Il mio intervento sui richiedenti asilo

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Angela Merkel è stata sconfitta alle elezioni del suo Land, nella Germania Orientale. La CdU della Merkel, è arrivata due punti dietro l’AdF, partito nato appena tre anni fa con lo scopo principale di contestare l’apertura agli stranieri e ai richiedenti asilo, con slogan del tipo “Stop al caos migranti“, “La patria ha bisogno di bambini“, “Confini più sicuri“, “Più protezione ai cittadini“. Sull’AdF non sono confluiti solo una quota dei voti della CdU, ma anche i voti degli astenuti, tanto che la partecipazione al voto è cresciuta dal 50 al 60%, e quelli dei neonazisti, che fortunatamente non hanno superato la soglia del 5% e non saranno rappresentati nel parlamentino del Land. Secondo i sondaggisti tedeschi, hanno votato per AdF specialmente gli uomini adulti di ceto sociale medio e basso. Anche se i dirigenti dell’AdF si sono affrettati a dire di non aver fatto campagna contro gli stranieri, la grande maggioranza dei loro votanti afferma di aver sostenuto l’AdF perché allarmata dall’arrivo dei profughi, anche se nel Maclemburgo-Pomerania stranieri e richiedenti asilo sono pochissimi.

Questi risultati elettorali non vanno troppo enfatizzati, perché il 75% dei votanti ha scelto i partiti favorevoli a politiche di ragionevole accoglienza, e le elezioni sono state vinte dai socialisti della SpD, che governeranno il Land nei prossimi anni. Tuttavia, la crescita in Germania e in tutta Europa di partiti come l’AdF rivela un disagio che non va sottovalutato, ben presente anche in Italia e nel Veneto. Ma vanno date le risposte giuste, affrontando i problemi reali.

Bisogna partire dall’invecchiamento demografico, che è drammatico: se nei prossimi 20 anni non entrassero in Europa nuovi stranieri, la popolazione in età lavorativa diminuirebbe di 3 milioni di persone l’anno (-300 mila l’anno in Italia), perché andranno in pensione i figli del baby boom, nati negli anni ‘50 e ‘60, mentre arriveranno sul mercato del lavoro i figli del calo delle nascite, nati dopo il 1990. Quindi, l’arrivo dall’estero di nuovi cittadini è parte della soluzione, non del problema.

Purtroppo però in Italia manca una gestione ferma, chiara e comprensibile a tutti dei vari aspetti delle immigrazioni. Limitiamoci al fenomeno oggi sotto i riflettori, ossia i richiedenti asilo.

È sbagliato concentrarli in grandi strutture, dove non è possibile alcuna vera attività di integrazione: Bagnoli e Cona vanno smantellate al più presto, senza se e senza ma, e va potenziata l’accoglienza diffusa.

È sbagliato concepire iter burocratici lunghissimi per la concessione o il diniego dell’asilo: i tempi vanno accorciati e le procedure snellite.

È sbagliato, infine, assistere i migranti con una sorta di “reddito di non cittadinanza” che ha il doppio difetto di trattare gli stranieri come dei bambini, e di essere percepito dagli italiani poveri come un privilegio a loro negato.

Sono tutti errori a cui si può rimediare, anche perché il fenomeno in Italia è dieci volte meno ampio rispetto a quanto si sta verificando in Germania. Ma bisogna cambiare strada in fretta I partiti come l’AdF non propongono vere soluzioni, anzi le loro ricette di chiusura totale all’immigrazione rischiano di amplificare l’invecchiamento demografico, che in Germania è drammatico almeno quanto in Italia.

Tuttavia, in Italia come in Germania, per evitare che la gente si getti nelle braccia dei partiti populisti, le forze al governo devono attuare politiche migratorie credibili agli occhi dei cittadini comuni, specialmente di quelli più colpiti dalla crisi. La gestione delle richieste di asilo è un banco di prova difficile, ma ineludibile.

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