I compiti a casa sulle migrazioni

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Il semestre europeo a guida italiana si è aperto con un’ennesima tragedia del mare. Tuttavia, senza l’operazione Mare Nostrum in questi mesi i morti sarebbero probabilmente stati centinaia, perché il flusso di profughi dalla Siria e da alcuni paesi africani non si arresta, mentre la Libia non può o non vuole fermare le partenze verso le coste italiane. Per il governo italiano è certamente giusto andare in Europa a chiedere che il Mediterraneo sia considerato una frontiera europea, e che quindi si mettano in atto politiche collettive sull’asilo politico, primi fra tutti meccanismi per contingentare le partenze dalle zone di guerra, distribuendo i rifugiati fra i paesi dell’Unione.
Tuttavia, se l’Italia vuole contare qualcosa su questo difficile tavolo negoziale, è importante che dimostri di “fare i compiti a casa” anche su altri aspetti delle migrazioni. I nostri partner difficilmente prenderanno sul serio proposte e richieste di collaborazione da un paese che – negli ultimi tre decenni – non è riuscito né a regolare i flussi migratori né a mettere in atto politiche di integrazione. A parte la questione dei profughi e del diritto d’asilo, sono quattro le questioni urgenti, che andrebbero messe subito nell’agenda del Governo e del Parlamento.
La prima è la tratta. Non è possibile per un paese civile “ospitare” decine di migliaia di schiavi e di schiave (questo è il loro vero nome) che lavorano in condizioni di grave sfruttamento, in particolare nell’agricoltura e nell’edilizia, per paghe irrisorie e senza alcuna protezione, o sono sottoposte/sottoposti a un indicibile sfruttamento sessuale, per la gioia dei “caporali”, delle “maman” e degli italiani che possono pagare meno i pomodori, o comprare sesso low cost.
La seconda è l’integrazione scolastica. I risultati del tanto vituperato INVALSI mostrano che i figli di stranieri – anche se nati in Italia – hanno risultati peggiori rispetto agli italiani: in matematica, ma soprattutto in Italiano. Non possiamo nutrirci della retorica delle pari opportunità se – come scrivevano i ragazzi di Barbiana – continuiamo a fare “parti uguali fra disuguali”, non garantendo ai ragazzi stranieri (ma anche ai ragazzi italiani delle famiglie meno dotate culturalmente) un surplus di scuola, in particolare con corsi aggiuntivi di italiano.
La terza emergenza è la regolazione degli ingressi e delle espulsioni. Non saremo credibili attorno a nessun tavolo europeo se – per un cittadino extracomunitario – è praticamente impossibile entrare in Italia in modo regolare e se, una volta entrato, è praticamente impossibile espellerlo. La Bossi/Fini non ha mai funzionato, ma ora non viene proprio più applicata, almeno nella parte di regolazione dei flussi. È una legge che va rivoltata, da un lato configurando ragionevoli possibilità di immigrare in Italia per motivi di lavoro o di famiglia, dall’altro rendendo immediata ed effettiva l’espulsione per chi entra irregolarmente.
Last but not least la cittadinanza, che in Italia viene concessa con i criteri più restrittivi d’Europa, e con ingiustificabili lungaggini burocratiche. Diverse proposte giacciono negli archivi delle commissioni parlamentari: bisogna prenderle rapidamente in mano e portarle a compimento, in particolare accelerando la concessione per i minori che hanno frequentato parte delle scuole in Italia, e che si sentono italiani proprio come i nostri figli.
​I cinque milioni di stranieri che vivono in Italia non sono una minaccia, ma un’opportunità straordinaria per dare una spinta al nostro paese. Ma la politica deve fare la sua parte, perché politiche migratorie serie, lungimiranti e non populiste sono essenziali per essere credibili verso l’Europa e verso il mondo.

Gianpiero Dalla Zuanna – gruppo PD del Senato e intergruppo sulle migrazioni

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