La corruzione in Veneto

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Un bell’editoriale di Fiorella Girardo su Venezie-Post (ottimo quotidiano
on-line gratuito che consiglio a tutti) sottolinea le responsabilità di
Baita e Minutillo nella vicenda della corruzione in Veneto.

Da corruttore a vittima, da accusato ad accusatore, e per finire
moralizzatore. Potere dei media, che sono in grado di cambiare i connotati
a chiunque, anche a uno come Piergiorgio Baita che, dall’inchiesta in
corso, risulta essere tra gli snodi fondamentali del sistema tangentizio
in uso da una ventina d’anni. Dopo aver passato in carcere alcuni mesi e
averne patteggiato 22, il deus ex machina di Mantovani, società di
costruzioni con appalti in tutte le grandi opere di Veneto e non solo
(dalla Terza Corsia all’Expo, per citare solo alcuni di quelli in corso),
sta diventando un uomo da copertina. Campeggia su quella del settimanale
L’Espresso in edicola questa settimana, sorridente e sornione come ormai
ci ha abituati a vederlo, e dispensa consigli nelle interviste ai maggiori
quotidiani nazionali.

Così sul Corriere della Sera appare ‘novello Cincinnato’ mentre vanga
l’orto e la moglie lo appella con il nomignolo di ‘mona’, che in dialetto
veneto significa stupidotto, uno lento nell’apprendere, un ingenuo
insomma. Ora, da quanto si può evincere dalle carte dell’inchiesta e dalle
tante dichiarazioni rilasciate dallo stesso Baita negli interrogatori e
nelle intercettazioni, dell’ingegnere di Mogliano si può dire tutto
eccetto che sia un ‘mona’, come lo vuole dipingere la consorte e come gli
fa comodo farsi passare davanti all’opinione pubblica. La memoria corta,
di cui soffre il nostro Paese, lo sta già trasformando nell’eroe che ha
smascherato il malcostume diffuso dimenticando che -di quegli usi- Baita
non solo era uno dei protagonisti, ma anche mente ideatrice con il
presidente del Consorzio Venezia Nuova Giovanni Mazzacurati.

Teorizzatore del project financing come sistema per poter aggiudicarsi le
grandi opere (che siano autostrade od ospedali) e mettere in moto il
meccanismo della spartizione dei proventi, nelle interviste si batte il
petto dicendo che ha sbagliato, e che doveva ribellarsi alla politica
madre di tutti i mali, giustificando il suo comportamento con la necessità
di garantire «la continuità dei cantieri». L’ingegnere sembra dimenticare
che quella «continuità» era assicurata solo da un meccanismo di malaffare
che distorceva le regole del libero mercato impedendo ad altre aziende di
concorrere ad armi pari.

Un’operazione di maquillage che non riguarda solo lui, ma che la fame di
gossip della stampa sta operando anche su Claudia Minutillo, prima
segretaria onnipotente di Giancarlo Galan e poi imprenditrice (pare come
ricompensa per essere stata asautorata del suo ruolo da madame Galan, la
moglie dell’ex doge che avrebbe allontanato -o fatto fuori, se si
preferisce- anche il portavoce e consigliere Franco Miracco). La grande
accusatrice dell’ex governatore e del plenipotenziario ex assessore
regionale alle Infrastruttue Renato Chisso (ora in carcere a Pisa), è
ormai preda di interviste e servizi televisivi che la stanno trasformando
in eroina: una redenzione che passa dalla conversione politica (dal Pdl a
Renzi, ma si sa, è un male che colpisce ormai tutti, compresi fidatissimi
uomini e donne vicini ai capi del Pdl come a quelli della Lega). Nella
gara che si è aperta tra i due per conquistare le copertine dei rotocalchi
al momento è in vantaggio Baita, ma nelle prossime settimane, c’è da
giurarci, Minutillo recupererà con i talk show televisivi.

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