Il trionfo di Tsipras in Grecia

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Il trionfo di Tsipras alle elezioni greche suscita un grande interrogativo. Le politiche da lui proposte sono effettivamente realizzabili? In altre parole, è possibile per la Grecia aumentare il welfare e gli stipendi senza aumentare le tasse, senza che le grandi istituzioni internazionali smettano di finanziare il suo debito – che oggi vale ancora più del 170% del reddito prodotto ogni anno – e senza che i capitali greci si involino verso l’estero, per paura della bancarotta di stato? Tre anni fa, queste ipotesi sarebbero state certamente impraticabili. Ma oggi la situazione della Grecia è molto diversa, proprio a causa delle politiche draconiane che hanno favorito la vittoria di Tsipras. Innanzitutto, la cura da cavallo imposta dalla Trojka (FMI, UE e BCE) ha generato un avanzo pubblico primario non trascurabile (in sintesi, le tasse sono oggi più elevate delle spese dello stato) , se si esclude dal computo il pagamento degli interessi del debito. Ciò significa che – se il PIL resta costante o ancor più se cresce – il debito tende a diminuire. In secondo luogo, anche i tassi di interesse del debito sono scesi e probabilmente scenderanno ancora, grazie anche alle politiche espansive della BCE. In terzo luogo, a differenza di quanto accadeva solo tre anni fa, gran parte del debito greco è nelle mani di istituzioni internazionali (la famosa Trojka, cui compartecipa anche lo stato italiano, specialmente attraverso il Fondo Europeo Salvastati): di conseguenza, la ristrutturazione del debito si tradurrebbe solo in minima parte in un impoverimento delle famiglie e delle banche greche, come accadrebbe, invece, drammaticamente se venisse ristrutturato il debito italiano, in buona parte in mano ai risparmiatori e alle banche italiane. In tale quadro, può non essere economicamente assurdo rinegoziare (non cancellare) il debito greco, allungando i tempi di rimborso. Ciò permetterebbe al governo greco di disporre, nel breve e medio periodo, di maggiori risorse (quelle rese disponibili dal differimento dei tempi di rimborso del debito, appunto) senza intaccare l’avanzo primario, ossia senza incrementare il debito. Potrebbe poi accadere che l’incremento dei consumi e degli investimenti – frutto dell’iniezione di liquidità alle imprese e alle famiglie – spinga verso l’alto il PIL, innescando un circolo virtuoso, riducendo per quella via il rapporto fra debito e PIL. Paradossalmente, questo processo potrebbe essere facilitato dalla violenza della crisi degli ultimi anni, che ha avuto il “pregio” di togliere rapidamente dalla scena greca una miriade di imprese di scarsa produttività. Quindi, un incremento rapido dei consumi e degli investimenti – frutto del differimento del debito pubblico – potrebbe tradursi alla svelta in un incremento più che proporzionale del reddito e della ricchezza. Perché ciò accada – però – è essenziale che Tsipras prosegua alcune politiche avviate dal suo predecessore: innanzitutto, non dovrebbe spaventare i potenziali investitori (greci e stranieri) con ipotesi di patrimoniali più o meno mascherate; dovrebbe proseguire sulla strada di razionalizzazione di una spesa pubblica ancora troppo elevata; dovrebbe insistere nell’innalzamento dell’età pensionabile, perché è il modo migliore e rapido per tagliare la spesa senza aumentare le tasse; dovrebbe mettere in atto tutta una serie di politiche per attrarre gli investimenti stranieri, del tutto simili a quelle che oggi servono per l’Italia (mercato del lavoro più flessibile, burocrazia meno asfissiante, scuola e università migliore, eccetera). Con tutta probabilità, saranno proprio queste le condizione che la Trojka porrà alla Grecia per poter rinegoziare il suo debito. Tsipras non potrà non tenerne conto, a meno di rischiare una situazione drammatica, con i bancomat vuoti e la bancarotta di stato. È auspicabile che il pragmatismo (e il cinismo) che il giovane leader ha dimostrato per arrivare così rapidamente al potere venga da lui messo in campo anche nell’affrontare con realismo la situazione economica. La fulminea alleanza con il partito Anel – una specie di Lega Nord greca, antieuropea e conservatrice – dimostra, se ce ne fosse stato bisogno, che il giovanotto è sveglio, nell’evitare di sottoporsi ai ricatti massimalisti dei partitini di estrema sinistra, e nello stabilire l’asse con un partito molto vicino alla polizia e alle forze armate (il regime dei Colonnelli non è poi così lontano …). In Grecia può esserci effettivamente spazio per politiche espansive, ossia per migliorare la vita della gente comune. Ma per fare ciò, al di là dei proclami elettorali, Tsipras dovrà mettere in soffitta il populismo, coniugando la lotta all’impoverimento con le indispensabili riforme strutturali. La strada è stretta, ma non del tutto impraticabile, grazie anche alle riforme attuate in questi ultimi anni, che a Samaras sono costate le elezioni, e che – come spesso accade – hanno spianato la strada al suo successore.

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