Sulla fecondazione eterologa

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In sede di tavolo tecnico, le Regioni hanno approvato un insieme di
criteri per la fecondazione eterologa, che i governatori dovrebbero ora
rendere operativi.

http://www.lastampa.it/2014/09/03/italia/cronache/eterologa-la-fecondazione-sar-gratuita-ma-con-dei-paletti-oqWZpS2pp4hY8O7nSaRX9N/pagina.html

Ricordiamo il problema. In Italia la legge 40 del 2004 regolamentava la
fecondazione artificiale omologa (con seme e ovuli della coppia), e
proibiva nel contempo quella eterologa (con almeno un elemento esterno alla coppia). Nel corso di un decennio, la legge è stata “smontata” da diverse sentenze della magistratura. La più recente pronuncia in materia
da parte della Consulta (aprile 2014) riguarda il divieto di fecondazione
eterologa per le coppie sterili: il ricorso a un donatore esterno di ovuli
o spermatozoi nei casi di infertilità assoluta è stato ritenuto incompatibile con i principi della nostra Carta.

Va inoltre ricordato che resta proibito in Italia il cosiddetto “utero in affitto”: il bambino frutto della fecondazione eterologa dovrà essere in ogni caso partorito dalla donna della coppia sterile. Resta inoltre vietato qualsiasi rapporto mercantile fra donatore e coppia sterile.

Stato e Regioni debbono ora dare seguito alla sentenza della Consulta. Il
ministro Lorenzin ha chiesto al Parlamento di pronunciarsi, in particolare per garantire l’inserimento della fecondazione eterologa all’interno dei livelli essenziali di assistenza, rendendola quindi a carico del Servizio Sanitario Nazionale. D’altro canto la regione Toscana ha interpretato in altro modo la sentenza, ritenendola sufficiente per procedere in autonomia.

Sull’onda della Toscana, le Regioni si stanno coordinando, e il pronunciamento di ieri va in quella direzione, anche se il ministro
insiste sulla necessità di un atto legislativo nazionale, anche se
colpisce la mancanza di un’iniziativa di governo in tale senso.

La fecondazione eterologa si porta dietro grandi questioni etiche.
Personalmente, alle coppie sterili suggerisco di seguire piuttosto la via
dell’adozione, meno invasiva fisicamente ed eticamente da tutti condivisa.

Tuttavia, va dato atto che le “linee guida” regionali cercano di risolvere
– secondo il buon senso e le “buone pratiche” seguite in altri paesi
europei – i maggiori problemi posti dalla fecondazione eterologa:
limitando a 10 le donazioni possibili; limitando l’accesso alle coppie
sterili e con la donna in età minore di 43 anni; limitando la “scelta” del
donatore fra le persone fisicamente simili al coniuge sterile (simile
fenotipo, ossia stesso colore della pelle, gruppo sanguigno compatibile
etc.); possibilità del nato di chiedere, a 25 anni, di conoscere
l’identità del donatore, che però può rifiutare di rivelarsi.

Mi sembra che le Regioni abbiano una grande occasione, ossia di applicare
una sentenza della Consulta, a prescindere dagli atteggiamenti dilatori (e un po’ plateschi, a dire il vero) espressi dal Governo e dal ministro Lorenzin, dimostrando capacità di coordinamento e di organizzazione autonoma. Va però assolutamente evitato che ogni Regione vada per conto suo, per evitare nuovi “viaggi della speranza” o – peggio – criteri differenziati fra una zona e l’altra del paese.

Tuttavia, sarebbe opportuno che il Governo – con coraggio e lungimiranza – si facesse protagonista, e non comprimario, in un tema così delicato e importante.

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