La mia dichiarazione di voto sulle mozioni per lo smaltimento dei CSS nei cementifici

ricicloLe mozioni in oggetto nascono in risposta al decreto («Regolamento recante  disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto di determinate  tipologie di combustibili solidi secondari (CSS) »), emanato lo scorso febbraio dall’allora Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, per utilizzare i rifiuti solidi urbani (CSS) per alimentare i forni di cottura del clinker, cioè la componente principale del cemento. Tale provvedimento è stato emanato in attuazione e coerentemente alle disposizioni europee in materia (una soluzione che si rifà al principio di end of waste – cessazione della qualifica di rifiuto – previsto dall’art.6 della direttiva europea sui rifiuti del 2008) e anche per alleggerire il problema dello smaltimento del’immondizia, anche scippandolo al circuito della malavita organizzata.

La «sostituzione» dei combustibili tradizionali con combustibili “alternativi” è fortemente avversata da alcuni ambientalisti, per i quali la combustione di rifiuti nei cementifici comporta una variazione della tipologia emissiva di questi impianti, in particolare di diossine e metalli pesanti. E’ bene chiarire che non si tratta delle famose “eco-balle”, né tantomeno di rifiuti presi tali e quali dalle strade, ma di combustibili ottenuti da un trattamento industriale complesso, regolamentato da specifiche norme di legge. L’impiego dei CSS nei cementifici è pratica largamente diffusa in tutto il mondo avanzato, con in testa l’Europa che l’ha persino dichiarata una delle migliori tecniche disponibili (BAT, Best Available Technique). Così in Olanda, Germania, Francia ed Austria, tanto per fare degli esempi, i CSS costituiscono gran parte del combustibile utilizzato nei forni da cemento.

Quelli citati sono peraltro tutti paesi dove la raccolta differenziata è a livelli molto più elevati che in Italia (in Germania al 50%), il che dimostra come riciclo e recupero non siano in contraddizione. In Germania, Olanda e Austria bruciano nei cementifici i rifiuti di Napoli trasformati in CSS.

In Italia la domanda di CSS è a tutt’oggi bloccata per la complessità degli iter burocratici e a causa del mancato consenso sociale: quando si parla di bruciare, scatta immediata la rivolta. Si tratta di 6 milioni di tonnellate di rifiuti che potrebbero essere assorbite dall’industria: oggi, invece, siamo fermi a 600 mila tonnellate.

Perché in Italia siamo fermi all’8%, nonostante gli immensi problemi di gestione dei rifiuti che hanno i nostri Comuni? Evidentemente molti nel nostro Paese hanno interesse a continuare nel ricorso alle discariche, sprezzanti delle varie infrazioni che la UE ha comminato all’Italia in materia, o nella costruzione di nuovi inceneritori, incuranti delle inevitabili proteste della popolazione. Nel frattempo i nostri concorrenti europei utilizzano i rifiuti spediti a caro prezzo dal nostro Paese e li trasformano in CSS per impiegarli nei loro processi industriali.

Quanto alla formazione delle diossine, questa dipende dalla presenza di cloro e dalle temperature di combustione; in realtà nei cementifici la presenza di cloro nei forni è minima, sia per questioni di processo sia per rispetto della qualità del prodotto finale. Dunque non solo nessun danno per la salute, ma la produzione e l’utilizzo dei CSS contribuisce a minimizzare il ricorso alle discariche e ridurrebbe la tassa sullo smaltimento dei rifiuti di circa il 14%. Secondo uno studio di Nomisma, il risparmio per le amministrazioni locali sarebbe di circa 210 euro per ogni tonnellata di rifiuti

La stessa Legambiente ammette che bruciare CSS nei cementifici non peggiora le emissioni inquinanti, e anzi impone limiti di legge più restrittivi e quindi l’utilizzo di migliori tecnologie di abbattimento. «Bruciare CSS nei cementifici li rende più controllati», ha sostenuto Stefano Ciafani, vice presidente di Legambiente, «li obbliga a monitorare alcuni inquinanti – come le diossine – che la legge non impone di controllare quando bruciano altre schifezze come il petcoke (carbone derivato dalla distillazione del petrolio, ndr) o il polverino di carbone, ben peggiori del CSS». Secondo l’ambientalista, quindi, «a parità di risultati, bruciare CSS in un cementificio è meglio che in un inceneritore sotto il profilo delle emissioni di CO2, fermo restando che i cementifici emissioni ne producono a prescindere, inquinano di per sé e dal punto di vista della salute sono comunque un problema».

Le mozioni SEL e 5 Stelle sono basate su ingiustificati allarmismi, nel presupposto – errato – che pratiche industriali applicate ordinariamente nei paesi più avanzati siano nocive per la salute. Pertanto, annuncio voto contrario.

La mozione firmata anche dagli esponenti in Commissione Ambiente di Scelta Civica impegna il Governo a trovare il giusto equilibrio fra difesa dell’ambiente, produzione industriale e smaltimento dei rifiuti. Dà – a nostro avviso – il giusto peso alla protezione della salute delle popolazioni che si trovano a vivere nei pressi dei cementifici, perché condiziona lo smaltimento dei CSS nei cementifici al rispetto di precisi parametri e controlli ambientali. Nello stesso tempo, va nella direzione di ridurre il vantaggio competitivo che oggi hanno i produttori di cemento stranieri per il fatto di poter utilizzare i CSS, e potrebbe alleviare i costi dei Comuni (e quindi dei cittadini) per lo smaltimento dei rifiuti. Ancora una volta, come già per la questione dell’ILVA di Taranto, è necessario trovare un compromesso alto fra sviluppo economico, rispetto dell’ambiente, difesa della salute pubblica.

 

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