Alberto Pellizzari

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Alberto Pellizari – candidato per Scelta Europea alle elezioni di domenica
25 giugno e coordinatore di Scelta Civica per la provincia di Vicenza –
interviene su merito e solidarietà. Questo scritto ci fa conoscere meglio
gli ideali che lo spingono all’impegno personale e sociale.

Buonasera sono alberto pellizzari candidato per scelta europea circoscrizione nord orientale.

La parola meritocrazia nasconde molte insidie, piace e tutti la usano, ma per quanti essa ha un significato concreto e una prospettiva futura?
Probabilmente in Italia vediamo sprechi, posti ottenuti da persone impreparate solo grazie a raccomandazioni, incapacità, disinteresse per il bene comune; per arginare questa deriva si usa spesso senza conoscerne i contorni e le potenziali conseguenze la parola meritocrazia, che io approvo solo nella misura in cui può essere intesa come sinonimo di preparazione e serietà.

Naturalmente una società in cui le persone più preparate e motivate gestiscano l’amministrazione con onestà e competenza è nei desideri di tutti.
La meritocrazia però significa selezione del migliore attraverso la competizione. così intesa non può essere presa per buona: io sono per la preparazione.
Faccio un esempio: io ho uno studio legale, subisco come tutti la crisi, potrei chiamare i miei 3 praticanti, spiegar loro la situazione e dire che a fine mese ne devo tagliare uno e che valuterò chi merita di restare.
Da quel momento, i miei tre collaboratori con i quali ho fatto squadra con volontà di collaborare, sacrificio reciproco e condivisione di tutto, consapevoli di essere stati messi in competizione desertificheranno i buoni sentimenti reciproci diventando essenzialmente avversari.
Questa selezione funziona, nel senso che a fine mese io effettivamente avrò gli strumenti per scegliere il migliore dei tre, ma a che prezzo? potrei invece, partendo dalle stesse premesse, invitare i miei collaboratori a dare tutto, a essere ancora più preparati e capaci per contribuire a stare a galla con vantaggi per tutti da ogni punto di vista.
Devono esserci persone competenti, più sono meglio è, non è una corsa per arrivare prima dell’altro, la preparazione innalza la qualità del vivere sociale senza innescare competizioni dannose: se devo andare dal dentista devo sapere che è bravo, non occorre che sia il migliore di tutti.
ritengo che lo sviluppo e l’espressione libera di ogni persona siano l’essenza del patto sociale. Ho una visione umanista della società con la centralità dell’individuo.
La meritocrazia che cerchiamo di applicare come fosse una panacea invece consente alla società di selezionare i migliori e lasciare indietro chi non riesce a raggiungere certi standard. Ovvero una filosofia contraria all’umanesimo e che vede la centralità dello stato e l’individuo solo come ingranaggio del suo buon funzionamento: se gira bene fa carriera, se ha qualche difetto viene buttato via.
Alle persone che amiamo non riserviamo lo stesso trattamento.
Io ho tre figlie e sono certo che darò tutto me stesso a chi se lo meriterà di meno, proprio perché ne avrà bisogno.

Non voglio un mondo diviso tra vincenti e perdenti, non voglio un mondo in cui i nostri bambini sin dalle elementari siano calati in una società che li selezionerà per risultati scolastici in base ai quali le loro vite verranno condizionate per sempre.
Ogni persona ha le sue qualità, ogni persona ha tempi di maturazione diversi, ognuno ha diritto di esprimersi secondo le proprie inclinazioni e di pensare con la propria testa.

Noi verremo giudicati per ciò che avremo fatto all’ultimo dei nostri fratelli. occorre essere solidali soprattutto con chi non ce la fa.
la vocazione europea del welfare va incoraggiata e migliorata, aiutare chi ha bisogno e premiare i più preparati.
Se guardiamo agli stati uniti d’America dove vi sono differenze sociali enormi non succede proprio così, e allora non recepiamo la meritocrazia come una soluzione.

Vi è poi il problema di una cultura da cambiare alla base: la selezione di chi merita deve essere fatta mettendo tutti nelle stesse condizioni, e in una società piena di privilegi non me la sento di ritenere che chi ha avuto tutto per ottenere una preparazione che gli ha consentito di raggiungere posizioni di privilegio possa anche sentirsi moralmente migliore di chi magari pur con mille sacrifici partendo da posizioni svantaggiate è rimasto escluso da posizioni di elite.
A scuola amavo Ettore, sconfitto con onore e paladino dei deboli grazie al coraggio e all’onestà, e provavo un senso di ingiustizia verso Achille, favorito dalla sorte.

In Italia la solidarietà è un valore positivo ma che va corretto, evitando che chi viene aiutato lo ritenga un diritto senza alcuna contropartita: occorre aiutare solo o principalmente chi ne ha veramente bisogno senza utilizzare le risorse della solidarietà per allargare bacini elettorali o per mettere a tacere fasce sociali alle quali non si riesce a dare un futuro costruttivo per mancanza di idee.

Ulteriore precondizione al momento mancante per la meritocrazia è poi data dalle forme della selezione dei migliori: un paese in cui suggerire le risposte a scuola, copiare i compiti, essere più furbi degli altri sono ancora ritenute qualità, non ha autorevolezza per selezionare nessuno prima di avere instillato nei propri consociati il valore dell’onestà e del rispetto delle regole, obiettivo primario auspicabile e meritorio.

Dal punto di vista del futuro la meritocrazia nasconde infine insidie ancora più pericolose. siamo in crisi e abbiamo serie prospettive di sovrappopolazione. se formiamo la nostra società futura secondo un valore radicalmente meritocratico getteremo le basi per ulteriori ingiustizie sociali.

Vi ringrazio dell’attenzione e resto a disposizione per sviluppare e integrare questi miei spunti.

alberto pellizzari
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1 Commento

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Una risposta a “Alberto Pellizzari

  1. Matteo Benciolini

    Bell’intervento stasera, mi è piaciuto

    Su questo articolo, invece, ho qualche dubbio

    Ciao

    Matteo

    >

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