Persone trattate come cose

  
Il 21 aprile, la Commissione Diritti Umani del Senato ha ospitato
l’audizione di Myria Vassiliadou, coordinatrice anti-tratta dell’Unione
europea.

La tratta è una grave violazione dei diritti fondamentali delle persone. È
facile e fuorviante, secondo la  Vassiliadou, attribuire la causa della
tratta a scopo di sfruttamento sessuale solo alle condizioni di povertà
delle vittime. Purtroppo non è così semplice. La tratta avviene
ogniqualvolta c’è da un lato un trafficante che ottiene un profitto dallo
sfruttamento di un altro essere umano,  dall’altro un “utilizzatore
finale” (il cliente) che, come prevede anche l’art. 18 della direttiva
36/2011/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio “concernente la
prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione
delle vittime”, dovrebbe essere punito se utilizza “consapevolmente” tali
servizi sessuali.

L’Unione europea si è dotata nel corso degli ultimi anni di un ottimo
quadro normativo antitratta, di efficaci politiche di contrasto, di
adeguate opportunità di finanziamento. Ciò che manca davvero – e che la
coordinatrice chiede con forza – è l’implementazione di tale sistema nei
diversi Stati membri, la sua traduzione in azioni e politiche concrete, a
cominciare dall’Italia, che non ha ancora costruito il Piano Nazionale
antitratta, previsto dal Decreto legislativo n. 24 del 4 marzo 2014.

A prescindere da ogni interpretazione ideologica sulla prostituzione,
resta il fatto che, se è pur vero che non tutte le persone che si
prostituiscono sono vittime di tratta, tutte le vittime di tratta a scopo
sessuale sono sfruttate nella prostituzione. Il nesso tra tratta,
prostituzione e criminalità organizzata è molto stretto e anche in quei
paesi in cui (come la Germania) già da qualche tempo si è scelta la via
della legalizzazione il fenomeno non sembra affatto essere diminuito.

In Italia, un tentativo di modifica della legge Merlin e di introduzione
di modalità di legalizzazione della prostituzione “libera e consapevole” è
stato fatto con il cosiddetto ddl Spilabotte, recentemente presentato al
Senato. Il ddl prevede, tra le altre cose, l’iscrizione alla Camera di
Commercio per esercitare il lavoro sessuale, l’obbligo di un certificato
di idoneità psicologica rilasciato dall’ASL, il pagamento di 6.000 euro
per l’autorizzazione all’esercizio full-time (o di 3.000 per il
part-time). Tale tentativo è del tutto inadeguato rispetto ai termini
reali della questione. In Germania – come ha ricordato la Vassiliadou – su
400 mila prostitute stimate, solo 44 sono iscritte come prostitute alla
locale Camera di Commercio! Inoltre, la legalizzazione legittima – di
fatto – ampie zone nere e grigie di sfruttamento, fino ai casi estremi di
tratta e riduzione in schiavitù o servitù. Molte ragazze che in Italia
sono entrate nei programmi di protezione anti-tratta riferiscono di essere
passate per i bordelli legali tedeschi, danesi e olandesi.

Piuttosto la priorità – come sottolineato anche dalla Vassiliadou – è
contrastare la domanda, come accade in Svezia e Norvegia: non solo
informando e sensibilizzando sulla situazione delle persone trafficate –
così che nessuno possa dire di non sapere – ma anche introducendo sanzioni
verso i clienti che, indifferenti verso le sofferenze delle persone
coinvolte, si rendono di fatto complici del meccanismo di sfruttamento.

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