Perché rischiamo ogni volta che piove


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Sabato 8 febbraio ho visitato alcuni territori della Bassa Padovana
colpiti dall’alluvione di questi giorni, fra i comuni di Anguillara,
Pozzonovo e Stanghella, accompagnato dal coordinatore provinciale di
Scelta Civica e vice-sindaco di Pozzonovo, Domenico Riolfatto.

Si tratta di territori “strappati” alle paludi già nel ‘700, che
mantengono un delicato equilibrio idraulico poiché – quando piove –
l’acqua viene pompata con un poderoso sistema di idrovore dai canali di
bonifica all’interno del Fratta-Gorzone, fiume originario delle Prealpi
Vicentine, che nella Bassa Padovana scorre addirittura sette metri più in
alto del piano di campagna. Le grandi piogge della scorsa settimana hanno
gonfiato a dismisura il Fratta-Gorzone, e il Genio Civile – per paura di
esondazioni o di disastrose rotture degli argini – ha dovuto sospendere
per quattro giorni il pompaggio dell’acqua dai canali di bonifica verso il
fiume. Di conseguenza, i canali di bonifica sono straripati, inondando
vasti territori agricoli, isolando alcune case.  Inoltre, gli argini del
Fratta-Gorzone, pur non rompendosi, hanno mostrato numerosi segnali di
sofferenza, con la nascita di fontanazzi nei territori adiacenti. La
Protezione Civile – in stato di massima allerta e con grande dedizione e
professionalità – ha assistito le famiglie colpite sia dal punto di vista
materiale che psicologico, ha monitorato giorno e notte gli argini, ha
mantenuto stretti contatti con la Prefettura, il Genio Civile, i Consorzi
di Bonifica.

La grande mappa del 16mo secolo conservata nel museo di Stanghella,
precedente le prime grandi bonifiche veneziane, mostra che lasciando fare
alla natura, nel giro di pochi anni gran parte della Bassa Padovana
tornerebbe a diventare una palude. Sono ormai tre secoli che queste terre
sono “condannate” a convivere con un forte e continuo rischio idraulico.
Ma negli anni recenti, i rischi sono cresciuti, specialmente a causa della
cresciuta antropizzazione e cementificazione: nella Bassa, ma specialmente
a monte.

La soluzione è tornare a investire in modo integrato nella protezione
idraulica, perché il sistema delle acque va adeguato di continuo alla
modifica degli insediamenti umani, inclusi i mutamenti climatici che – a
quanto sembra – stanno determinando la maggior frequenza di piogge che un
tempo si sarebbero dette eccezionali.

Per i territori di cui stiamo parlando, potrebbe certamente essere utile
costruire un canale di collegamento fra l’Adige e il Fratta-Gorzone, che
in alcuni punti quasi si toccano. Se tale canale ci fosse stato, la
settimana scorsa sarebbe stato possibile scaricare in Adige parte
dell’acqua del Fratta-Gorzone, poiché l’Adige non era particolarmente
pieno, e non ci sarebbe stata alcuna alluvione. Questo canale
permetterebbe di dosare anche in via ordinaria l’acqua dei due fiumi,
garantendo una migliore gestione dell’irrigazione. Tuttavia, questo canale
non sarebbe certamente risolutivo. Va migliorata anche la gestione dei
corsi d’acqua minori, che spesso sono stati ristretti, se non addirittura
interrati o tombinati. E tutte le altre attività umane vanno subordinate
alla corretta gestione del rischio idraulico. Perché se l’acqua arriva,
tutto il resto è perduto.

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