Non strumentalizziamo la croce

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Il Sindaco di Padova Bitonci vuole negare le palestre comunali ai fedeli
islamici per celebrare la fine del Ramadam, rendendo poi obbligatorio
l’esposizione del crocefisso nelle scuole e nei luoghi pubblici.

Il crocefisso nelle scuole e nei luoghi pubblici è già obbligatorio, a
quanto ne so. Certamente, tale obbligo è nato in altri tempi, quando la
religione cattolica era “religione di stato”. Un tempo – quando in Italia
abitavano quasi solo cattolici – poteva essere ritenuto un simbolo di
potere della Chiesa. Oggi credo vada inteso in altro modo, ossia come la
memoria di una persona che ha voluto “dare la sua vita in riscatto per
molti”, che ha rifiutato la violenza, che “ha abbattuto i potenti dai loro
troni e ha innalzato gli umili”. Se è inteso in questo modo, il crocefisso
non dovrebbe dare fastidio a nessuno, neanche a chi professa un’altra
religione.

Non va bene, invece, considerare il crocefisso come un simbolo
identitario, di opposizione rispetto a chi non è cristiano. Se si fa così,
paradossalmente, si nega proprio il significato dell’uomo della croce, che
allargando le braccia vuole accogliere tutti.

Sbagliatissimo è negare le palestre comunali per la conclusione del
Ramadam. La religione può essere un grande veicolo di integrazione, e
l’Islam radicale è una piccola frangia, che rischia di essere legittimata
proprio da atti di rifiuto e di mancata accoglienza.

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