O si fa le riforme o niente 

  

Condivido questo articolo di Carlo Fusaro sul “Corriere Fiorentino”. Mi

auguro che domani l’Italia abbia finalmente una nuova legge elettorale,
perché nella prossima legislatura il popolo e il Parlamento possano
esprimere un governo dotato di veri poteri e di vera responsabilità

C’è un certo sconcerto, specie a     per il faticoso parto della
nuova legge elettorale: per la durezza dello scontro, per l’impressione di
forzature, per l’allarmismo propalato dai molti che più di ogni altra cosa
temono che qualcuno riesca a governare il nostro paese (cioè guidarlo
fuori dalla palude senza mediare con loro).

Intanto sgombriamo il campo da un diffuso luogo comune. Oggi alla radio un
luminare medico (parlava di come aumentare la durata della vita), se n’è
uscito dicendo: “di questo il Governo dovrebbe occuparsi, non di Italicum,
non se ne può più”. Aveva ragione e torto: ragione perché effettivamente è
la novella dello stento, torto perché uno dei principali motivi per cui da
noi tante cose si annunciano e non si fanno è perché non si è ancora
risolto il problema della forza e dell’efficacia del potere democratico.
La legge elettorale e la riforma costituzionale servono a questo: perciò
sono una priorità. Ci vuole un modo per cui, uno, gli elettori indicano
chi deve governare, due, questi possa farlo con continuità per una
legislatura. Dopo di che si torna a votare (ecco il vero contrappeso,
insieme agli altri di cui l’ordinamento è pieno, anche troppi). Sarà
Bengodi? No certo, ma è la pre-condizione senza di cui lamentarsi delle
cose che non si fanno è semplicemente sciocco.

Poi, facciamo mente locale su come questa legislatura è nata: non è stata
“normale” neanche un giorno! Non la fo lunga: ma ricordiamo il Parlamento
diviso in tre? il PD di Bersani semi-vincitore e totale sconfitto incapace
sia di fare un governos sia di eleggere un presidente? i partiti (tutti
tranne M5S) implorare Napolitano di farsi rieleggere? E questi accettare,
sferzando le Camere per l’impotenza della classe politica, subordinando la
sua disponibilità a che si facessero le riforme? proprio quelle
(elettorale e costituzionale) di cui ora si parla, elaborate dalla
Commissione di esperti istituita da Letta (impantanatosi poi anche per la
sua natura poco determinata).

Infine… Forse sono stato ottimista nel dire Parlamento tripolare: come
avvertì la triste vicenda dei 101 voti non dati a Prodi, i gruppi
parlamentari del PD che Renzi segretario, ha avuto in eredità, non
rappresentano un partito ma almeno due di cui quello minoritario “la
ditta” (cioè la vecchia guardia da Bersani a Bindi passando per D’Alema) è
un gruppo di finta maggioranza ma di vera opposizione su tutte, dico
tutte, le riforme del Governo (dal lavoro alla scuola alle istituzioni):
opposizione di contenuto, di metodo, di strategia.

Se le cose stanno così, non può stupire che Renzi abbia posto la fiducia
su una delle riforme chiave, cioè abbia messo in ballo la sopravvivenza di
un governo, il suo, che o le riforme le fa o non ha senso: egli ha davanti
un’opposizione interna della quale non può fidarsi, che di ciò gli ha dato
ogni giorno implacabile conferma, come mai si era visto nell’intera storia
repubblicana. Altro che forzatura!

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