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Non si bruciano mobili in strada e non si cavalca la protesta insultando l’Africa. Ma ammassare 100 persone richiedenti asilo in un falansterio è un’enorme sciocchezza. Come è sbagliato fare tendopoli. Dove i profughi sono sparpagliati, dove si creano occasioni di lavoro e di incontro con gli italiani, le cose cambiano in meglio!

16/07  

Dal “mattino di Padova” di oggi: Dalla settimana prossima qualche decina di profughi ospiti a Este si riverserà sulla strade per sfalciare l’erba, sistemare i marciapiedi e provvedere a semplici manutenzioni. «È il modo migliore per ricambiare l’ospitalità che la città sta dando a queste persone», spiega il sindaco Giancarlo Piva (PD), che nel consiglio comunale di martedì ha annunciato il nuovo progetto di “lavoro volontario” pensato per i 49 migranti ospitati ad Este. ll progetto: «Le due cooperative hanno espresso al Comune la volontà di impegnare i loro migranti in attività di pubblica utilità» ha spiegato Piva «È stato quindi individuato un elenco di attività, che noi abbiamo chiamato “piccoli lavoretti”, in cui impegnare queste persone a titolo gratuito». Si parla di mansioni in cui non serve una grande preparazione, come lo sfalcio delle erbe infestanti nelle piste ciclabili o la pulizia dei marciapiedi, e che vedrà impegnati i profughi – divisi in gruppetti di quattro persone – inizialmente per due mattine alla settimana. I migranti coinvolti dovranno frequentare un corso sulla sicurezza (16 ore), il cui costo sarà sostenuto dalle coop, che pagheranno anche la copertura assicurativa e il personale da affiancare ai lavoratori. «I migranti lavoreranno tecnicamente “in qualità di volontari”, una figura inquadrata dalla legge che permette di impiegare i lavoratori senza troppe incombenze burocratiche» confermano da Ecofficina «L’adesione al progetto sarà su base volontaria, dunque non sarà imposto a nessuno di lavorare: in base a un primo sondaggio la quasi totalità dei profughi di Este accetterà di assumersi l’impegno». L’iniziativa illustrata da Piva ha trovato buona accoglienza dal Pdl, che attraverso il consigliere Sergio Gobbo ha ribadito l’importanza di vedere ricambiata l’ospitalità. 

Perché il comune di Padova non fa lo stesso? Tutta la città è piena di erbacce, che il Comune non rimuove. Ma forse al Sindaco non piace l’idea che i profughi vogliano rendersi utili…

15/07

  
La buona notizia è che – dopo alcuni anni di crescita ininterrotta – la proporzione di poveri in Italia non è aumentato nel corso del 2014. Quella cattiva è che i livelli più elevati di povertà assoluta (incapacità di far fronte alle spese fondamentali) si osservano per le famiglie con cinque o più componenti (16%), soprattutto se coppie con tre o più figli (16%) e famiglie di altra tipologia, con membri aggregati (12%). L’incidenza sale al 19% se in famiglia ci sono almeno tre figli minori e scende nelle famiglie di e con anziani (4% tra le famiglie con almeno due anziani). E’ urgentissimo un intervento legislativo perequativo a favore dei più poveri, in particolare dei bambini con più fratelli.

  
Ottima notizia: la Commissione Europea ha finanziato con 3.4 milioni di euro l’installazione di quattro nuove gru elettriche all’Interporto di Padova, dopo una selezione altamente competitiva fra gli operatori logistici europei. Queste nuove quattro gru permetteranno di risparmiare ogni anno quasi 500 mila litri di gasolio con un taglio di emissioni di più di 1.000 tonnellate di CO2. Le gru elettriche a ponte – alimentate dal grande impianto fotovoltaico sito sui tetti dei magazzini dell’interporto – permetteranno un sostanziale abbattimento dei costi e dei tempi di carico e scarico e un miglioramento sostanziale della sicurezza dei lavoratori. Complimenti al gruppo dirigente dell’Interporto e a tutti i lavoratori, che in questi anni, silenziosamente e con tenacia, malgrado le difficoltà della crisi, hanno sviluppato questa eccellenza padovana e italiana. Avanti ora con l’integrazione dell’interporto nel sistema logistico veneto ed europeo, sviluppando anche sinergie con il porto di Venezia.

14/07

  
(9Colonne) Roma, 14 lug – “Decretare immediatamente lo stato di calamita’ per la Riviera del Brenta, colpita dalla violentissima tromba d’aria che l’8 luglio ha causato un morto, 92 feriti, danni a 500 immobili tra cui due ville storiche, la chiusura di 15 aziende e oltre 100 milioni di danni. E’ una tragedia di cui i media nazionali hanno parlato poco, ma per il Veneto e’ stato un colpo durissimo”. E’ quanto chiedono i senatori del Pd eletti in Veneto Laura Puppato, Giorgio Santini, Gianpiero Dalla Zuanna, Rosanna Filippin e Felice Casson, con una interrogazione rivolta al Presidente del Consgilio Matteo Renzi. “Nell’interrogazione – continuano i senatori dem veneti – chiediamo anche una deroga al patto di stabilita’ per i Comuni colpiti, soprattutto Dolo, Mira e Pianiga, per gli interventi di ricostruzione delle infrastrutture e degli edifici pubblici e l’immediata sospensione dell’Imu e della Tasi sugli edifici non utilizzabili. Chiediamo inoltre il rifinanziamento del fondo per le vittime delle calamita’ naturali, istituito nel 2010, per assicurare i risarcimenti in casi tragici come questo”.

  
Aspettiamo di vedere il finale della vicenda Grecia. Ma questa mattina si comprendono bene tre cose: 1. L’Europa deve darsi una regola sovranazionale, con cessione di sovranità, per la gestione di questo tipo di crisi: il tira e molla continuo fra governi, parlamenti e istituzioni comunitarie è una parodia della democrazia, peggio di decidere – in Italia – chi deve pulire un fossato: regione, provincia, comune, consorzio, genio civile, e chi più ne ha più ne metta. Altrimenti prima o poi l’euro salterà, senza una vera autorità di supporto; 2. La Grecia è strategicamente troppo importante per lasciarla andare alla deriva: vera portaerei (non solo in senso figurato) che si incunea in mezzo a svariate potenziali o reali aree di crisi e di produzione di gas e petrolio: Russia, Caucaso, medio oriente, Nord Africa, Ucraina: tutto a meno di un ora di volo dalle grandi base aeree americane greche e a poche ore di navigazione dai porti greci, dove attraccano regolarmente le navi e i sottomarini della flotta USA e della NATO. Economie forti, come la Germania, ma non supportate da una seria forza militare, alla fine devono fare ciò che dicono gli USA (i veri padroni del FMI e della Banca Mondiale), che ancora oggi hanno metà della spesa militare del mondo (pur producendo meno del 20% del PIL). La politica vera, alla fine, la fanno l’energia, gli aerei, i grandi interessi strategici; 3. Quando i debiti sono troppo alti, il vero problema c’è l’hanno i creditori, non i debitori. Quindi, la Germania (ma anche l’Italia è la Spagna, molto esposte verso la Grecia) avrebbero perso molto di più da un default greco rispetto a quanto dovranno pagare per un nuovo salvataggio. E alla fine – io dico per fortuna – di solito gli interessi prevalgono sul risentimento.

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