Capitolazione della Banca Popolare di Vicenza 

  
Come facilmente prevedibile, la Banca Popolare di Vicenza è stata acquisita dal fondo Atlante, ossia da un trust fra le maggiori Banche italiane e – con quota minoritaria ma significativa – da Cassa Depositi e Prestiti, ossia dallo Stato. Con il valore delle azioni praticamente azzerato.
Considero questa tragedia – come quella delle quattro banche fallite del centro Italia – un segno del grave errore, in particolare del Veneto ma non solo, di chi ha teorizzato un sistema economico sano e una politica che meno interveniva meglio era. Come se una società liberale avesse bisogno di uno Stato debole. Uno dei “mantra” sbagliati di Galan e della Lega, oltre che del comune sentire di molti veneti.

La politica, invece, dovrebbe essere forte e autorevole, anche se non arrogante. Dovrebbe coordinare, dirigere, indirizzare con una autorevolezza e una lungimiranza che non possono esistere nell’impresa, che per sua natura persegue altri fini: il profitto di breve-medio periodo, che non necessariamente coincide non il bene comune di medio-lungo periodo.

La vicenda delle due banche Popolari venete ci racconta una storia di politici succubi alle forze economiche, e di imprenditori che si sono dimostrati non in grado di fare i banchieri, che non hanno capito che le banche vanno gestite come imprese e non come associazioni di amici degli amici.

Quando la politica è intervenuta, prima da Bruxelles e poi da Roma, il marcio è venuto inevitabilmente a galla, svelando la debolezza di un sistema praticamente fallito e drogato ormai da anni, grazie a regole non più al passo con i tempi e alla totale assenza della politica locale.

Per fortuna il governo centrale e il parlamento sono intervenuti – anche se forse tardivamente – cambiando le regole della governance delle Banche Popolari, oltre che dell’organizzazione in rete delle BCC, promuovendo il fondo Atlante, e infine promuovendo nuove regole per rimborsare i clienti imbrogliati dalle banche, evitando tragedie ancora peggiori.

Spero che da ora in poi le due banche Popolari siano gestite da veri banchieri e non da commercianti di vino o quant’altro.

Quanto alla proprietà di Popolare di Vicenza, ora è extra-Veneto, e fra un po’ toccherà inevitabilmente a Veneto Banca.

Siamo sempre più colonia, questa è la verità, con il governatore Zaia che si gingilla con richieste di autonomia che in questi anni (la Liga governa da vent’anni in Veneto…) non è mai riuscito seriamente a mostrare di meritare. Come dimostrato, appunto, anche dalla tragedia delle due banche popolari di Vicenza e di Treviso.

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