Intervento sulla terra dei fuochi

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Gianpiero Dalla Zuanna. Mi concentrerò, in questo mio breve intervento, sulla prima parte del decreto in esame, sulla cosiddetta Terra dei fuochi.
Nel passato questa vasta area fra la provincia di Napoli e di Caserta, è stata luogo privilegiato come discarica di rifiuti pericolosi, anche per aziende chimiche del nord. Sentenze e rivelazioni di camorristi “pentiti” mostrano come questo traffico fosse per lo più in mano alla criminalità organizzata. Di questi rifiuti spesso si è perso memoria, sono per lo più sepolti, in alcuni casi si manifestano con inquinamento della falda e/o del suolo, con possibili conseguenze sui prodotti agricoli e sulla qualità dell’acqua potabile.
Nel presente, la Terra dei fuochi è zona privilegiata per la discarica e la combustione notturna di rifiuti più o meno pericolosi provenienti da fabbriche abusive, per lo più site nell’hinterland napoletano. Si tratta in gran parte di residui della produzione di pelletteria, con operai sottopagati. Ogni borsetta abusiva (quelle poi vendute abusivamente in giro per le nostre città, per lo più da altri poveri diavoli) produce circa un chilo di rifiuti fra collanti e sfridi di pelle. I rifiuti vengono portati in loco di notte, da camion impegnati in trasporti pure loro abusivi. Combustibile privilegiato per questi falò sono copertoni da macchina, pure loro sostituiti in modo illegale, senza pagare l’iva né la piccola tassa (un paio di euro a copertone), prevista per lo smaltimento in consorzio obbligatorio.
Per l’agricoltura e in particolare l’orticultura – elemento fondamentale dell’economia della zona – l’allarme inquinamento è stato una mazzata terribile. Perché non esiste a tutt’oggi la certezza, per un prodotto della (ex) Campania Felix, di essere stato prodotto in un territorio libero dall’inquinamento del sottosuolo.
Il decreto di cui stiamo parlando interviene in diversi punti, che ci sembrano condivisibili: ne voglio sottolineare due. Il decreto stanzia quattro milioni di euro, provenienti da fondi comunitari, sufficienti per valutare – mediante telerilevamento e indagini geofisiche a terra – la presenza di rifiuti sepolti nei 3.200 km2 di territorio agricolo della Terra dei Fuochi. Questo lavoro di monitoraggio dovrebbe essere svolto nel corso dei primi sei mesi del 2014 dai Carabinieri e dal Corpo Forestale dello Stato, che hanno svolto spesso e bene questo lavoro per incarico dell’autorità giudiziaria. Quest’opera di monitoraggio è fondamentale: permetterà di dare una sorta di “bollino verde” ai terreni incontaminati, sottraendo nel contempo alla produzione agricola a fine alimentari i terreni contaminati, fino a quando non saranno bonificati. In secondo luogo, viene introdotto il reato di combustione illecita di rifiuti, che prima era punita solo come illecito amministrativo. Le pene previste sono assai severe, fino a otto anni, ed estese anche a chi trasporta illegalmente rifiuti (prevedendo anche la confisca dei mezzi di trasporto).
La Camera ha introdotto interessanti aspetti migliorativi. Bene il programma di incentivazione per le colture no food: nella Terra dei Fuochi, una volta, si coltivava la canapa, che tra l’altro è un ottimo strumento anche per la bonifica dei territori. Mi sarebbe piaciuta un’attenzione straordinaria riguardo a queste terre da bonificare, per esempio, agli impianti fotovoltaici, o alla green economy, che potrebbe tenere al riparo questi ettari di terreno, quando cadrà inevitabilmente il silenzio nei prossimi anni su questo problema, da ulteriori e sempre possibili speculazioni. Bene che le opere di bonifica siano attuate con bandi di evidenza pubblica. Sufficienti al momento le risorse stanziate. Molto bene gli esami gratuiti per la popolazione residente e, soprattutto, utilissima la loro successiva divulgazione per dati aggregati. Bene, molto bene, l’utilizzo dei beni sottratti e confiscati alla camorra e da utilizzare per le bonifiche, magari in quota parte rispetto ai fondi già procacciati, ma il valore simbolico di questo provvedimento è altissimo. Assai condivisibili le azioni di prevenzione delle infiltrazioni della criminalità. Ottimo l’inasprimento del contrasto al reato di combustione illecita di rifiuti. Infine, bene l’informazione trasmessa al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare delle notizie di reato in materia ambientale e poi successivamente l’esito delle sentenze.
Meno condivisibile è una certa farraginosità nella governance dell’intera struttura responsabile del decreto, organismi tecnico-scientifici, un comitato interministeriale, una commissione ad hoc, il coinvolgimento delle prefetture e poi della presidenza della regione Campania. Ci sarebbe piaciuto un più fluido organigramma, senza troppe complicazioni di responsabilità. Inoltre, è ancora limitato, sotto certi aspetti, il coinvolgimento attivo delle popolazioni residenti e poi vi è una certa complessità nella tempistica. Forse, sarebbe stato meglio adottare una sorta di cronoprogramma.
Mi rendo conto che è difficile, ma il susseguirsi di tempi – 60, 90, 15 giorni – crea difficoltà a noi stessi, che abbiamo la responsabilità di approvare questo decreto, nell’immaginare tempi certi per vedere i primi risultati. E, tuttavia, è certamente apprezzabile la relazione semestrale al Parlamento sull’avanzamento dei lavori, che sarà compito del comitato interministeriale. Noi vigileremo ogni sei mesi sul puntuale avanzamento dei lavori.
Così come non ci piace la proroga, diretta o indiretta, di gestioni commissariali in materia di gestione dei rifiuti in Campania o sulla materia assai delicata del dissesto idrogeologico. Ci piacerebbe dire che si ponga finalmente limite e fine alle cosiddette «politiche di intervento per somma urgenza».
Tutti questi aspetti controversi avrebbero potuto essere discussi e in forse superati se il Senato avesse avuto tempo sufficiente per lavorare. Ma – non per colpa del Governo né della maggioranza – la Camera ha approvato il decreto quasi fuori tempo massimo, e per evitare la decadenza, che a questo punto sarebbe una cocente sconfitta, dobbiamo approvare il testo arrivato dalla Camera.

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