Padova cosa sarà di te

 

IMG_6423

Sanità 1

La Sanità è una cosa seria, che non va lasciata all’improvvisazione. Padova ha un disperato bisogno di seria programmazione. Anche perché la sua Pediatria, in Italia, è seconda per numero di ricoveri solo al Bambin Gesù di Roma. Vogliamo perdere anche quella?

dal “Mattino di Padova”, di Sabrina Tomè

«Spazi insufficienti il S. Antonio non può ospitare Pediatria»

Parla il dott. Vescovo, presidente del Coordinamento dei primari

«È il presidio territoriale per acuti: dove si porterebbero?» Il Sant’Antonio non può ospitare Pediatria. Né per un breve periodo – quello necessario alla ristrutturazione della palazzina dell’Azienda – né tantomeno in via definitiva in vista della creazione dell’Ospedale della Mamma e del Bambino. Ne è convinto il dottor Giorgio Vescovo, presidente del Coordinamento dei primari e responsabile del reparto di Medicina del Sant’Antonio. Dottor Vescovo, il presidio di via Facciolati è stato indicato da Azienda e Università come possibile sede di Pediatria in caso di trasloco dall’attuale palazzina.

Secondo lei, che peraltro dirige un reparto chiave del Sant’Antonio inteso come “ospedale dei padovani”, è fattibile? «La premessa è che Padova deve avere un Materno Infantile, ne ha bisogno da tempo. Farlo in via Facciolati significa però dover trovare una soluzione per il Sant’Antonio che è l’ospedale per acuti, strettamente connesso al territorio. A Medicina, negli ultimi due anni, c’è stato un aumento dei ricoveri del 40% e ci aspettiamo ulteriori incrementi. Questo perché c’è un cambiamento epidemiologico: c’è una popolazione di anziani, con patologie croniche che possono presentare episodi acuti e che devono pertanto essere trattati in un ospedale per acuti, come appunto siamo noi. Da dicembre ad oggi abbiamo avuto in Medicina il 130% di occupazione letti, con il ricorso a letti bis e con l’appoggio in altri reparti. Se arrivasse Pediatria dove si porterebbero questi pazienti? A 30-40 chilometri di distanza? Le funzioni del Sant’Antonio vanno mantenute a Padova. E poi: qui ci sono eccellenze cliniche non sostituibili, si pensi per esempio a Gastroenterologia oppure ad Oculistica. Infine: dovremmo chiudere e trasferire ambulatori e questo potrebbe incidere sulle liste d’attesa con il rischio di un loro allungamento».

E ospitare Pediatria per un tempo limitato, quello strettamente necessario alla ristrutturazione della palazzina? «Prima ci vogliano lavori per attrezzare adeguatamente le stanze, destinate ad accogliere i bambini: si pensi per esempio alla necessità del bagno in camera. Quindi dovrebbe essere fatta una ristrutturazione anche qui».

Ma alcuni spazi ci sono: c’è il reparto che verrà lasciato libero da Lungodegenza visto che una gara dell’Usl 16 ha assegnato i letti all’esterno. «Non mi risulta che attualmente ci siano aree libere e lo spostamento di Lungodegenza non ha ancora una data. Solo in area medica si contano 4 mila ricoveri all’anno, dove mettiamo i pazienti?».

Come può essere affrontata allora la “questione Pediatria”? In Azienda Ospedaliera non ci sono spazi e portare il reparto a Monselice non sembra, agli addetti ai lavori, una soluzione percorribile anche per la distanza. «Serve un piano per la sanità padovana in cui venga definito chiaramente il ruolo che tutti gli attori devono avere. È necessario un piano di governo clinico. L’Ateneo è importantissimo perché fa ricerca, didattica, assistenza; occorre però un’integrazione con il territorio».

Sanità 2

Povera Sanità padovana! E intanto Treviso e Verona se la ridono e prosperano, scippando a Padova reparti, eccellenze e specialità. Un consiglio a Bitonci. Dopo aver frettolosamente rinunciato all’idea di costruire il nuovo ospedale al posto del vecchio, faccia l’ultimo passo, e ammetta che il sito di Padova Ovest è il migliore, visto anche il completamento del canale Fossetta, che lo ha messo in sicurezza dal punto di vista idraulico. In questo modo, si risparmieranno almeno 3-4 anni di calvario procedurale. Anche perché – oltre ai problemi sottolineati nell’articolo di Mazzaro – a Padova Est ci sono anche fondati problemi di conflitti di interessi per le proprietà dei fondi.

Delibera a rilento: per il project serve il 51% di soldi pubblici

Ospedale a S. Lazzaro mancano 180 milioni

di Renzo Mazzaro (dal “Mattino di Padova”)

Ha un bel dire il sindaco Massimo Bitonci di trasferire «subito» Pediatria a Padova Est. Il progetto del nuovo ospedale non esiste. E se esiste appartiene ai privati di Progetto & Finanza, che si vorrebbero escludere senza pagare alcun indennizzo. A meno di non includerli, ma rendendo problematica la nuova gara che molti, a cominciare dal presidente Zaia, ritengono necessaria. Per giunta il sito di Padova Ovest, solennemente bocciato il 2 febbraio scorso dal Comitato di coordinamento, è l’unico ad avere una dichiarazione di pubblica utilità, perché la nuova delibera di revoca – necessaria dopo la sentenza del Tar – non è ancora stata firmata. Senza la revoca di Padova Ovest, non può partire l’iter su Padova Est. Dopo due mesi siamo ancora qui, vi chiederete? Eh già, le chiacchiere stanno a zero. Prima bisognava aspettare «il conclave degli avvocati» che sminassero la strada. Poi è arrivata la notizia di un rischio idrogeologico presente a Padova Est, mentre era del tutto assente a Padova Ovest: l’ha riferito la settimana scorsa il nostro giornale e, a quanto pare, è stato un fulmine a ciel sereno. La mappa dell’Ispra. La pericolosità idraulica nell’area di San Lazzaro è riportata dalla mappa del rischio idrogeologico italiano redatta dall’Ispra, l’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale. La mappa si basa su dati del 2015 che per il Veneto sono stati forniti – udite udite – dall’autorità di bacino della Regione. La stessa Regione che sta abbandonando il sito di Padova Ovest per il motivo opposto. Qualcuno dovrebbe spiegare il paradosso: i tecnici del territorio non parlano con quelli della sanità? A Palazzo Balbi ci stanno riflettendo sopra, per capire se non altro cosa scrivere nella delibera di revoca. «Qui tutti fanno i fenomeni, ma le delibere le devo firmare io», aveva detto Luca Zaia il 2 febbraio scorso, quando ancora non sapeva del nuovo inceppamento. Ovvio che proceda con i piedi di piombo. Gli avvocati. Sono Barel, Cacciavillani, Lorigiola, Sutti e Zanon in rappresentanza degli enti pubblici. Dopo il 2 febbraio Luca Zaia aveva dato loro un compito preciso a verbale: «Facciano un bel conclave e ci diano una interpretazione autentica della sentenza del Tar sulla trasferibilità o meno del progetto del proponente su altre aree. Questo è il lavoro per casa, scusate l’espressione». La risposta degli avvocati è datata 4 marzo, è stata redatta in assenza di contraddittorio con Finanza & Progetti. Il contenuto è riservato ma il ragionamento si può dare per scontato. È lo stesso che faceva Claudio Dario: nessuno aveva chiesto un progetto per Padova Ovest, non c’era stato un bando, erano stati i privati a proporsi, oggi l’area è cambiata, cosa possono vantare? Nulla è dovuto. I privati. In disaccordo totale Vittorio Domenichelli, l’avvocato di Finanza & Progetti, a cominciare dal collegamento iniziale tra pubblico e privato: «Abbiamo scritto e riscritto più volte: noi non siamo necessariamente legati a Padova Ovest, avevamo fatto un progetto su vostra richiesta per Padova Ovest, adesso che non c’è più Padova Ovest siamo a vostra disposizione per esaminare Padova Est. Mai avuto risposte. Così Lendlease, uno dei soci di F&P, ha riprogettato l’ospedale adattandolo alle caratteristiche del sito di Padova Est e dimostrando che effettivamente ci stava. Abbiamo mandato anche questo progetto, non sappiamo se l’abbiano guardato o meno, certo è che una settimana dopo, il 2 febbraio, hanno deciso: si va tutti a Padova Est. Alla luce di quali motivazioni, se non le nostre? Che elementi avevano in più rispetto a prima, se nessuno aveva fatto uno studio sull’area di Padova Est, tranne noi?». Altro che fuori gara, questi vantano un motivo in più per sentirsi dentro. Il nuovo accordo. Chiuso il cerchio Padova Ovest con la revoca del pubblico interesse, il passo successivo sarà la firma si un nuovo accordo di programma tra gli enti pubblici. Neanche questo sarà una passeggiata: non bastano dichiarazioni generiche, bisognerà mettere i soldi sul piatto. In un project serve almeno il 51% di finanziamento pubblico e su 600 milioni di euro, tenendosi bassi, ci sono 330 milioni da recuperare. La Regione ne ha stanziati 150 per i prossimi 3 anni, ma non si possono spendere – contrariamente a quello che pensa Massimo Bitonci – se non si trovano i 180 che mancano. Da dove salteranno fuori, dallo Stato, dalla Bei? Stazione appaltante. Solo a quel punto il dg dell’Azienda Ospedaliera Luciano Flor potrà varare una commissione che stenda lo studio di fattibilità e il capitolato d’appalto. Magari evitando di partecipare poi alla commissione di gara, come ha fatto quando era dg a Trento, esponendosi ad un ricorso che ha fatto saltare la costruzione del nuovo ospedale. Non torna a Padova con è un grande precedente. Ricorsi. Tutto questo al netto di ricorsi di F&P che è arrivata a minacciare azioni di rivalsa per 156 milioni di euro, se non le verrà assicurato un diritto di prelazione che la società ritiene di essersi guadagnata. Dopo lo stallo sul dove si rischia lo stallo su come fare questo benedetto ospedale… con le ruote.

Lascia un commento

Archiviato in post

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...