di Bagnoli di Sopra, in provincia da Padova, sono oggi ospitati, o sarebbe meglio dire ammassati, 850 richiedenti asilo. Giunge notizia che è in atto la ristrutturazione di un’altra palazzina, evidentemente per aumentare ancora il numero degli ospiti. Ogni volta che si ha notizia di nuovi sbarchi, i cittadini di Bagnoli sanno che, in capo a pochi giorni, arriveranno nuovi migranti. Malgrado l’amministrazione comunale di Bagnoli – un paese di tremila abitanti – abbia sempre cercato di collaborare al meglio con la prefettura, la situazione sta diventando insostenibile. Le pubbliche promesse del ministro Alfano di “svuotare” la caserma di Bagnoli finora non hanno avuto alcun seguito. Lo stesso dicasi per la caserma di Cona, un altro piccolo comune situato a pochi chilometri da Bagnoli, dove vivono 1.000 ospiti.

Il caso di Bagnoli è solo uno dei tanti esempi di abnormi concentrazioni di richiedenti asilo, che spesso restano in queste condizioni per mesi e mesi. Tali strutture andrebbero smantellate, senza se e senza ma. Perché sono mortificanti per i richiedenti asilo – che in tali strutture non possono vivere alcuna seria attività di integrazione – e perché suscitano grande inquietudine fra le popolazioni circostanti.

Va invece potenziata l’accoglienza diffusa, che si sta dimostrando in grado di garantire seri percorsi di integrazione, coinvolgendo in modo più diretto i Comuni, il terzo settore, i privati cittadini. Inoltre, vanno drasticamente accorciati gli iter burocratici lunghissimi per la concessione o il diniego dell’asilo: pur garantendo a ogni migrante il diritto di ricevere un giudizio equo, i tempi vanno limitati e le procedure snellite. È sbagliato, infine, un approccio assistenzialistico ai richiedenti asilo, che molti italiani in modesta condizione economica considerano come dei mantenuti, che godono di privilegi a loro negati. Per questi giovani andrebbero formulate ragionevoli proposte di lavoro, modificando a tal uopo l’attuale normativa.

L’Italia, lasciata sola dall’Europa, sta facendo un lavoro fantastico, salvando la vita a migliaia di persone che cercano di attraversare il Mediterraneo, addirittura 10 mila nei soli due giorni 4-5 ottobre. Non mortifichiamo questa grandiosa opera di salvataggio, gestendo male la fase successiva di valutazione e di integrazione. Dobbiamo voltare pagina, attuando politiche migratorie credibili agli occhi dei cittadini comuni, specialmente di quelli più poveri. Non lasciamo inoltre che i comuni, specialmente quelli piccoli, siano lasciati soli a portare pesi obbiettivamente insostenibili.

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