Emergenza profughi: tra solidarietà e rigetto 

 

L’emergenza profughi genera – nello stesso tempo – gare di solidarietà e
crisi di rigetto. Nel trattare questi temi, credo si debba sempre partire
dal principio di umanità: molto semplicemente, ogni uomo è mio fratello,
specialmente se ha vissuto anni di sofferenza e di privazioni. Per questo
venerdì parteciperò con convinzione alla marcia promossa da Padova
Accoglie.

Tuttavia, il sistema di accoglienza va profondamente rivisto. Sottolineo
solo un punto: le procedure per accettare o respingere le domande d’asilo
sono inadeguate, con lungaggini incomprensibili e tempi intollerabili. Un
giovane africano appena sbarcato – all’inizio dell’ottobre 2014 – denunciò
gli scafisti, facendoli arrestare. Secondo la legge, chi denuncia ha
diritto alla protezione speciale. Tuttavia, incomprensibilmente, questo
diritto scatta solo dopo che si sono espletate tutte le procedure normali
di richiesta ed eventuale concessione d’asilo. Di conseguenza, questo
giovane – cui prima o poi verrà certamente riconosciuto il diritto d’asilo
– continua a essere parcheggiato in una comunità in provincia di Padova:
se tutto filerà liscio, la procedura sarà forse completata nel 2015: mesi
e mesi persi, a spese dell’Italia e della sua vita. Lo stesso accade ad
altri due giovani della stessa comunità, che soffrono di gravi malattie
(non contagiose…), incurabili nel loro paese d’origine: per legge, hanno
diritto alla protezione per motivi sanitari (perché se tornassero a casa
certamente morirebbero), ma intanto debbono seguire le procedure
normali… Anche per loro, esito scontato, ma mesi e mesi di inutile
attesa.

Inoltre, le comunità di accoglienza – che pure stanno svolgendo un’opera
meritoria, affrontando problematiche di ogni genere – non sono però sempre
attrezzate per fornire ai profughi assistenza legale per le procedure di
riconoscimento dello status di rifugiato, così che i profughi non sono
sempre in grado di far valere le loro ragioni. Insomma, ogni richiedente
asilo dovrebbe essere “preso in carico” così da determinare presto e bene
la sua situazione. Questo purtroppo spesso non avviene.

In sintesi, la burocrazia non si è adeguata a un mondo che è rapidamente
cambiato. Valgono meccanismi che (forse) potevano funzionare quando
in Italia i richiedenti asilo erano meno di 10 mila l’anno, ma che sono
assolutamente inadeguati con numeri dieci volte maggiori. Questo grave
problema porta a intasare i centri di accoglienza, perché continuano ad
arrivare nuove persone senza che gli arrivi dei mesi precedenti trovino –
come potrebbero e dovrebbero – rapida soluzione. Così, i cittadini
italiani vedono gli stessi giovanotti andare e venire nella stessa
comunità per mesi e mesi: li ritengono dei perdigiorno e dei mangiapane a
ufo, senza rendersi conto che, in realtà, sono loro le prime vittime di una
burocrazia farraginosa e insensata. Fino a quando il problema della Libia
non verrà risolto o almeno contenuto, in Italia continueranno ad arrivare
ogni anno decine di migliaia di richiedenti asilo. Dobbiamo costruire iter
rapidi e realistici per valutare le loro richieste. Altrimenti, loro
resteranno a lungo in un limbo indefinito, mentre gli italiani matureranno
– in misura sempre maggiore – sentimenti negativi nei loro confronti.

Sen. Gianpiero Dalla Zuanna – Partito Democratico

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