Sulla pedemontana 

  
A proposito dell’intervento di Alessandra Moretti sulla Pedemontana veneta.

La mia opinione – che per chi mi conosce è basata sul tentativo di mettere assieme un Veneto green con la necessità di tutelare il benessere di 5 milioni di persone, che non possono vivere di orti sociali – è che il sistema dei trasporti veneto e la tutela del territorio del Veneto vadano fatti uscire dall’arretratezza. Quindi, in sintesi e a costo di essere schematico:

– puntare anzitutto sulla sicurezza idrogeologica: adeguato finanziamento ai consorzi di bonifica, al Genio Civile, e ai Comuni per i micro-interventi – a volte più importanti dei quelli macro -, idrovia Padova-Mare, casse di espansione a tutti i livelli, messa in sicurezza dalle frane un po’ in tutta la parte collinare e montuosa della regione (ricordo, per essermene occupato in dettaglio, le crisi del Comelico – necessità della galleria di Coltrondo – e di Cortina – dove incombe irrisolta la frana del Sorapis su Acquabona;

– sitemare ferrovie, in particolare (e senza pretesa di completezza): alta capacità PD-Milano (con bretella per aereoporto di Villafranca) e Mestre-Trieste (con bretella per aeroporto di Tessera) senza togliere le stazioni dal centro delle città, anello metropolitano di superficie (con bretella per aeroporto di Treviso), sistemazione e velocizzazione della linea per Belluno, sia da Montebelluna per la val del Piave che da Conegliano per il Fadalto; approfondimenti sulla fattibilità dell’anello ferroviario delle Dolomiti;

– sistemare portualità e navigazione interna: piattaforma off-shore, grandi navi a Marghera, idrovia PD-Mare, Po fino a Mantova;

– sistemare le famigerate strade da “terzo mondo”. Solo per parlare di quelle in provincia di Padova: statale 10 padana inferiore, statale 308 nuova del Santo, Padova-Bassano, Romea: non vanno trasformate in autostrade, ma vanno quando possibile portate a 4 corsie, sempre tirate fuori dai centri abitati;

– completare la Pedemontana, anche per sgravare la Serenissima, dando possibilità di collegamento decente al milione di persone che vivono fra Conegliano e Schio, con una delle zone manifatturiere più importanti d’Italia; anche la Valdastico va completata fino a sud di Trento togliendo in questo modo la necessità di far diventare un’autostrada la Valsugana da Bassano a Trento;

– risolvere il problema dell’accesso alle spiagge (le code di oggi per andare a Jesolo e Sottomarina sono assurde);

– completare il MOSE nei tempi previsti (entro 2018);

Alla luce di quanto ho scritto, l’intervento di Alessandra Moretti sulla necessità di completare presto e bene la Pedemontana è condivisibile, anche se andrebbe inserito in un contesto più ampio delle priorità da dare a opere (grandi e piccole) a favore della nostra regione, su cui il PD – come ogni altra forza politica – dovrebbe riflettere assai più a fondo e in modo meno episodico. Ora molte opere sono bloccate o neppure iniziate perché la politica veneta è divisa. Fissare qualche obiettivo comune aiuterebbe nella continua trattativa con Roma, dove molte altre regioni sono assai più unite e agguerrite rispetto al Veneto.

Vedere dietro ogni intervento della politica sulle opere pubbliche il desiderio di tutelare interessi inconfessabili mi sembra il modo migliore per gettarsi nelle braccia dell’antipolitica inconcludente. Vigiliamo su tutto e su tutti, ma non dobbiamo rinunciare alla sfida della modernità.

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