Momenti di Facebook

Immigrazione

Foto postata da un mio caro amico, uno dei più brillanti giovani demografi europei, che ricorda la disperata fuga dei profughi fiamminghi dopo l’invasione tedesca, all’inizio della prima guerra mondiale. Per inciso, ricordo che mezzo Veneto andò profugo, in quegli anni, e che Marostica, da sola, accolse 10 mila persone terrorizzate in fuga dall’Altipiano.

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Oggi in Germania vivono 49 milioni di persone in età lavorativa (20-64) secondo le recenti stime delle Nazioni Unite, se nei prossimi anni non ci saranno immigrazioni, nel 2020 si ridurranno a 47 milioni e mezzo, con una perdita di 250 mila potenziali lavoratori ogni anno. Ciò accade essenzialmente perché negli ultimi 20 anni in Germania la natalità è sempre rimasta molto bassa. Con un tasso di disoccupazione inferiore al 5%, questa critica situazione della demografia tedesca aiuta a spiegare le recenti aperture di Angela Merkel all’accoglienza di un numero maggiore di richiedenti asilo. Gli immigrati servono alla Germania, e Angela Merkel lo sa benissimo.

I dati demografici dell’Italia sono ancora peggiori di quelli tedeschi (senza migrazioni, 240 mila potenziali lavoratori persi ogni anno nei prossimi cinque anni, ma con 60 milioni di abitanti rispetto agli 80 milioni di tedeschi). E’ vero, la disoccupazione da noi è molto più alta. ma in Veneto – la regione più restia ad accogliere richiedenti asilo – siamo poco sopra ai livelli medi tedeschi.

Nei ragionamenti di questi giorni, non dimentichiamoci di questi numeri, che a lungo andare faranno la differenza

Condivido poi con voi il Post Umberto Folena

QUELLO CHE PENSO DELLA FOTO DI AYLAN
in cinque minuti

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Un giorno, è bastato un giorno. Un solo giorno dopo l’apparizione della foto di Aylan, il premier britannico Cameron ha compiuto un’inversione a u cambiando radicalmente la politica del suo governo nei confronti dei rifugiati. Coincidenza? In fondo tutto è cominciato con la pubblicazione della foto sul quotidiano “The Independent”. La pressione dell’opinione pubblica ha contato eccome. Negarlo sarebbe sciocco.
Intanto il governo ungherese, fortemente di destra, si sta meritando la disapprovazione dell’Europa migliore. L’esodo dei profughi siriani, persone come noi che scappano dalla rovina, dalla morte probabile, è un’altra potente icona di questo settembre storico. Abbandonati a piedi su un’autostrada senza nulla, senza protezione civile, senza paramedici, senza niente di niente se non la generosità di isolati cittadini. Non ce lo dimenticheremo, signor Orban.
Il fatto è che certe immagini non sono semplici immagini ma, per un insieme di motivi, sono icone dalla straordinaria forza evocativa. Non capirlo è peccato veniale; esibire la puzzetta sotto il naso e sentenziare che, passata l’emozione di noi “guardoni”, tutto tornerà come prima, è pigrizia dell’intelligenza. Va bene volersi sempre smarcare, ma qualunque studente fuori corso del Dams vi direbbe che la foto di Aylan non è una semplice foto ma molto, molto di più.
E gli innumerevoli bambini rimasti sotto le macerie dei bombardamenti o finiti in fondo al mare? Non li stiamo dimenticando, come rimproverano i sentenziosi con il nasino arricciato, i “so-tutto-io”. All’esatto contrario, Aylan li comprende tutti, Aylan è tutti quei bambini e ogni vittima innocente. Non capirlo, a questo punto, appare come un’altra dimostrazione di scarsa sensibilità da parte di chi rimprovera agli altri di essere insensibile.
Le prossime settimane diranno la verità. Vedremo, vedremo se finalmente chi ci governa si darà una mossa. I segnali ci sono tutti. Mancava Aylan, mancava l’icona irresistibile di fronte alla quale non possiamo restare inerti. Ma adesso l’icona c’è. Per questo è valida l’analogia con la foto della bambina vietnamita che corre disperata coperta di ustioni: agli occhi miopi, l’immagine guardona di una bambina nuda che, dopo la facile emozione guardona, viene dimenticata; di fronte alla storia, un’immagine che ha dato una scossa decisiva all’opinione pubblica americana e occidentale, e non è stata dimenticata mai più. Lo stesso accadrà alla foto di Aylan.
A volte, immagini con questo potere appaiono. Ci sarà – diamogli il tempo – il semiologo che ci spiegherà il misterioso funzionamento di queste immagini, lo straordinario impatto nel nostro cervello e nella nostra anima. Ma intanto sarebbe bene, tutti, riflettere e smetterla di sparar sentenze senza documentarsi, senza ascoltare le ragioni altrui.
Su Facebook, ad esempio, i post che raccolgono più commenti e approvazione, o disapprovazione, sono quelli dove si procede per affermazioni secche, apodittiche, stile tweet, dove “vince” chi urla più forte e il pensiero è assente. Molti dicono la loro, pochi ascoltano e pensano. Ieri ho trascorso un intero pomeriggio a indagare sulle decisioni dei quotidiani di tutto il mondo, cartacei e on-line; sui pareri di chi con i bambini lavora e dei bambini si occupa con competenza e passione. Un lungo lavoro di ricerca. L’ho fatto perché è il mio mestiere e per questo vengo pagato, l’ho fatto per me perché avevo bisogno di confrontarmi, ma soprattutto l’ho fatto per i lettori, convinto che più fatti, notizie e opinioni abbiamo a disposizione, più le nostre idee saranno libere. Ebbene, il mio articolo, pubblicato su Facebook, è stato pressoché ignorato. La cosa non mi turba, anzi era prevedibile.
Chi è arrivato fin qui a leggere ha tutta la mia stima e il mio grazie. Il tempo è prezioso. Sempre.

 

Unioni civili

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Molto bene l’approvazione dell’emendamento premissivo al ddl sulle unioni civili. L’unione civile omosessuale viene definita “formazione sociale specifica”, richiamando letteralmente il secondo articolo della Costituzione. Si raccoglie, anche se con cinque anni di ritardo, la richiesta della sentenza 138/2010 della Corte Costituzionale, affermando con chiarezza che le unioni civili omosessuali sono nuove formazioni di alta rilevanza sociale, ma che non si tratta di unioni matrimoniali. Questa espressione, posta come premessa ispiratrice della legge, rielabora un emendamento concordato fra una trentina di senatori PD di diverso orientamento culturale e religioso (quindi non da una sparuta minoranza cattolica). È un emendamento di alta mediazione, perché da un lato sancisce la piena rilevanza costituzionale a questo nuovo istituto giuridico, dall’altro dà rilevanza costituzionale anche alla distinzione fra unione civile omosessuale e matrimonio. L’astensione dei colleghi di Alleanza Popolare e della Lega va accolta come un segno positivo, per proseguire rapidamente ad approvare una legge che raccolga lo spirito e la lettera di questo emendamento, definendo con chiarezza gli specifici diritti e doveri delle coppie omosessuali che vorranno stabilizzare la loro storia d’amore in un’unione civile riconosciuta dallo stato e dalla società.

 

 

 

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