Cosa sta succedendo nella terra dei fuochi

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La terra dei fuochi (vasta area pianeggiante o dolcemente collinare fra le province di Napoli e di Caserta, già detta dai latini Campania Felix, per la sua straordinaria fertilità).

Principali problemi.

1. Nel passato (più o meno fino agli anni ’90) luogo privilegiato come discarica di rifiuti pericolosi, specialmente per aziende chimiche del nord. Sentenze e rivelazioni di camorristi “pentiti” mostrano come questo traffico fosse per lo più in mano alla criminalità organizzata. Di questi rifiuti spesso si è perso memoria, sono per lo più sepolti, in alcuni casi si manifestano con inquinamento della falda e/o del suolo, con possibili conseguenze sui prodotti agricoli e sulla qualità dell’acqua potabile.

2. Nel presente, zona privilegiata per la discarica e la combustione notturna di rifiuti più o meno pericolosi provenienti da fabbrichette abusive, per lo più site a Napoli e nel suo hinterland. Si tratta in gran parte di residui della produzione di pelletteria, con operai sottopagati. Ogni borsetta abusiva (quelle poi vendute abusivamente in giro per le nostre città, per lo più da altri poveracci) produce circa un chilo di rifiuti fra collanti e sfridi di pelle. I rifiuti vengono portati in loco di notte, da camion impegnati in trasporti pure loro abusivi. Combustibile privilegiato per questi falò sono copertoni da macchina, pure loro sostituiti in modo illegale, senza pagare l’iva né la piccola tassa (un paio di euro a copertone), prevista per lo smaltimento in consorzio obbligatorio.

3. Dal punto di vista sanitario, i comitati locali lamentano l’incremento di tumori e altre malattie, che potrebbero essere legate ai rifiuti sepolti e ai roghi. Anche se le storie individuali di bambini e adulti stroncati da tumori e altre malattie strappano il cuore, i dati a oggi disponibili non provano né un livello né un incremento di queste patologie particolarmente elevato rispetto ad altre aree comparabili, ma non toccate dai fenomeni succitati. Mancano tuttavia studi individuali localizzati sufficientemente estesi e incontrovertibili.

4. Per l’agricoltura e in particolare l’orticultura – elemento fondamentale dell’economia della zona – l’allarme inquinamento è stato una mazzata terribile. Perché non esiste a tutt’oggi la certezza, per un prodotto della (ex) Campania Felix, di essere stato prodotto in un territorio libero dall’inquinamento del sottosuolo.

Cosa si sta facendo per porre rimedio?

1. Il 10.12.12 il Governo ha promulgato il decreto n. 136 (immediatamente operativo, in corso di conversione da parte delle Camere entro il 10.2.14) che stanzia tre milioni di euro, provenienti da fondi comunitari, sufficienti per valutare – mediante telerilevamento e indagini geofisiche a terra – la presenza di rifiuti sepolti nei 3.200 km2 di territorio agricolo della Terra dei Fuochi. Questo lavoro di monitoraggio dovrebbe essere svolto nel corso dei primi sei mesi del 2014 dai Carabinieri e dal Corpo Forestale dello Stato, che hanno svolto spesso e bene questo lavoro per incarico dell’autorità giudiziaria. Quest’opera di monitoraggio è fondamentale: permetterà di dare una sorta di “bollino verde” ai terreni incontaminati, sottraendo nel contempo alla produzione agricola a fine alimentari i terreni contaminati, fino a quando non saranno bonificati.

2. Nello stesso decreto (art. 3) il Governo ha introdotto il reato di combustione illecita di rifiuti, che prima era punita solo come illecito amministrativo. Le pene previste sono assai severe, fino a otto anni, ed estese anche a chi trasporta illegalmente rifiuti (prevedendo anche la confisca dei mezzi di trasporto).

3. Raccolta degli pneumatici abbandonati, attraverso l’accordo con il consorzio Ecopneus (il maggiore d’Italia) che ha messo a disposizione due milioni di euro, nell’ambito di un’intesa con il Ministero dell’Ambiente. Finora nella provincia di Napoli e di Caserta sono state raccolte cinque mila tonnellate di pneumatici usati illegalmente abbandonati, corrispondenti alla superficie di 20 campi da calcio. Nel contempo, sono state avviate estese campagne di sensibilizzazione contro l’acquisto “in nero” degli pneumatici, ed è stata formulata una proposta di certificazione (l’idea è che ogni automobile debba recare a bordo il certificato di acquisto regolare dei suoi pneumatici, con scontrino allegato, un po’ come accade oggi per l’assicurazione).

Lo Stato ha iniziato a fare qualcosa, in particolare con il decreto citato. Ma molto resta ancora da fare:

1. Il monitoraggio delle discariche sepolte va fatto presto e bene.

2. Mancano approfondite indagini epidemiologiche.

3. Manca, un programma di bonifica sistematica delle discariche sepolte.

4. Manca – soprattutto – un serio tentativo di riconversione alla legalità della miriade di fabbricherete “in nero” operanti in Campania, che danno lavoro – bene o male – a molta gente, ma producono illegalità diffusa e i rifiuti che alimentano i roghi notturni. Il problema è che ci troviamo in una delle aree più povere d’Italia, dove l’economia illegale è stesso l’unica alternativa alla disoccupazione.

La sfida è quella di trasformare parti importanti dell’economia di queste terre da illegale a legale. Solo in questo modo i roghi verranno estinti alla radice – perché economia legale vuol dire anche smaltimento regolare dei rifiuti – e le popolazioni della Campania Felix potranno ritrovare una speranza.

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