L’Ospedale a Padova Est, scelta improvvida per alto rischio allagamento

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Cari amici

vi consiglio questo importante intervento del professor D’Alpaos (dal mattino di venerdì’ 4 Marzo)

L’Ospedale a Padova Est, scelta improvvida per alto rischio allagamento

Per alcuni anni si è molto discusso intorno alla scelta dell’area più adatta sulla quale far sorgere il nuovo ospedale di Padova e le strutture del polo universitario che lo dovrebbero affiancare. L’amministrazione guidata dal sindaco Flavio Zanonato, prima, e dal suo vice Ivo Rossi, poi, aveva optato per la zona di Padova Ovest. Al di là delle chiacchiere che sono girate intorno alle motivazioni di quella scelta, qualche obiezione sollevata non era del tutto infondata. Guardando alle questioni della sicurezza idraulica, erano più che giustificate le osservazioni di un funzionario regionale, che evidenziava la necessità di prevedere un’opportuna, preliminare, sistemazione idraulica dell’area prescelta. Erano solo osservazioni dettate dal buon senso, considerato ad esempio il fatto che il canale che drena l’area prescelta, chiamamdosi Scolo delle Basse, forniva di per se stesso con il suo idronimo un avvertimento sulle “qualità” idrauliche della zona. La reazione del governo della città non fu delle migliori e il funzionario, invece di essere ringraziato per il suo contributo, ricevette non poche rimostranze.

L’avvento della nuova amministrazione guidata dal sindaco Bitonci ha da qualche tempo sparigliato le carte e la scelta di Padova Ovest è stata abbandonata, anche con motivazioni di carattere idraulico. Uomini nuovi facevano sperare in metodi nuovi nell’uso del territorio. E invece no, uomini nuovi ma metodi vecchi, forse perché difficili da abbandonare. Dopo tanto discutere intorno alla scelta migliore, con ipotesi che collocavano la nuova struttura ospedaliera ora qua ora là in giro per la città, ecco comparire la decisione definitiva, che indica come luogo più adatto per un’opera importante per la città un’area di Padova Est, dalle parti di San Lazzaro.

Scelta improvvida, purtroppo: Padova Ovest o Padova Est pari sono per chiunque abbia un minimo di conoscenze sull’esposizione al rischio di allagamento del territorio padovano. L’area ora individuata, infatti, non è a sua volta esente da problemi di sicurezza idraulica, essendo esposta a concreti pericoli di inondazione da parte del Piovego. Rigurgitato a Stra da livelli di piena straordinaria del Brenta, il canale potrebbe esondare in destra all’altezza di Camin, allagando Noventa e, a seguire, Mortise e le propaggini dell’Arcella. Problemi antichi già evidenziati nel 1846 dal Paleocapa in una sua famosa memoria e che si sarebbero concretizzati anche nel novembre del 1966, se un soprassoglio realizzato in fase di emergenza sull’argine sinistro del canale a difesa del primo nucleo della Zona Industriale non avesse favorito il sormonto delle acque in destra e il conseguente allagamento di Vigonovo, del Piovese e della sinistra Roncajette. Provvedimento quello allora adottato non più replicabile oggi, poiché significherebbe scegliere se allagare la Zona Industriale a nord del Piovego piuttosto che quella situata a sud del canale. In uno studio relativamente recente, condotto utilizzando una avanzata modellazione matematica del comportamento idraulico di un territorio e rivolto a indagare l’esposizione al rischio di allagamento del Padovano, l’attualità di questi problemi è stata riconfermata con risultati apparsi, fra l’altro, in un articolo pubblicato sulla rivista Padova e il suo Territorio (2006) e portati a conoscenza degli organi competenti, del sindaco Zanonato e di tutti i suoi consiglieri comunali.

Non ci fu, bisogna riconoscere, la minima attenzione sui problemi evidenziati da quello studio, tanto meno da parte dei componenti di quell’autorevole consesso, che evidentemente già conoscevano i problemi di sicurezza idraulica evidenziati nella nota. L’acqua, purtroppo, tende a scivolare e dopo un po’ non lascia più traccia, portando con sé tutte le criticità. Così del resto è sempre avvenuto nella scriteriata espansione delle aree urbanizzate della città di Padova, dal dopoguerra in poi. Tutto è proceduto senza porre minima attenzione agli eventuali problemi della sicurezza idraulica rispetto ai grandi fiumi, inseguendo, non precedendo con le infrastrutture idrauliche collegate alla cosiddetta rete minore, una trionfante e gioiosa occupazione del territorio.

Al riguardo, i sindaci di Padova, tutti indistintamente, credenti e non credenti, sembra abbiano confidato soprattutto nella protezione del Grande Santo per difendersi dalle acque in piena, guardandosi bene dal contare su eventuali opere realizzate dall’uomo, che pure, se progettate seguendo criteri corretti, avrebbero potuto dare il loro contributo. Non credo che oggi sia più il tempo di continuare su questa strada. Anche il Grande Santo potrebbe stancarsi di intercedere e di sopperire all’incapacità degli uomini di difendersi da soli dai problemi idraulici, molti dei quali da loro stessi creati.

Stante la situazione, sembrerebbe opportuno che il nuovo primo cittadino, volendosi distinguere dagli altri, prendesse atto della situazione idraulica non proprio ideale della sua città, compresa l’area di San Lazzaro. Contrariamente a quanto ho sentito proclamare, essa non è meno sofferente dell’area di Padova Ovest, tanto cara alla vecchia Amministrazione. La nuova struttura ospedaliera può sorgere a San Lazzaro, come peraltro poteva sorgere a Padova Ovest, purché in via prioritaria e irrinunciabile si realizzino tutte, ma proprio tutte, le opere necessarie per sottrarre la zona al pericolo degli allagamenti.

Nello specifico di San Lazzaro il sindaco di Padova dovrebbe prendere conoscenza, o coscienza se vuole, della necessità quantomeno, per difendere quell’area dalle acque, di riposizionare in quota le sommità arginali della direttrice San Gregorio-Piovego, rendendole capaci di contenere una piena come fu quella del novembre 1966, che ha una ridotta frequenza probabile di accadimento, ma che non è irripetibile. Non si può più accettare che ci si fermi alle promesse: si faccia intanto l’ospedale, che poi si provvederà. Di promesse si può anche morire. Particolarmente in campo idraulico, dove le promesse sono sempre state numerose, i fatti molto meno. Basti guardare all’esperienza del passato, che porta a constatare come le opere idrauliche, ancorché fondamentali per un corretto uso del territorio, non siano mai state fra le preferite da una buona parte della politica, non esclusa quella padovana. La speranza è l’ultima a morire. Non è perciò da escludere che possa esservi una qualche riflessione sulle questioni che mi sono permesso di segnalare.

Speriamo, poi, che a chi sarà prescelto per progettare la nuova, tanto attesa, struttura ospedaliera, non venga in mente di realizzarla prevedendo, come spesso è accaduto in città all’esterno del perimetro protetto dalle opere del Progetto Gasparini, dei sostanziosi volumi interrati, da destinare a importanti servizi per gli ammalati! Se così fosse, si potrebbe già nominare vigile del fuoco volontario il predestinato, specializzandolo nell’uso delle pompe. Chi vivrà, vedrà.

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