Dichiarazione di voto di oggi 14 maggio su sulla conversione del decreto legge sugli stupefacenti e sui farmaci off-label

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Signor Presidente, il decreto-legge che il Senato è oggi chiamato a
convertire trova la sua motivazione in due eventi esterni all’attività del
Parlamento e all’agenda del Governo: la sentenza della Corte
costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della legge in materia di
sostanze stupefacenti che va sotto il nome di Fini-Giovanardi; e la
decisione dell’Autorità garante del mercato e della concorrenza che ha
sanzionato il comportamento di due multinazionali farmaceutiche, Roche e
Novartis, per la nota vicenda della commercializzazione dei farmaci
Avastin e Lucentis.

Sarebbe improduttivo un dibattito ideologico su proibizionismo e
liberalizzazione che ignorasse i dati di realtà, fra questi, il
sostanziale fallimento della «Fini-Giovanardi». La criminalizzazione di
tutte le droghe, la soppressione della distinzione tra sostanze di diversa
pericolosità, l’eccessiva severità in tema di uso personale, unita a un
indiscriminato approccio repressivo verso qualunque forma di spaccio,
hanno ingolfato le nostre carceri senza diminuire il consumo di
stupefacenti. Nel solo 2012 gli ingressi in carcere in violazione
dell’articolo 73 (detenzione di sostanze illecite) della legge antidroga
sono stati 20.465 su un totale di 63.020, quasi un terzo del totale.

Il problema è che – come ribadito da tutti gli auditi in Commissione alla
Camera in sede di discussione per la conversione del decreto – il carcere
non è una misura utile per la rieducazione di un soggetto affetto da
tossicodipendenza. Il piccolo spacciatore, quando è anche
tossicodipendente, va considerato per quello che è, ossia una persona da
curare, rieducare, riabilitare, reinserire nella società. Tanto più che –
se durante la detenzione il soggetto non viene curato – il suo primo
pensiero appena uscito è quello di procurarsi di nuovo la droga,
rientrando quasi inevitabilmente nel “giro” dello spaccio.

Anche in materia di utilizzo off-label di farmaci regolarmente in
commercio, il testo rielaborato dalla Camera e fatto proprio dalle
commissioni Giustizia e Sanità del Senato è decisamente migliorativo. La
nuova formulazione dell’articolo 3 consente l’uso off-label quando sia
comunemente accettato nella pratica medica a prescindere dall’esistenza o
meno di farmaci alternativi. Aifa mantiene ovviamente una funzione
regolatrice e di vigilanza, ma la norma avrà l’effetto positivo di
facilitare l’impiego di farmaci in modo più rispondente ai bisogni dei
pazienti e alle esigenze di economicità del Servizio sanitario nazionale.

Un’ultima considerazione: più volte anche Scelta Civica ha espresso il
proprio dissenso circa l’eccessivo ricorso alla decretazione d’urgenza e
alla mortificazione del ruolo del ramo del Parlamento che si trova – per
ragioni di tempo – a dover ratificare in pochi giorni o addirittura in
poche ore il lavoro dell’altra Camera. Tuttavia, nel caso specifico il
Governo ha fatto proprio l’intenso e approfondito lavoro svolto nelle
Commissioni Giustizia e Affari Sociali della Camera, ponendo la fiducia
sul testo licenziato dalle Commissioni, riconoscendo la fondamentale
funzione del Parlamento nel processo legislativo.

Con l’auspicio che questa interazione fra Governo e Parlamento prosegua
anche nella direzione opposta, accelerando gli iter delle leggi di
iniziativa parlamentare, dichiaro il voto favorevole di Scelta Civica alla
conversione in legge del decreto-legge n. 36 del 20 marzo 2014.

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