Cara Teresa: In risposta al cambiamento climatico

6a00d83451654569e2016761133d89970b-600wiIl giorno 24 novembre 2013 Teresa Dalla Zuanna ha scritto:

Caro papà, commentando i risultati della conferenza di Varsavia sul clima scrivevi:

“per arrivare ai paesi poveri con grandi foreste, che chiedono compensazioni ai paesi ricchi per rinunciare ad abbattere le foreste stesse”. Eh, uno di questi è l’Ecuador! Che ha riserve stratosferiche di petrolio sotto l’Amazzonia che sperava di non usare, chiedendo sostegno ai paesi ricchi per non far fruttare il polmone verde del mondo. Le risposte sono state poco o nulla, molto insoddisfacenti, ed ora la necessità è quella di utilizzare quei pozzi… In tutto questo si stanno creando notevoli attriti tra governo e chi cerca ancora di difendere la foresta amazzonica e le popolazioni locali che vivono ancora senza contatto con la restante civiltà… La situazione non è facile, certo paesi super ambientalisti come la Germania non solo non hanno ascoltato, ma hanno anche ostacolato questo tipo di politiche salva-Amazzonia.

Ma tu che ne pensi? Affianchi il problema alla Polonia che non vuole rinunciare alla sua energia a carbone… e quindi non capisco bene che opinione ti sei fatto, o che direzione prende questo tipo di problema a livello internazionale…

Tua figlia Teresa (per qualche mese nelle missioni padovane in Ecuador).

Cara Teresa, la questione è semplice e – nello stesso tempo – di soluzione complicata. La semplicità sta in tre punti:

  1. La relazione fra incremento delle emissioni di CO2 e riscaldamento globale è ormai chiara, almeno  dal punto di vista statistico. Grandissima parte degli scienziati convergono nel suggerire che, se la CO2 in atmosfera continuerà a crescere ai ritmi degli ultimi anni, la temperatura media della terra crescerà di 4 gradi da qui al 2100. C’è condivisione anche sul fatto che 4 gradi in più avrebbero conseguenze disastrose: innalzamento del livello dei mari, aumento della frequenza degli eventi metrologici estremi, sottrazione di vasti territori all’agricoltura – non compensati dalla possibilità di mettere a coltura aree ora troppo fredde – e la perdita di risorse idriche, a causa degli scioglimenti dei ghiacciai.
  2. Per bloccare l’incremento di CO2 bisognerebbe ridurre, o almeno non aumentare, la quantità di energia prodotta con fonti fossili, in particolare carbone e petrolio. Ma – in generale – è più costoso produrre energia con fonti che non producono CO2, o ne producono poca. Bisognerebbe anche aumentare l’estensione di boschi e foreste, che “immagazzinano” CO2, trattenendo il carbonio e rilasciando l’ossigeno. È vero che spendendo poco oggi rischiamo di spendere molto di più in futuro. Ma è difficile convincere interi popoli – specialmente se poveri – a limitare oggi il proprio sviluppo, in vista di vantaggi, o meglio di mancati svantaggi, che si vedranno in un futuro non definito.
  3. Per rendere competitive le fonti energetiche che non producono CO2 e per preservare le foreste, non si può “lasciar fare” al mercato, ma è necessario introdurre penalizzazioni per chi utilizza fonti fossili, e vantaggi per chi pianta o non espianta foreste e produce energia senza “produrre” CO2.

La soluzione è complicata perché le divergenze di interesse fra i paesi (e anche all’interno dei paesi) sono enormi. I contrasti maggiori sono di due tipi.

  1. Paesi ricchi vs. paesi poveri. Oggi i paesi ricchi sono i maggiori produttori di CO2. Ma purtroppo i paesi poveri stanno rapidamente colmando  il gap. Molti paesi poveri (capitanati da Brasile e India) dicono che uno sviluppo a bassa produzione di CO2 dovrebbe essere pagato dai paesi ricchi.

2. Produttori di combustibili fossili (paesi, ma anche compagnie minerarie, petrolifere etc.) vs. tutti gli altri attori.

Questo non vuol dire che non ci siano soluzioni. La strada migliore è arrivare a un accordo globale che faccia aumentare i costi dell’energia prodotta da fonti fossili, facendo nel contempo diminuire i costi dell’energia prodotta producendo poca o nulla CO2. È quello che – almeno parzialmente – ha fatto l’Italia con le diverse edizioni del conto energia. I meccanismi non potranno che essere progressivi. Il documento finale approvato a Varsavia è un piccolo passo avanti:

http://www.lastampa.it/2013/11/23/scienza/ambiente/climate-news-mosaic/si-chiude-la-conferenza-qualche-piccola-luce-c-Lk8ybEZSLHHWwjpn4VF11H/pagina.html

verso la conferenza di Parigi 2015, dove gli accordi di Kyoto dovranno essere rinnovati e rilanciati.

Quanto alla deforestazione, come detto nell’articolo citato, va detto che uno dei successi indiscussi di Varsavia è stato l’approvazione del meccanismo “REDD+” (Reduced Emissions from Deforestation and Degradation): gli Stati che intendono chiedere questo tipo di supporto per la lotta alla deforestazione, dovranno sottoporre a un panel di esperti delle Nazioni Unite un report tecnico, con cadenza biennale. Durante la COP19 è stato anche annunciato lo stanziamento di un pacchetto di 280 milioni di US $, che andrà a finanziare il BioCarbon Fund, grazie a contributi di Stati Uniti, Regno Unito, Danimarca, rispettivamente con 25, 120 e 135 milioni $. Va anche sottolineato l’impegno dell’Europa di contrasto al taglio illegale e per un utilizzo sostenibile delle risorse forestali, garantendo cioè il taglio con reintegro, come si fa da secoli – ad esempio – nei boschi del Cadore.

http://www.architetturaecosostenibile.it/normative/leggi-e-decreti/salvaguardia-foreste-legno-regolamento-europeo-395.html

Teresa, la mia posizione è vicina a quella espressa dal Governo italiano nell’intervento del Ministro Orlando nel suo intervento alla COP19:

Molti sforzi sono in atto per garantire – assieme – sviluppo economico e riduzioni delle emissioni inquinanti. La strategia energetica italiana ora è basata su due pilastri: gas e rinnovabili, mentre il petrolio viene utilizzato in particolare per i trasporti e per l’industria chimica. L’Italia dovrà proseguire – nel suo piccolo – a diminuire le emissioni, in particolare mediante quel meccanismo di penalizzazioni – incentivi di cui parlavo prima. L’Italia può anche ricoprire un grande ruolo nella ricerca: per il risparmio energetico, per la gestione delle reti, per l’abbattimento dei costi delle rinnovabili … Il mio impegno parlamentare proseguirà in tale senso. Bisogna proseguire su quella strada. Bisogna anche accentuare la cooperazione internazionale con i paesi poveri sul versante energetico. Molto si può fare in particolare per accentuare la produzione di energie rinnovabili, specialmente di tipo diffuso.

1 Commento

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Una risposta a “Cara Teresa: In risposta al cambiamento climatico

  1. Enrico

    Caro Gianpiero, mi ha molto appassionato questo scambio con tua figlia Teresa. Mi ha fatto ricordare gli inizi della mia carriera lavorativa, quando visitavo parecchi Paesi in via di Sviluppo. I discorsi non erano diversi, ma parliamo ormai di 25-30 anni fa……e poco o nulla è cambiato proprio per i motivi che hai ben spiegato. Allora si parlava di Cooperazione allo Sviluppo ( non solo gli organismi italiani, ma anche quelli degli altri Paesi….)con finanziamenti che andavano per opere che poco avevano a che fare con lo sviluppo…..ed oggi ne vediamo i risultati, deforestazione, emissioni CO 2, problemi immigratori, etc.
    Che fare? Le ricette ci sono! Ci vuole solo l’impegno di brave persone come te che si concentrino su questi temi, con tutte le benefiche ricadute anche sull’economia interna, che non vengano più distolte da giochi di potere interni e dai teatrini a cui stiamo assistendo purtroppo da troppo tempo.
    Forza, ti segue sempre con interesse ed ammirazione! Enrico

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