Dichiarazione di voto su Mare nostrum

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Mia dichiarazione di voto sull’operazione “Mare Nostrum”, 12 giugno 2014

Signora Presidente, noi voteremo a favore delle mozioni di sostegno
all’operazione “Mare Nostrum”, che ci sembrano equilibrate e ben
strutturate. Tuttavia mi sembra opportuno ridimensionare l’allarmismo che
si è sentito in quest’Aula e che traspare anche dalle mozioni stesse.

È vero che per l’Italia un numero così alto di richiedenti asilo
rappresenta una novità, perché nel nostro Paese la storia migratoria parla
quasi esclusivamente di migrazioni economiche; tuttavia, invocare tout
court come dovuto l’aiuto di altri Paesi rischia di essere poco realistico
e, forse, controproducente.

In base ai dati Eurostat appena pubblicati, nel 2013 i principali Paesi
europei di accoglienza dei richiedenti asilo sono stati, in ordine
decrescente, la Germania (127.000 richiedenti asilo, con un incremento del
64 per cento rispetto al 2012), la Francia (65.000), la Svezia (54.000) e
il Regno Unito (30.000). Segue l’Italia che, malgrado la sua posizione
centrale nel Mediterraneo, i suoi chilometri di coste e l’ambiguità delle
sue politiche migratorie, ha registrato nel 2013 appena (per così dire)
28.000 richiedenti. Inoltre, il carico dell’accoglienza è stato sostenuto
anche da molti Paesi neocomunitari con strutture di protezione sicuramente
più fragili rispetto a quelle dei più grandi Paesi europei: l’Ungheria nel
2013 ha ricevuto una richiesta di protezione per 19.000 persone (quasi
otto volte in più rispetto al 2012); la Bulgaria ha visto quadruplicare il
numero dei richiedenti. In gran parte si tratta – è bene ricordarlo – di
persone in fuga dalla Siria dilaniata dalla guerra civile (50.000 persone
nel 2013), ma anche di richiedenti protezione provenienti dalla Russia
(41.000 persone) e dall’Afghanistan (26.000).

In questo quadro, il forte incremento di richiedenti asilo che sta
interessando l’Italia nel 2014 non è altro che l’allineamento del nostro
Paese rispetto a molti altri Paesi europei, quindi mi sembra improbabile
che le richieste di aiuto dell’Italia per la gestione dell’accoglienza
saranno accolte così facilmente.

Sono invece del tutto condivisibili le richieste di collaborazione
internazionale per pattugliare le coste e per i soccorsi in mare, perché i
confini meridionali dell’Italia sono anche i confini meridionali
dell’Europa. Tuttavia, come dichiarato dalla commissaria europea agli
affari interni, Cecilia Malmström, l’Italia è stato uno dei Paesi che ha
ricevuto le somme maggiori per il pattugliamento e per i richiedenti
asilo, cioè quasi mezzo miliardo di euro nel periodo 2007-2013. Una cifra
simile sarà data al nostro Paese per il periodo 2013-2020. Con più di 310
milioni di euro l’Italia sarà il secondo Paese con più alta remunerazione
per quanto riguarda il fondo per l’asilo e l’integrazione degli stranieri,
mentre soltanto per il pattugliamento è stato deciso di destinare allo
Stato italiano più di 156 milioni di euro, mentre il fondo di polizia
riceverà quasi 57 milioni di euro.

Ciò premesso, è senz’altro auspicabile che la questione dei richiedenti
asilo diventi una politica europea, ossia organizzata, finanziata e
gestita direttamente da organismi comunitari, con regole identiche per
tutti i Paesi. Solo in questo modo sarà possibile permettere la libera
circolazione dei profughi all’interno dei confini dell’Unione e sarà
l’Unione stessa a trattare, quando possibile, con i Paesi di provenienza
dei profughi stessi. Sarà possibile giungere anche – ed è molto importante
– a politiche europee per accelerare la trasformazione dei richiedenti
asilo in migranti normali, chiamiamoli così, dotati di permesso di
soggiorno e con la possibilità e per certi versi l’obbligo di lavorare.

Come ha ribadito il sottosegretario Delrio, il semestre di Presidenza
italiana potrebbe essere un momento importante per l’accelerazione di
iniziative politiche in direzione di una sempre maggiore integrazione
delle politiche nazionali, perché l’Europa ha bisogno di una vera politica
federale sulle migrazioni.

Vorrei concludere con un’osservazione più generale. Oggi in Italia vivono
circa 11 milioni di giovani di età inferiore ai vent’anni e 17 milioni di
persone che hanno fra i 45 e i 64 anni. Ciò significa che senza
immigrazione nel prossimo ventennio vivremo una drammatica carenza di
persone in età lavorativa, una diminuzione annuale media di 300.000
persone. È uno shock insostenibile dal punto di vista demografico ed
economico.

Dico ciò per sottolineare che nei prossimi anni e decenni l’Italia dovrà
essere sempre più attrezzata ad accogliere persone che vengono da lontano,
sia modificando i meccanismi di ingresso regolare e di espulsione sia
rafforzando i processi di integrazione. L’arrivo di un numero così
rilevante di profughi richiedenti asilo è una novità per l’Italia e
suscita nell’opinione pubblica allarme e preoccupazione. La legislazione
va adeguata, gli strumenti di accoglienza vanno potenziati e gli abusi
vanno stroncati. Proviamo però a considerare l’arrivo di queste persone
non solo come una minaccia ma anche come una possibile risorsa per il
nostro Paese, al fine di contrastare la drammatica accelerazione del
processo di invecchiamento e di depauperamento della forza lavoro che si
verificherebbe in mancanza di nuovi arrivi.

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