Ichino e Bombassei sul caso Electrolux

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Oggi “ci dobbiamo un po’ tutti abituare a pensare che il mondo e’
diventato globale”. Cosi’ il presidente di Scelta Civica, Alberto
Bombassei, commenta la decisione di Fiat di spostare la sede della Fca nei
Paesi Bassi e la residenza a fini fiscali nel Regno Unito. “La risposta
piu’ intelligente l’ha data Enrico Letta – continua – credo che nessuno di
noi abbia interesse a sapere dov’e’ la sede legale Fiat, ne’ dove si
quota”. “Letta – continua Bombassei – ha detto che interessa di piu’ dove
metteranno le fabbriche, dove faranno le automobili creando occupazione.
Questa credo che sia l’unica risposta intelligente che si possa dare. Poi
un’azienda come Fiat, che e’ globale, e’ normale che possa avere delle
presenze in qualsiasi parte del mondo”. “Oggi che tu abbia la sede in
Olanda – prosegue Bombassei – la fabbrica in Turchia o in Cina, ma e’
normale. Nella mia azienda (la Brembo, ndr) operiamo in 15 Paesi nel
mondo, ma la Ricerca & Sviluppo, finche’ abbiamo potuto, l’abbiamo tenuta
esclusivamente in Italia. Oggi non e’ piu’ possibile neanche fare questo:
abbiamo aperto centri R&S in Cina e negli Usa, perche’ e’ una necessita’
del mercato, al di la’ di logiche nazionaliste”.

“Il Paese ha la necessita’ di avere un rilancio industriale”: ne e’
convinto il presidente di Scelta Civica, Alberto Bombassei, alla luce dei
dati sulla disoccupazione italiana nel 2013 ufficializzati ieri. A
preoccupare maggiormente Bombassei, che e’ anche a capo della
multinazionale ‘tascabile’ Brembo, e’ soprattutto la disoccupazione
giovanile al 40%, un numero che potrebbe tradursi anche in “rischi per la
tenuta sociale” del Paese. Per questo, ha detto l’ex vice-presidente di
Confindustria a margine di un convegno di Scelta Civica, “e’ doveroso dare
risposte soprattutto ai giovani”, risposte che devono partire dal
“rilancio dell’industria, del manifatturiero che in questi anni e’ stato
troppo trascurato”.

“E’ un errore” di Electrolux “puntare tutto solo sul costo del lavoro. In
Europa ci sono aziende che lavorano in Paesi con un costo del lavoro
simile al nostro”. Cosi’ il presidente di Scelta Civica, Alberto
Bombassei, giudica le proposte della multinazionale svedese ai suoi
dipendenti italiani. “Magari ci fosse solo il problema del costo del
lavoro – continua – il fatto e’ che il Paese deve tornare ad essere
competitivo”. “Certo – prosegue Bombassei – il costo del lavoro e’ una
delle voci, ma dire che bisogna tagliare esclusivamente il costo del
lavoro. Onestamente non lo condivido. Ci sono alternative che l’Unione
degli Industriali di Pordenone ha proposto in maniera molto blanda
rispetto alla proposta dell’azienda, che non dico che sia accettabile, ma
forse potrebbe essere discussa. Avrebbe un impatto molto meno forte
rispetto alla chiusura. Secondo me c’e’ uno spazio per discutere ed e’ un
segnale che dovremmo cogliere”.

Annunciando il Jobs Act, il segretario del Pd Matteo Renzi “ha parlato
dando solo i titoli, mentre noi i contenuti delle nostre proposte sul
lavoro li abbiamo gia’ dati. Auspichiamo che il Pd colmi questo ritardo,
perche’ l’Italia non puo’ aspettare che le divergenze interne al Pd si
risolvano con calma”. Lo sottolinea Pietro Ichino, senatore di Scelta
Civica, a margine di un convegno a Milano. “Il Paese ha una grande urgenza
su questo terreno”, conclude.

Piu’ che ai conti di Electrolux e l’eventuale scelta del colosso svedese
di delocalizzare lo stabilimento friuliano di Porcia, il senatore di
Scelta Civica, il giuslavorista Pietro Ichino, invita ad analizzare la
situazione italiana che, a suo dire, e’ poco attraente agli occhi degli
investitori esteri e delle multinazionali in genere. “Non sono un revisore
dei conti di Electrolux”, ha premesso Ichino, “ma non occorre esserlo per
sapere che il cuneo fiscale in Italia e’ superiore a quello degli altri
Paesi del centro e del nord Europa. Se a questo aggiungiamo gli altri
costi aggiuntivi che chi e’ in Italia deve sopportare, allora ci rendiamo
conto che il problema non e’ l’Electrolux”, ma “le condizioni complessive
che l’Italia offre alle multinazionali”, condizioni “assolutamente non
competitive”.

Per questo Ichino ha elencato una serie di “cose che sappiamo di dover
fare, cominciando dalla riduzione del cuneo fiscale e contributivo”, dando
“la precedenza alla detassazione di chi produce, non di chi possiede”.
Successivamente si puo’ passare, secondo Ichino, a intervenire su Iva, e
infine sull’Imu, “mentre finora abbiamo seguito esattamente la procedura
inversa”. Sulla stessa linea anche il presidente di Scelta Civica, ed ex
vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei, secondo il quale
“l’Italia deve tornare a essere competitiva”, altrimenti si corre il
rischio non solo di “non attrarre le multinazionali”, ma “persino di non
riuscire a trattenere quelle che ci sono”.
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