La valutazione dei docenti

unipd2Un episodio accaduto all’Università di Padova ha avuto l’onore delle cronache nazionali. Il Dipartimento di Economia e Management non ha rinnovato il contratto di insegnamento a due docenti che avevano riportato cattive valutazioni da parte degli studenti, nei questionari compilati alla fine del corso, appena prima di sostenere l’esame. La decisione, molto sofferta, è stata presa con una maggioranza di undici a dieci, sotto la spinta determinante dei rappresentanti degli studenti che – per regolamento di Ateneo – non hanno partecipato al voto del Consiglio di Dipartimento. L’episodio è importante, perché mostra che gli studenti possono far sentire la loro voce, sia attraverso lo strumento della valutazione dei corsi, sia attraverso le loro rappresentanze negli Organi accademici.

Senza entrare nel merito del singolo caso, vorrei ragionare sul grandioso processo di valutazione della didattica che sta investendo anche l’Università di Padova. L’Ateneo della città del Santo ha preso sul serio la valutazione dei corsi da parte degli studenti. Quasi vent’anni fa, a metà degli anni Novanta, è stata la prima università italiana a generalizzare la valutazione a tutti i corsi di studio, con un questionario cartaceo somministrato a ogni studente alla fine di ogni insegnamento, ben prima della legge del 1999 che ha reso obbligatorie queste procedure. Oggi il questionario è elettronico, e agli studenti viene richiesto di compilarlo prima di iscriversi a ogni esame. Circa l’80% degli studenti compila regolarmente il questionario, e per la prima volta quest’anno, la valutazione media di ogni corso – sia di quelli affidati a contrattisti esterni, sia di quelli affidati a professori e ricercatori di ruolo – viene pubblicata sul sito dell’Università.

Personalmente, quando come Preside di Scienze Statistiche partecipavo al Senato Accademico, ho fortemente sostenuto la pubblicazione delle valutazioni degli studenti, che prima erano note solo all’interessato e ai Presidi. Non si tratta di mettere un docente alla gogna, né di assegnare medaglie al merito didattico. Da un punto di vista statistico, per indurre gli studenti a compilare il questionario è essenziale che lo studente percepisca che questo sforzo serve a qualcosa. Tale percezione passa necessariamente per la pubblicazione degli esiti. E solo se il questionario è compilato dalla grande maggioranza degli studenti l’indagine mantiene la sua validità. Da un punto di vista più generale, la valutazione fa parte del “contratto” che ogni studente e ogni docente fa con l’Università. Le valutazioni degli studenti non vanno intese come giudizi inappellabili, ma come strumenti che – assieme a molti altri – possono aiutare chi organizza la didattica universitaria a eliminare i punti di debolezza e a puntellare quelli di forza, e possono spingere i professori a modificare o consolidare il loro metodo didattico

images-2Ma – di nuovo – perché questo accada veramente, è indispensabile che le valutazione degli studenti siano rese pubbliche. Quindi, quella minoranza di docenti padovani che, ancora oggi, rifiutano all’Ateneo il permesso di pubblicare le valutazioni degli studenti sui propri corsi, si assumono una grossa responsabilità, rischiando di annullare la validità di un processo di valutazione certamente perfettibile e incompleto, ma che è senz’altro un importante passo avanti verso un’università più trasparente, efficace ed efficiente, e quindi più moderna.

Assieme ad altri docenti, partecipo al progetto PRODID – finanziato dall’Università di Padova e diretto dal professor Ettore Felisatti – con l’obiettivo di mettere in atto strumenti per migliorare le performance didattiche dei singoli docenti. Dirigo l’unità operativa che si occupa di ragionare sui dati delle valutazione degli studenti, per rispondere a domande del tipo: è vero che i docenti che assegnano voti più bassi sono valutati in modo peggiore? È vero che gli insegnamenti con meno studenti vengono valutati in modo più positivo? Da un anno all’altro, come varia la valutazione del singolo insegnamento e del singolo docente? E così via. Perché la valutazione è una cosa seria, che va compresa e analizzata, per poter essere sempre meglio utilizzata.

 

1 Commento

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Una risposta a “La valutazione dei docenti

  1. Michelangelo Campanella

    Grazie Gianpiero. Ottimo argomento ma complesso. In UK il voto sulla didattica da parte degli studenti e’ strumento di attentissima valutazione e pesa assai sulla review annuale. Certo questo ha poi portato alla divisione tra gli Accademici attivi in Ricerca e quelli che fanno solo Insegnamento. E tutti lottiamo per non entrare nella seconda categoria. Ma cos’e’ l’Accademia senza Docenti Research Active?!?

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