Il coraggio dei moderati

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Credo che l’editoriale di Massimo Franco, sul Corriere di oggi, renda bene
il senso di quanto è successo ieri, e di quanto sta contiinuando ad
accadere oggi.

Scelta Civica ha accompagnato in modo attivo questa accelerazione nella
scomposizione e rcomposizione del quadro politico. La sfida per Scelta
Civica è ora duplice. Da una lato, dobbiamo continuare con rinnovato
impegno l’azione di governo, favoriti dal diminuito (speriamo annullato)
potere di ricatto della componente più populista del PDL. Dall’altro, è
necessario partecipare alla ricostruzione del quadro politico, sia a
livello nazionale che territoriale.

Il coraggio dei moderati – di Massimo Franco

L’era di Silvio Berlusconi si è chiusa con un ultimo, malinconico bluff .
Il suo voto a favore di un governo che voleva abbattere è l’estrema
finzione di vittoria di fronte a una disfatta politica e personale: col
paradosso che viene certificata col suo consenso. Ma è anche il sigillo
finale su una fase nella quale era cresciuto il distacco del fondatore del
centrodestra dalla realtà, italiana e internazionale: al punto da non
avere più antenne per captare l’emancipazione davvero moderata dei suoi
ministri e di molti parlamentari.

Si può dire che solo col voto di ieri è nata una vera maggioranza politica
delle larghe intese. Non a caso il presidente del Consiglio, Enrico Letta,
ha avvertito che sarà quella a governare, e non l’ammucchiata numerica che
vorrebbe condizionarla. È una coalizione che si è forgiata passando
attraverso una strettoia drammatica; e superando il trauma di una
spaccatura del Pdl tutt’altro che prevedibile. Ne emerge un nucleo
governativo, guidato dal vicepremier Angelino Alfano, che non può essere
sminuito con la categoria dei transfughi o dei complici della sinistra. La
sensazione è opposta.

Si tratta di una componente che oggi può rivendicare a ragione una forte
identità; e proporla da posizioni di parità a una sinistra che ha avuto il
merito di assecondare, senza forzarla, un’operazione politico-parlamentare
evidentemente matura. Basti pensare alle implicazioni anche psicologiche
che la sfida col Cavaliere ha avuto per un personaggio come Alfano, finora
suo «delfino». Ma è chiaro che da oggi la maggioranza ha il compito di
gestire con equilibrio e, viene da dire, generosità, i rapporti con il
Berlusconi sconfitto.

Dopo il risultato di ieri alle Camere, anche il suo destino giudiziario
non può non assumere contorni diversi. E non dovrebbe consentire a nessuno
forzature per umiliarlo: tanto meno agli avversari. L’asse fra Quirinale,
Palazzo Chigi, Pd, montiani e moderati del Pdl dovrebbe essere una
garanzia. Protetta e consigliata da Giorgio Napolitano, la nuova
maggioranza può puntellarsi su una omogeneità più marcata. E se agisce, è
destinata a relegare in un angolo urlante non solo i «falchi»
berlusconiani ma anche quelli annidati nelle pieghe della sinistra, oltre
a Beppe Grillo e a una Lega svuotata.

Sono loro, esponenti del partito trasversale della crisi, gli sconfitti. E
a vincere è chi vuole soddisfare la fame di stabilità dell’opinione
pubblica, e la richiesta di certezze che Europa e mercati finanziari
giustamente pretendono. Forse, l’errore più grossolano dei tifosi dello
sfascio è stato di non avere capito che sono cambiate le regole del gioco.
In un’Europa immersa nella crisi economica, il vincolo esterno dell’Italia
non è più determinato dai patti militari: è dettato da codici di sicurezza
finanziaria altrettanto stringenti.

Rischiare di stravolgerli per comprensibili, ma inaccettabili, ragioni
personali è stata l’ultima illusione di onnipotenza di Berlusconi: una
miopia che ha rivelato impietosamente la sua appartenenza al passato.

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