L’olio Tunisino

olio

Cari amici,

ecco alcune riflessioni sulla tematica dell’importazione dell’olio dalla Tunisia postati sul mio profilo di FB

L’Italia consuma molto più olio d’oliva fi quello che produce. Importa centinaia di migliaia di tonnellate di olio d’oliva ogni anno, anche perché ne esporta moltissimo, a prezzo quasi doppio rispetto a quello che importa, essendo di qualità superiore. Ad esempio, il prezzo medio al litro dell’olio che esportiamo in Svizzera è il doppio rispetto a quello che importiamo, già oggi, dalla Tunisia. Non credo che poche migliaia di tonnellate importate senza dazi dalla Tunisia facciano una grande differenza, per noi (anzi sono una spinta ad alzare ancor di più la qualità della produzione) mentre possono essere molto importanti per i tunisini. Vigilare affinché l’olio italiano sia riconosciuto come tale.

Alcuni amici hanno sollevato il punto sulla tracciabilità, certamente tutti i cibi vanno tracciati e va scritto con chiarezza sulle confezioni la loro provenienza, anche se non sempre è facile. Bisogna andare verso un mondo senza dazi e con regole uguali per tutti: così si tutela la concorrenza e si abbassano i prezzi. Le guerre doganali portano al calo della produttività, della qualità e alla fin fine del reddito. Solo togliendo i dazi si riesce a imporre le regole ai paesi che esportano in Italia. Dopo di che va valutato caso per caso, il mercato agricolo e’ molto particolare. Nel caso della Tunisia ci sono anche considerazioni geopolitiche non da poco. Bloccheranno più volentieri i terroristi se l’Occidente è meno egoista nei loro confronti e – più in generale – più fortino siamo più salirà il risentimento nei nostri confronti.

Altro che intellettualoide. I dazi spesso hanno distrutto interi comparti, perché bloccano l’innovazione, e suscitano ritorsioni. Tutti abbiamo studiato la guerra doganale con la Francia di fine ‘800, con ritorsioni che hanno ammazzato l’agricoltura del Sud. Anche allora c’entrava la Tunisia…

Storia Economica dell’Europa
I settori non si salvano con i dazi, ma con l’innovazione: è l’abc dell’economia liberale. Altrimenti facciamo come nei paesi dell’Est prima della caduta del muro, e abbiamo visto come è finita.
L’olio tunisino (peraltro relativamente poco, spalmato su tutta l’Europa e e per soli due anni) spingerà i nostri produttori verso l’alta qualità, e questo è un bene. Non a caso i produttori del Garda (che fanno per lo più olio di alta gamma) hanno detto che a loro va bene così.
Poi certo che le tasse vanno abbassate, e lo stiamo facendo (80 euro, via tassa su prima casa, diminuzione IRAP, superammortamenti). Non dimenticando che c’è un debito enorme da pagare e un sistema pensionistico ancora in squilibrio.

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