La dinamica demografica del 2015

  

Cari amici 

Ecco un mio articolo sulla dinamica demografica del 2015, uscito sull’Unità di oggi. Buona lettura.
L’Istat ha reso nota con tempestività la dinamica demografica dell’Italia del 2015: la popolazione residente diminuisce (-139 mila), aumentano i morti (+54 mila), diminuiscono i nati (-15 mila). Questi numeri vanno maneggiati con cura, evitando inutili allarmismi, traendo nel contempo le giuste indicazioni in termini di politiche pubbliche. Concentriamo la nostra attenzione su mortalità e natalità.
Il rialzo di mortalità del 2015 è tutto concentrato in gennaio-marzo e luglio-agosto. Il picco invernale è dovuto ai decessi di ultra-ottantenni per malattie respiratorie, conseguenti a un’epidemia influenzale intensa e refrattaria ai vaccini, e a un certo calo della copertura vaccinale. Anche in luglio e agosto sono morti più anziani, a causa di ondate di calore soprattutto al Nord e al Centro, con temperature osservate fino a 4°C superiori alla media. 
Non c’entrano nulla, invece, né la crisi economica né le carenze del welfare. Infatti, il picco invernale è stato ancora più elevato in altri paesi europei, come la Francia, la Spagna e il Regno Unito; inoltre, la mortalità è stata particolarmente bassa nel 2013 e nel 2014, ossia proprio negli anni di massima disoccupazione. 
La faccia oscura dei grandi miglioramenti di sopravvivenza (in Italia dieci anni guadagnati in appena un trentennio) è quindi la crescente fragilità degli anziani, fortemente soggetti anche alle bizzarrie del clima. La cura attenta e premurosa dei “grandi vecchi” è una delle sfide maggiori poste al sistema sanitario e sociale per i prossimi decenni.
Era difficile che il numero di nati delle coppie italiane non diminuisse, a perché le numerose figlie del baby boom (nate nel 1955-75) hanno ormai lasciato l’età riproduttiva, sostituite dalle figlie del grande calo delle nascite (nate nel 1975-95). Ciò premesso, la fecondità delle coppie italiane di oggi non è poi molto diversa da quella delle coppie di vent’anni fa: oggi come ieri, le coppie stabili italiane cercano (quasi) tutte di avere il primo figlio, anche se questo “grande passo” avviene oggi ad età molto più avanzata. Poi, le stesse coppie ci pensano un po’ prima di mettere al mondo il secondo figlio, e hanno infine una scarsa o scarsissima propensione ad avere il terzo o il quarto. 
Insomma,rispetto alla Francia o agli USA, in Italia – ormai da un ventennio – sono quasi sparite le famiglie numerose. 
Questi comportamenti si sono diffusi in tutta Italia, e oggi non c’è differenza di fecondità fra le italiane che vivono al Nord o al Sud. 
Il contributo delle coppie straniere al rinnovo della popolazione dell’Italia è sempre più rilevante: nel 2015 le nascite con madre straniera sono state il 19,2%, superando il 30% in Emilia-Romagna e il 28% in Lombardia. Tuttavia, nel 2015 il numero totale di nascite da madre straniera è diminuito (93 mila rispetto alle 98 mila del 2014). Le coppie straniere provenienti da paesi ad alta fecondità tendono ad adeguarsi rapidamente ai modelli riproduttivi nostrani, pur avendo i figli ad età mediamente più precoci. Nello stesso tempo, i nati stranieri diminuiscono perché non aumenta più – con la spinta di un tempo – il numero di madri potenziali perché, a causa della crisi, la spinta immigratoria si è molto attenuata rispetto al primo decennio del secolo.
Come aiutare le coppie, italiane o straniere che siano, ad avere i figli che desiderano? Guardando a ciò che accede in giro per l’Europa, si dovrebbe agire su tre fronti. 
In primo luogo, le giovani coppie debbono uscire dal vortice della precarietà, che spesso impedisce loro di avere figli proprio negli anni biologicamente migliori. Il tentativo (riuscito) del governo di incrementare i contratti a tempo indeterminato è senza dubbio un giusto passo in questa direzione, e nei prossimi mesi vedremo se queste politiche daranno frutti anche in termine di incremento delle nascite. 
In secondo luogo, vanno messe in atto politiche di conciliazione fra tempi famigliari e tempi di lavoro, per gli uomini come per le donne. Le donne francesi hanno – nello stesso tempo – alte propensioni ad avere il secondo, il terzo e perfino il quarto figlio, e nello tesso tempo tassi di occupazione fra i più alti d’Europa. Va quindi realizzato un humus sociale amichevole per i bambini e per i loro genitori. Ad esempio, una nuova pista ciclabile – garantendo ai bambini autonomia di spostamenti in sicurezza – può liberare più tempo per i loro genitori rispetto a un congedo parentale retribuito. 
Infine, bisogna lottare con maggior decisione contro la povertà dei bambini, che tende ad aumentare al crescere del numero di fratelli. Effetto secondario di azioni di questo tipo sarà attenuare la prudenza che frena oggi molte coppie di modesta condizione dall’avere più di uno o due figli.

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