Ciao Valeria 

  

Il mio intervento nell’Aula del Senato lunedì 16 novembre 2015, in ricordo di Valeria Solesin

L’Italia, il Veneto e la città di Venezia si stringono attorno alla famiglia, al fidanzato e agli amici di Valeria Solesin. Tutti noi parlamentari – nel prendere le difficili decisioni per combattere con efficacia la fabbrica del terrore – dovremo avere sempre in mente anche il suo sacrificio. 

La piccola comunità dei demografi italiani è sconvolta dalla perdita di una giovane studiosa che ha già dato interessanti contributi di ricerca, mostrando un equilibrio non comune e una sorprendente maturità di giudizio. Personalmente – anche se purtroppo non ho fatto in tempo a conoscerla – mi sono rivisto nella vicenda umana e professionale di Valeria. Dottorando di demografia, alla sua età partecipavo ai miei primi seminari e convegni a Parigi, allora come ora fra i maggiori centri europei per gli studi di popolazione. Così come hanno fatto tanti demografi italiani di questi ultimi decenni.

Per me è facile comprendere come mai Valeria, giovane sociologa con laurea triennale a Trento e intensamente impegnata fin da adolescente in attività di volontariato, si è dedicata a questo campo di studi, frequentando prima la laurea magistrale e poi il dottorato alla Sorbona. La demografia affratella i popoli perché ne scopre continuamente le somiglianze proprio nelle vicende fondamentali della vita come fare famiglia, mettere al mondo i figli, migrare, morire, riscoprendo di continuo l’unità di fondo della famiglia umana.

Valeria non era un cervello in fuga. Era una giovane cittadina italiana ed europea che aveva scelto la Francia per dedicare la sua attività di studiosa alle cose che più la interessavano. Valeria confronta la condizione femminile in Francia e in Italia, mettendo in luce le profonde differenze nel mercato del lavoro, nel welfare, nel milieu culturale, ma sottolineando anche alcune importanti affinità. Voglio darle voce in quest’Aula, leggendo le conclusioni di un articolo da lai pubblicato sulla rivista Neodemos un paio di anni fa, appena ventiseienne: “In un contesto europeo in cui si promuove l’occupazione femminile, non si possono ignorare le conseguenze dell’arrivo dei figli sull’attività professionale delle donne. Se da un lato, infatti, l’Italia fatica a raggiungere l’obiettivo, sancito dal trattato di Lisbona, di un’occupazione femminile al 60%, si nota che anche in Francia, paese assai più performante, l’occupazione delle donne è ancora sensibile all’età e al numero di figli presenti nel nucleo famigliare. È per questo motivo che appare auspicabile una maggiore condivisione delle responsabilità familiari e professionali fra le donne e gli uomini di entrambi i paesi”. 

Ci mancherai Valeria. Mancherai prima di tutto alla tua famiglia, al tuo fidanzato, ai tuoi amici e ai tuoi colleghi. Ma come ha detto tua madre con parole veramente sublimi, mancherai anche al tuo Paese. La nostra passione, il nostro impegno e il nostro lavoro siano degne del tuo sacrificio.

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