Come rendere più efficiente la sanità

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“Tagliare” la sanità è difficile, ma non impossibile. E i cittadini ci
possono guadagnare in salute.

Venerdì, assieme a Fabio Verlato, medico dirigente dell’Ospedale ai Colli di
Padova e già assessore ai Servizi Sociali di Padova, sono andato a
visitare lo studio associato presso il quartiere Guizza, a Padova. Ci
hanno accolti la dottoressa Fabiola Talato e il dottor Paolo Tognato.

Da un anno, alla Guizza, otto medici di base (con 12 mila pazienti)
lavorano assieme, in una palazzina affittata (a costo pieno) dal Comune,
ex ufficio anagrafe decentrato, che hanno restaurato (a loro spese). Il
servizio è garantito h12, dalle 8 alle 20, dal lunedì al venerdì, più il
sabato mattina. A poco a poco, nel corso del primo anno di funzionamento,
alla nuova struttura si sono associati diversi servizi, come la
cardiologia, la psichiatria e il primo soccorso. Oggi si tratta di una
vera propria casa della salute, sull’esempio di quelle che esistono in
altri paesi europei, sfruttando al meglio le potenzialità del decreto
Balduzzi del 2012.

In un anno di attività, la casa della salute della Guizza ha evitato 600
codici bianchi e verdi al pronto soccorso; ha permesso a moltissimi
anziani e malati cronici di evitare le liste di attesa e di “migrare”
dall’altra parte della città per viste periodiche; ha permesso –
soprattutto – a 12 mila cittadini di godere di un servizio di medicina di
base molto più continuativo e ricco rispetto a quanto è possibile per i
medici di base “solitari”.

Giustamente, la Regione Veneto e il Ministero della Salute stanno
prevedendo, nei loro piani sanitari, una progressiva diminuzione dei posti
letto negli ospedali. Ma perché ciò non si traduca in peggioramento della
salute pubblica, è necessario potenziare la medicina territoriale, che
vede negli studi di base associati uno strumento particolarmente efficace.

Questa tipologia di medicina territoriale – se adeguatamente valorizzata,
diffusa e potenziata – potrà permettere enormi risparmi, evitando ricoveri
inappropriati, permettendo di seguire a casa i pazienti cronici, portando
la medicina di alta gamma accanto ai pazienti.

Inoltre, poiché i professionisti coinvolti (non solo medici, ma anche
infermieri e tecnici amministrativi) interagiscono di continuo fra di
loro, le buone pratiche si diffondono, e la medicina diventa sempre più a
misura di paziente. Un grande risparmio è stato raggiunto alla Guizza
anche nella prescrizione dei farmaci, perché i dirigenti farmacisti
dell’ASL, avendo come interlocutori otto professionisti fra loro
interconnessi, hanno potuto proporre, sperimentare e controllare pratiche
di massima appropriatezza. Risparmiando decine di migliaia di euro!

Purtroppo la medicina di gruppo in Veneto fatica a diffondersi. Un po’ è
pigrizia collettiva, perché il modello del medico condotto “one man show”
è duro a morire: fra i pazienti, i medici e i loro sindacati. Ma gran
parte della responsabilità è in capo alla Regione, alle ASL e ai Comuni
che – a corto di soldi e di idee – non incentivano né favoriscono in modo
sufficientemente concreto questo modo di fare sanità. Ora, a poco a poco,
la casa della salute della Guizza sta trovando l’appoggio del Distretto,
dell’ASL e della Regione, ma è una battaglia quotidiana.

La nuova amministrazione di Padova ha intenzione di fare la sua parte, ad
esempio manutenendo gli spazi esterni della casa della salute delle
Guizza, concedendo spazi contigui di proprietà comunale, come richiesto
dagli otto medici di base? Metterà a disposizione nuovi spazi in altre
zone della città, spingendo altri medici di base a ripetere l’esperimento?

E i candidati governatori alle elezioni regionali vogliono impegnarsi
seriamente a favore della medicina di gruppo, convogliando risorse
dedicate, nella consapevolezza che si tratta di investimenti che diventano
– molto presto – grandi risparmi, oltre a migliorare la qualità delle
prestazioni?

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