Il Riscaldamento globale

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Per contrastare il riscaldamento globale è essenziale procedere verso due direzioni fra loro fortemente interconnesse: la ricerca scientifico-tecnologica e il coraggio politico.

L’Italia e l’Europa hanno tutto l’interesse di diventare leader nella ricerca sulle energie rinnovabili e sul risparmio energetico, in tutte le loro accezioni. Due brevi esempi.

Abbiamo bisogno di sistemi di stoccaggio dell’energia meno costosi, che durino più a lungo e che nello smaltimento inquinino di meno. Senza questo salto tecnologico l’automotive elettrico sarà una splendida utopia da ricchi, mentre solare ed eolico avranno sempre un carattere ancillare, a causa della loro variabilità, dovuta alla disponibilità del vento e al sole.

Ma la ricerca deve procedere anche su versanti meno diretti, di innovazione forse più di processo che di prodotto. Ad esempio, un mondo a rifiuti-0 può uscire dall’utopia solo se si procederà seriamente verso l’economia circolare, attraverso una puntuale attività di modifica continua all’interno delle aziende, per costruire prodotti che a fine vita siano facilmente riutilizzabili e riciclabili.

Questa attività di ricerca ha bisogno di essere incentivata, promossa, premiata, prima di tutto grazie a incentivi e a disincentivi fiscali. Per inciso, l’effetto degli incentivi alla produzione di prodotti innovativi è meno controverso rispetto agli incentivi al consumo di energie rinnovabili. Infatti questi ultimi – un po’ paradossalmente – possono lavorare contro l’efficienza e l’innovazione. L’energia solare costa meno in Texas – dove non è incentivata – rispetto alla California, dove invece gode di sostanziosi incentivi.

Inoltre, Italia ed Europa dovrebbero impiegare in questa attività di ricerca ingenti quantità di capitali pazienti, che solo gli Stati possono permettersi di mettere in campo. Anzi, nel nostro contesto questo compito spetta forse ancor più all’Europa. Cina e USA stanno investendo capitali enormi in questo campo, Italia ed Europa sono più indietro.

Il coraggio deve essere invece prima di tutto coraggio politico. Non è sufficiente affermare, dicendo il vero, che l’Italia ha già fatto molto, è all’avanguardia sulla produzione di energie rinnovabili. Infatti, proprio questa nostra posizione di leadership ci dà maggiori responsabilità per non abbandonare questa strada.

Un mondo a rifiuti-0 e con drastica riduzione delle emissioni CO2 è poco compatibile con il mantenimento di centrali a carbone, con la costruzione di nuovi inceneritori, con politiche che non disincentivano il traffico privato nelle nostre città, con il sostegno all’attività di trivellazione per idrocarburi solidi nei mari italiani. Anche con riferimento al gas, è chiaro che si tratta di soluzioni di passaggio, indispensabili e relativamente ecologica nei prossimi decenni, ma da abbandonare in una prospettiva di 0-emissioni nell’orizzonte di questo secolo. Questa prospettiva dovrà inverarsi nei prossimi anni in misure coerenti e in qualche caso drastiche, ad esempio incentivando la raccolta spinta dei rifiuti riciclabili, con riduzione sempre più drastica del rifiuto da incenerire o da mandare in discarica. Oppure accelerando la procedura di chiusura delle centrali a carbone, e rendendo finalmente possibile la cessione diretta ad altri utenti delle energie rinnovabili, in una prospettiva di smart grid.

Non credo che queste prospettive siano deleterie per lo sviluppo nazionale. Al contrario, l’Italia, grazie al suo multiforme e vario sistema manifatturiero, ha tutte le carte in regola per porsi in posizione di avanguardia nella produzione dai rifiuti di materie prime seconde, e nell’utilizzo sempre più esteso delle energie rinnovabili.

Tuttavia, tutto ciò sarà possibile solo se la nostra attività legislativa sarà coerentemente indirizzata verso quella direzione. Qualcosa si è iniziato a fare: con il Collegato Ambientale alla legge di Stabilità 2014; recependo tutta una serie di direttive europee per l’interscambio energetico fra gli stati e su altre tematiche legate all’energia e al recupero dei rifiuti; confermando gli incentivi al risparmio energetico nelle ristrutturazioni edilizie; incentivando l’uso dell’energia elettrica intervenendo sulle tariffe, in quanto in buona parte proveniente da fonti rinnovabili, rispetto a quella direttamente e interamente prodotta da fonti fossili. Ma la strada è ancora lunga.

Il mondo sarà ancora vivibile, fra qualche decennio, se ricerca scientifico-tecnologica e coraggio politico sapranno camminare fianco a fianco. Il riscaldamento globale ci ha fatto capire che è bene abbandonare i piccoli calcoli e i ragionamenti di corto respiro, ponendoci in modo nuovo davanti al mondo. Per la prima volta il mondo è di fronte a una sfida che si vince o si perde tutti assieme: paesi ricchi e paesi poveri, borghesi, classi medie e classi popolari. Il Parlamento italiano sappia mandare all’Europa, al governo e al paese, un chiaro segnale in questa direzione.

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