Intervento Susta

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Il Senato sta discutendo il provvedimento di delega al Governo in materia di pene detentive non carcerarie, in cui è stato inserito un emendamento che depenalizza q sabzione amministrativa il reato di immigrazione clandestina. Durante la discussione generale, il senatore Susta, capogruppo di Scelta Civica, ha svolto il seguente intervento.
Signora Presidente, signori del Governo, colleghi senatori, credo che in questi giorni rischiamo di perdere un’occasione, perché il dibattito sul disegno di legge che stiamo discutendo e che poi voteremo non può essere la banalizzazione della discussione tra coloro che difendono la sicurezza e l’integrità dei cittadini e della Patria e coloro che invece, con il loro lassismo, la mettono al ludibrio delle folle e in balia di coloro che delinquono.
Ricordo quello che in questa legislatura, in questi primi nove mesi di attività del Parlamento, è già stato fatto: il decreto legge 1° luglio 2013, n. 78, in materia di esecuzione della pena; è stato inoltre approvato in prima lettura dalla Camera il provvedimento sulle misure cautelari personali. Alla Camera è incardinato il provvedimento svuota-carceri e oggi votiamo questo disegno di legge, sia pure sotto la forma di legge delega. Ma una materia di questo tipo non può che essere affrontata nel rispetto della distinzione dei compiti tra Parlamento e Governo: il Parlamento fissa gli indirizzi e i principi generali, consentendo al Governo quella flessibilità e libertà di manovra che permettono poi di adeguare i principi generali dell’ordinamento all’azione concreta.
Quindi non è vera la vulgata che appare sulle agenzie e sui giornali secondo cui stiamo discutendo semplicemente di come essere oggetto dell’assalto di milioni di immigrati che stanno distruggendo la nostra società. Certo, la nostra è una società che soffre ma questa sofferenza è tra chi ha e chi non ha, tra poveri e ricchi, tra chi è meno ricco e chi è molto povero. Dobbiamo pertanto adeguare il nostro sistema costituzionale e legislativo a questo tipo di approccio, senza cadere nella retorica buonista pro immigrati che mira a non considerare le esigenze di sicurezza e di tutela dei cittadini.
Voglio tentare, modestamente, di riprendere le fila dei motivi per i quali abbiamo voluto portare all’approvazione del Senato, e poi di tutto il Parlamento, questa normativa. Innanzitutto l’allineamento all’Europa, l’esigenza di rispondere a un pressante richiamo del Capo dello Stato con il messaggio formale dell’8 ottobre; quindi la continuità con il disegno di legge Monti-Severino, approvato dalla Camera nella passata legislatura e non convertito dal Senato ma già incardinato nel dibattito prima dello scioglimento anticipato; poi l’emergenza carceraria; quindi la necessità di ridefinire in questo Paese le fattispecie penali che hanno ancora una forte rilevanza dal punto di vista dell’antisocialità, del dramma sociale che generano, della tensione. Fattispecie che – nel cambiamento del costume e dei nostri riferimenti civili e valoriali – attribuiscono ancora una forte caratterizzazione di pericolosità sociale a ciò che non lo ha. Questo è ciò che ha ispirato il provvedimento in esame.
Oggi abbiamo un provvedimento che realizza un forte bilanciamento tra la funzione rieducativa e ri-socializzatrice, che la Costituzione affida al sistema penale, e la tutela delle esigenze di sicurezza dei cittadini e del diritto ad una vita comunitaria civile degna di questo nome.
Questa legge delega risponde a tale filosofia. Voglio sottolineare con grande forza l’importanza della nuova funzione affidata alla detenzione domiciliare e dell’inserimento dei lavori di pubblica utilità come un modo per rieducare; la sospensione del processo penale con la messa alla prova e la revisione delle norme procedurali che sostituiscono le attuali norme sulla contumacia a favore degli irreperibili, che introduce un principio costituzionalmente garantito che è il diritto di difesa.
Si tratta di un insieme di norme, contenute in questa legge delega, che vanno ben oltre la questione drammatizzata dell’illecito penale o del reato di immigrazione o di questioni banali legate alla vicenda del DPR n. 309 del 1990 sulle tossicodipendenze.
Ma poiché non si può sfuggire a questo, perché è questo il mantra comunicativo del dibattito in corso, che non viene presentato all’opinione pubblica per quello che è – vale a dire uno strumento importante per affrontare la questione della giustizia così come la sensibilità comune, il cervello, oltre che la pancia della gente la pone – allora non posso sfuggirvi nemmeno io.
Credo che dobbiamo far ragionare la gente e far capire che non è questione di reato o di illecito penale: quando non riesci a rispondere in termini efficaci alla minaccia ad una qualunque persona che vive sul tuo territorio hai fallito. E la storia di questi anni dimostra che – pur trattandosi di una norma contenuta in una legge che mai avrei votato se fossi stato in questo Parlamento e che già allora parlava di illecito amministrativo – tornare a considerare l’immigrazione clandestina come illecito amministrativo risponde con efficacia al bisogno di sicurezza dei cittadini.
Non dobbiamo cadere in un dibattito ideologico e propagandistico per parlare alla pancia della gente, dobbiamo trovare misure efficaci per fermare un fenomeno negativo come l’immigrazione clandestina. Dopo di che, dovremmo avere il coraggio, da Paese civile, di affrontare anche la questione della cittadinanza degli immigrati, della disciplina da seguire per i figli degli immigrati e di come si ottiene la cittadinanza in un Paese decente, che non può solamente usare queste persone come manovalanza quando fa comodo, abbandonandole al loro destino quando non fa comodo.
Credo sia un atto di civiltà recuperare il concetto di illecito amministrativo rispetto a quello di reato per determinati fatti. Certo, non dobbiamo essere ingenui di fronte a reiterate recidive (per usare un termine proprio del diritto penale che non attiene alla figura dell’illecito amministrativo). Se vediamo che persone reiteratamente espulse reiteratamente rientrano, è chiaro che a quel punto dovremo applicare una norma più forte e prevedere l’intervento della legislazione penale, ma lo possiamo fare solo in presenza di uno Stato che si sente forte e autorevole e che sa dare ai propri cittadini più sicurezza.
La stessa cosa vale per alcune questioni che riguardano il decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990. Non credo che questa sia l’occasione per risolvere il dibattito sulle droghe leggere, ma neanche possiamo mantenere una sanzione penale per alcuni comportamenti, come l’autoproduzione della cannabis per uso personale o l’ inadempienza ad un qualche onere burocratico di denuncia in caso di produzione autorizzata. Tali comportamenti devono avere una giusta rilevanza amministrativa e come tali vanno sanzionati e perseguiti.
Insomma, signora Presidente, signori del Governo, colleghi, dobbiamo essere consapevoli ed orgogliosi dell’importanza del lavoro che abbiamo svolto e che dovremo continuare quando arriveranno i provvedimenti incardinati alla Camera, che ci consentiranno di dare una maggiore organicità al nostro lavoro e ringrazio i colleghi e la struttura della Commissione giustizia che hanno consegnato all’Assemblea questo lavoro.

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