Dichiarazioni di voto

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Intervento di RENATO BALDUZZI (Scelta Civica) alla Camera, in occasione
della Fiducia al Governo Letta (11 dicembre 2013 – resoconto stenografico)

Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, colleghi, ho sette
minuti, Presidente Letta, e vorrei dedicarli a sette parole, una al
minuto, tra quelle che lei ha usato.
La prima è «lavoro». Non è solo – sarebbe già molto – il fondamento
della Repubblica, ma è l’emergenza di ogni giorno, l’emergenza di ogni
famiglia italiana. La linea politico-culturale di questo Governo e del
precedente è quella di puntare su politiche attive. Le politiche passive
sono necessarie, ma sono per loro natura deboli. Quali sono queste
politiche attive ? Di formazione, di incentivi, di ricollocazione. Sono
queste che vanno promosse e su questo la linea intrapresa, Presidente, è
buona, va perseguita con determinazione e vanno coinvolti i territori e
l’associazionismo. Vada avanti su questa linea, Presidente, e i risultati
arriveranno.
La seconda parola è «Europa». C’è bisogno di più buona Europa in Italia,
ma c’è anche bisogno di più Italia in Europa. Stiamo cominciando a
prendere sul serio la fase ascendente di formazione delle politiche
europee e proprio in questo ramo del Parlamento abbiamo avuto un esempio
di questo a proposito dell’Agenzia Frontex, controllo dell’immigrazione
alle frontiere, ma non basta. È certo molto importante il suo ruolo,
Presidente, sui tavoli europei, il suo ruolo autorevole, ma lo è
altrettanto la capacità del Parlamento di dimostrare ai cittadini che
l’Unione europea non è una torre d’avorio di una tecnocrazia algida e
distante, ma è il sogno di una generazione, di una generazione tra le più
importanti della storia italiana ed europea. Presidente Letta, noi
vogliamo portare avanti questo sogno, è ancora il nostro sogno.
La terza parola è «riforme». Non abbia esitazioni. Un perimetro più
contenuto della maggioranza, nella misura in cui riduce i poteri di veto e
la – diciamo così – circonferenza delle larghe intese, può essere la
premessa per una maggiore incisività. Scelta Civica le ha consegnato,
negli scorsi giorni, proposte articolate di quello che per molti mesi
Mario Monti ha invocato come contratto di coalizione e che oggi anche
altri, a cominciare dal nuovo segretario del Partito Democratico, prendono
sul serio. Noi non possiamo che essere contenti di questo.
Si parla spesso e non sempre a proposito di Germania.
Ma che cos’altro ha fatto Frau Merkel, se non definire con fatica e
tenacia un trattato di coalizione con la SPD ? E perché non dovremmo fare
anche noi questa stessa fatica ? (Applausi dei deputati dei gruppi Scelta
Civica per l’Italia e Per l’Italia).
La quarta parola è «governabilità». Lei si è opportunamente soffermato
sulla legge elettorale. Il testo di risulta dopo la sentenza della Corte
costituzionale non poteva presumibilmente incorporare l’esigenza della
formazione di una forte e stabile maggioranza parlamentare, che il
proporzionale puro in collegi grandi non può garantire. Ma anche
l’esigenza di avvicinare i candidati agli elettori attraverso una
preferenza è frustrata dalla dimensione dei collegi e delle
circoscrizioni. Dobbiamo allora intervenire, intervenire in fretta,
sapendo andare oltre le convenienze di gruppo e di parte. Scelta Civica ha
presentato una proposta che coniuga rappresentanza e governabilità, che
non fotografa l’esistente: può essere una delle basi sulle quali
ripartire. Anche su questo, noi ci siamo, Presidente Letta, e ci siamo in
questa Camera.
La quinta parola è «autonomia». Assai opportunamente lei ha inserito tra
i quattro oggetti del ritrovato – aggiungo io, e benvenuto – percorso
dell’articolo 138 della Costituzione per rivedere la Costituzione la
modifica del Titolo V sotto il segno di un autonomismo responsabile.
Dobbiamo chiedere alle autonomie locali e territoriali questa capacità di
serietà e di responsabilità, ma saremo credibili, Presidente, se faremo
questo dando attuazione a una norma costituzionale che abbiamo per troppo
tempo lasciata negletta: l’ultimo periodo dell’articolo 5, quello per cui
la Repubblica adegua i principi e i metodi – i principi e i metodi ! –
della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.
Non solo dell’autonomia locale, dell’autonomia tout court ! Ebbene, noi
questo faremo ricordando che nell’articolo 5 il limite è l’unità e
l’indivisibilità, ma il principio è l’autonomia. Possiamo chiedere
sacrifici ai territori, se riusciamo noi per primi ad attuare la
Costituzione.
La sesta parola è «politica», quella buona politica che i cittadini
nella loro collera talvolta invocano, e non sempre riuscendo peraltro a
distinguere tra chi la buona politica la fa e la vive, la serve, e chi se
ne serve. A tutti i cittadini è chiesta fedeltà alla Repubblica e hanno
tutti il dovere di osservare la Costituzione e le leggi, ma ai cittadini
che hanno funzioni pubbliche, ad essi, è chiesto qualcosa di più: è
chiesto di adempierle con disciplina e onore, così dice la Costituzione.
Ebbene, tra Paese legale e Paese reale, tra Paese delle istituzioni e
Paese reale, in democrazia c’è sempre una necessaria consonanza, ma al
Paese della politica è chiesto qualcosa di più: la capacità di guardare
negli occhi qualunque cittadino che protesta e di dirgli: «Puoi avere
fiducia perché sono onorevole, cioè adempio il mio dovere con disciplina e
onore». Questo è chiesto, Presidente, a tutti noi, e questo dobbiamo avere
il coraggio di ribadire, e lo abbiamo fatto anche poco fa, in quest’Aula,
rispetto a posizioni inaccettabili.
L’ultima parola è proprio «fiducia», Presidente. La diffidenza è una
delle cifre della contemporaneità; ci affoga tutti nella nostra
quotidianità. L’antidoto a quella diffidenza che impedisce una vera
coesione sociale è proprio la fiducia, non al buio, non come atteggiamento
naïf, ma basata sulle cose fatte e non soltanto promesse, e sulle cose
ragionevoli proposte dopo un ragionevole dialogo.
Di quale fiducia parliamo ? Quella del Parlamento, certo, oggi, ma
attraverso il Parlamento quella dei cittadini, quei cittadini che
riconoscono a lei e al suo Governo, Presidente, serietà e autorevolezza.
Il suo discorso è stato un discorso onesto e leale. Agli onesti e ai leali
la fiducia si dà, si deve dare, Presidente. Faremo in modo, tutti insieme
e senza sconti, che tale fiducia sia meritata.

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