La possibilità di differenziare il bonus bebè 


Un commento da demografo alla proposta del ministro Lorenzin: di differenziare il bonus bebè (contributo alle coppie con ISEE medio-basso per i primi tre anni di vita del bambino), aumentandolo maggiormente per i figli non primogeniti. Se uno degli obiettivi è quello di incrementare la natalità, la misura è corretta. Infatti, gli studi sull’Italia e su tutta l’Europa dimostrano che nella decisione di avere il primo figlio i soldi contano poco, mentre conta molto avere un lavoro e la possibilità di concilare la maternità con il lavoro. Al contrario per decedere se avere il secondo figlio e – ancor di più – il terzo o il quarto, le coppie guardano con grande attenzione alle loro disponibilità economiche. Quindi, per aiutare le coppie ad avere i figli che desiderano va bene differenziare le politiche: lavoro per i giovani e misure di conciliazione genitorialità-lavoro per tutti, concentrando le misure economiche sui figli di ordine superiore al primo delle coppie con reddito medio-basso.
Il problema di queste misure è che sono concentrate sui primi tre anni di vita del bambino, mentre gli studi – e l’esperienza dei genitori – dimosttrano che i costi dei figli non diminuiscono, anzi in qualche misura crescono, fino a quando i figli escono dall’adolescenza. Ma era importante cominciare. 

Il bonus bebè raddoppia

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