Riassunto audizione Ministro degli esteri

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Audizione sulla crisi liblica del ministro Mogherini (in diretta). La situazione è critica. Il tentativo dell’Italia, assieme agli altri stati del’Unione Europea, e quello di parlamentarizzare la crisi, affinché si giunga – sia pur faticosamente – a un governo di unità nazionale. Il nostro ambasciatore resta a Tripoli, e sta con discrezione lavorando a questo obiettivo. L’alternativa, purtroppo, è una vera e propria guerra civile, e l’implosione di quanto resta dello stato libico.

Gli italiani rimasti in Libia sono pochi, e personalmente sotto tutela della nostra ambasciata.

Situazione di Gaza. E’ inaccettabile che siano stati colpiti non combattenti, specialmente bambini, oltre che gli edifici delle Nazioni Unite. E’ intanto necessario bloccare il conflitto nelle prossime ore. Ci vuole innanzitutto una tregua tregua umanitaria, cui far seguire un cessate il fuoco più duraturo. Ma tutto ciò non è sostenibile se nel frattempo non si lavora su altri versanti: 1. Migliorare le condizioni di vita dei palestinesi, sia a Gaza sia in Cisgiordania, che sono un solo popolo. Quindi nell’immediato aiuti umanitari, sia in modo diretto sia attraverso l’aiuto alle ONG; 2. Conferenza dei donatori, che la Norvegia sta organizzando per l’inizio di settembre, con l’italia impegnata, apertura dei valichi di Gaza, pesca, agricoltura e pagamento dei dipendenti pubblici; 3. Garantire la sicurezza di Israele, smilitarizzando Gaza, anche grazie a forze internazionali di interposizione; 4. Rafforzare il governo dell’Unità Nazionale Palestinese, contrastato ora da Hamas; 5. Sistemare il quadro regionale, che non può non passare per il riconoscimento di Israele da parte dei paesi arabi e garanzia di sicurezza dei palestinesi. Ora le condizioni possono essere più favorevoli del passato, perché molti paesi arabi si sentono minacciati dalle forze estremiste (califfato). 6. La soluzione della questione palestinese, con riconoscimento dello stato palestinese da parte di Israele, e viceversa.

Per finire l’Ucraina. Il parlamento ucraino ha respinto le dimissioni del primo ministro; è stato permesso l’accesso alle zone dove è stato abbattuto l’aereo malese; è stato individuato in Minsk (Bielorussia) un luogo dove le parti possono incontrarsi. Nello stesso tempo, l’OSCE dovrebbe avviare una missione per il controllo della frontiera sul lato russo. Sono poi state estese le sanzioni contro la Russia. Il senso della pressione sulla Russia è far si che Mosca eserciti appieno la sua influenza sui separatisti, in particolare per le indagini sull’abbattimento dell’aereo malese. E’ tardi, ma va fatto. L’unica soluzione del conflitto è una soluzione politica, e a questo serve la pressione sulla Russia, nella cornice degli accordi di Berlino del 2 luglio fra Russia e Ucraina, largamente inapplicati. Se la Russia continuerà a sostenere i separatisti, magari con una escalation, le sanzioni verranno inasprite

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