Non chiudiamo i piccoli negozi!

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Caro direttore, i dati sulla demografia di Padova chiariscono bene perché
sia molto pericoloso aprire in modo indiscriminato nuovi centri
commerciali nella periferia della città, portando alla chiusura molti
piccoli negozi di quartiere.

Secondo l’anagrafe, a Padova oggi risiedono 206 mila persone, fra cui più
di 50 mila con più di 65 anni, 26 mila con più di 75 anni. Molti fra
questi vivono soli o in coppia assieme al coniuge anziano, e molti vivono
da soli: in 6 mila case padovane vive una donna sola con più di 80 anni.
Nei prossimi 10-20 anni – quando diventeranno vecchi i figli del
baby-boom, nati negli anni ’50 e ’60 – questi numeri cresceranno
rapidamente. Le famiglie anziane vivono un po’ in tutta la città, ma sono
concentrate in alcuni rioni: le zone più vecchie di Padova sono,
nell’ordine, Isola di Terranegra, Savonarola, Piazze, Forcellini,
Sant’Osvaldo, Mortise, Sacra Famiglia.

Se in queste zone – e in tutta la città – spariranno i negozi di
quartiere, specialmente quelli che vendono beni di prima necessità, molti
di questi cittadini anziani perderanno la loro autonomia, e, se sono
fortunati, saranno costretti a farsi aiutare dai figli per fare la spesa.
Da un lato aumenterà il traffico, ma dall’altro intere strade diventeranno
silenziose, solitarie e pericolose, e gli anziani e i bambini staranno
sempre più chiusi in casa. Succederà a Padova quello che è accaduto in
molte città francesi, dove tutti i negozi stanno in periferia e il centro
è diventato infrequentabile. È questo che vogliamo?

Il Sindaco ama presentarsi come decisionista. Se – come afferma – può e
vuole cambiare i progetti per il tram e l’ospedale, non ci venga a
raccontare che non può impedire, se vuole, l’apertura di nuovi centri
commerciali, evitando che il centro di Padova e i suoi quartieri
residenziali diventino un deserto.

(lettera pubblicata sulla Difasa del Popolo di domenica 9 novembre)

1 Commento

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Una risposta a “Non chiudiamo i piccoli negozi!

  1. Caro Senatore, l’argomento è sempre di grande attualità ma vedo che nonostante l’impegno di qualche Parlamentare tutto rimane lettera morta. Il problema che segnali diventa ancora più grande nei piccoli paesi di montagna che si stanno piano piano spopolando lasciando le fasce più deboli della popolazione senza quei servizi essenziali che gli sarebbero dovuti. Senza contare che un negozio di generi di prima necessità ormai è diventato l’unico punto di riferimento per poter socializzare visto che anche le chiese sono carenti di parroci i quali lavorano “a scavalco”. Tempo addietro ho messo in atto un DDL per uno sgravio dell’IVA per i negozi di beni di prima necessità nei piccoli Comuni montani al di sotto dei 1000 abitanti e al di sopra dei 1000 metri di altitudine (E’ già stato fatto per il gasolio da riscaldamento) ma non ho ancora trovato il necessario appoggio di qualche sindaco o di qualche Parlamentare. Se può interessarti sono a tua completa disposizione per iniziare un eventuale iter legislativo utile allo scopo di cui sopra. Cordiali saluti.

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