Diavolo d’un #Renzi

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Diavolo di un Renzi. Sembra l’uomo duro del suo omonimo evangelista
Matteo, che nel capitolo 25 “miete dove non ha seminato e raccoglie dove
non ha sparso”. Fuor di metafora, Renzi ha fatto fare a Monti e a Letta
il lavoro sporco e impopolare, ossia la riforma delle pensioni e le nuove
tasse sulle prime case, superando la crisi finanziaria di fine 2011,
riequilibrando in prospettiva la finanza locale e rilanciando le
esportazioni. E ora si appresta a raccoglierne i frutti, utilizzando i
risparmi sugli interessi del debito e il raggiunto riequilibrio dei conti,
per una grande operazione di stampo keynesiano, con parallela
redistribuzione del reddito a favore delle classi medio-basse.

Da cinque anni il potere d’acquisto delle famiglie diminuisce, mentre
alcuni comparti – in primis l’edilizia – stanno agonizzando. L’azione di
politica economica di Renzi vuole essere  duplice: rilancio dei consumi
interni, norme direttamente favorevoli alle imprese. Renzi si propone di
gettare sul mercato sedici miliardi in un anno (un punto di PIL): dieci
miliardi di deduzioni IRPEF per le fasce deboli, che si stima spenderanno
subito il 90% dei nuovi introiti, e sei miliardi fra edilizia scolastica e
interventi contro il dissesto idrogeologico, che in grandissima parte
daranno ossigeno alle imprese edili locali.

Le principali norme favorevoli alle imprese sono quattro: sforbiciata del
10% sull’IRAP, taglio analogo delle bollette elettriche, accelerazione del
pagamento dei debiti della PA, libertà quasi totale di contratti a tempo
per i primi tre anni di un neoassunto. Per inciso, quest’ultima misura
dovrebbe essere accolta con sollievo anche dai sette milioni di italiani
che vorrebbero lavorare, ma oggi sono a casa, anche a causa di norme poco
adatte al mondo economico contemporaneo.

Troverà Renzi i quattrini per fare tutte queste belle cose? Una parte li
ha già in saccoccia, perché grazie al lavoro di Monti e Letta la spesa per
interessi del debito pubblico sarà quest’anno assai inferiore a quanto
preventivato. Un’altra parte verrà dall’allentamento del vincolo europeo,
che probabilmente verrà concesso: perché le elezioni tedesche sono
passate, perché la congiuntura economica è molto più favorevole oggi
rispetto al
biennio passato, e perché in ogni caso il 3% non verrà superato. Un’altra
parte verrà dall’aumento della tassazione delle rendite finanziarie
(diverse dai titoli di stato), che sarà portata su livelli europei. Per
inciso, quest’ultima azione dovrebbe anche spingere i risparmiatori ad
acquistare titoli di stato invece di azioni, abbassando per quella via i
tassi di interesse sul debito pubblico. Un’altra parte – auspicabilmente
quella maggioritaria – delle coperture di spesa dovrebbe arrivare dalla
spending review: sforbiciata alle spese per la difesa e alle agevolazioni
ingiustificate alle imprese, introduzione generalizzata a tutti i livelli
dei costi standard, riduzioni – forse simboliche a livello dei risparmi
generali, ma certamente opportune e significative – dei costi per la
politica e delle retribuzioni dei manager pubblici.

Aspettiamo di vedere i dettagli, specialmente su alcuni punti
qualificanti: la redistribuzione del reddito interesserà anche gli
incapienti, ossia quanti guadagnano talmente poco da non pagare neppure le
tasse? E non sarebbe giusto pensare anche al piccolo lavoro autonomo,
specialmente quello che paga regolarmente le tasse, che in questi anni è
stato spesso penalizzato ancor più del lavoro dipendente? E se si opera
sulle detrazioni, non sarebbe opportuno un occhio di riguardo per quelle
destinate alle famiglie con più figli a carico, visto che i bambini con
più fratelli sono stati fra i soggetti maggiormente penalizzati da questi
cinque anni di crisi?

Di Renzi possono disturbare il metodo dell’annuncio, e un’oratoria molto
lontana dagli standard della politica classica. Ma proprio grazie alle
aspettative suscitate da questi annunci, sarà difficile per il Parlamento
mettersi per traverso e non sostenere l’azione di governo. Bisogna inoltre
ammettere che la manovra economica proposta e avviata corrisponde a quanto
annunciato al Senato nel discorso di richiesta della fiducia; inoltre, una
redistribuzione del reddito favorevole ai ceti medio-bassi e alle imprese
che lavorano per il mercato interno potrebbe effettivamente dare una
spinta importante all’economia italiana. Certo, ora le promesse debbono
diventare realtà, e in fretta. Grazie anche al faticoso lavoro sporco
fatto da Monti e da Letta nei mesi passati, non è impossibile che questo
accada.

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