Letture domenicali

so-stare

Cari amici

Nell’augurarvi buona domenica consiglio questo articolo tratto da Repubblica on-line di oggi (Maurizio Ricci).

I paralleli fra le crisi dell’euro e di Shengen vanno molto in profondità. Paul de Grauwe, che alla London School of Economics dirige gli studi europei, sottolinea che si tratta di due casi in cui l’Europa si è fermata a metà.

Nel caso dell’euro, si è varata la moneta unica, ma i bilanci statali sono rimasti separati. Così, in caso di recessione, deficit e debito salgono nei paesi deboli, la finanza li abbandona, andando a premiare i paesi più forti e allargando le divisioni. 

Nel caso di Schengen, si sono abolite le frontiere, ma polizia e intelligence sono rimasti separati e non esiste un pattugliamento comune dei confini esterni.

Il risultato è che, con l’euro, i governi, di fronte ai movimenti di capitale, non possono più garantire la stabilità economica. E con Schengen, prosegue de Grauwe, gli stessi governi, in assenza di una integrazione delle polizie, non possono garantire la sicurezza.
In più, ricorda Chryssogelos, aver concentrato i poteri, sia in materia di euro che di frontiere, sui governi piuttosto che sulla Commissione, ha reso il processo decisionale sistematicamente vischioso, faticoso e mai tempestivo.

La scommessa dei padri fondatori che avviare il processo di collaborazione fra i paesi avrebbe automaticamente portato all’integrazione, perché non esistono alternative, rischia di non pagare affatto. Al contrario, aver lasciato le cose a metà non significa necessariamente che verranno completate. Può anche voler dire che verranno smantellate. L’Europa non è lontana da un bivio come questo.

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