Mozione sul dissesto idro-geologico

Mozione dissesto idro-geologico dell’On. Di Biagio

4.9.13

di biagioLa mozione, su cui in mattinata è stata avviata un’intensa discussione, si colloca in un percorso parlamentare e normativo che – sebbene ampio – ancora non ha condotto a riscontri fattivi. Come purtroppo l’attualità ci continua a confermare.

La questione, o meglio, il problema della tutela del territorio e della lotta al dissesto idro-geologico riemergono in maniera ciclica all’attenzione del Paese.

Con l’evitabile seguito emergenziale che questo comporta.

E che di fatto  – sembra voler legittimare – una forma di elusione a qualsiasi piano di interventi programmatico e lungimirante.

E questo purtroppo sembra voler confermare il fatto che la lotta al dissesto idro-geologico sembra NON essere una priorità per questo Paese.

Anche se le buone intenzioni, a seguito di eventi calamitosi, sembrano testimoniare tutt’altro.

Perché coprendosi dietro i vincoli di bilancio si continua a non considerare prioritarie le politiche di manutenzione preventiva del territorio finalizzate a impedire eventi calamitosi.

Spesso dinanzi ad una tragedia, per così dire “ambientale “‘, quello che emerge è la mancanza di una responsabilità chiara, accompagnata da polemiche verso questo o quell’ente.

E si ritorna sempre sulle colpe ataviche del Paese: assenza di investimenti infrastrutturali finalizzati alla manutenzione delle aree a rischio.

A cui si aggiunge la mancata applicazione delle norme in materia di lotta all’abusivismo edilizio.

Unita ad una certa – permettetemi di dire – cialtronaggine amministrativa che rende il tutto ancora più complesso.

Gli eventi calamitosi che si sono susseguiti negli ultimi anni in Italia hanno sottolineato al Paese intero che non esistono zone esenti da rischio.

Quasi a conferma del fatto che in Italia, ben prima di qualsiasi mancato intervento o di cattiva prassi, esiste una diffusa cultura dell’illecito.

Il dramma di questi mesi sottolinea la debolezza del territorio italiano, unita alla palese debolezza gestionale ed amministrativa del nostro Paese nel salvaguardare il territorio.

Come viene più volte ripetuto nella mozione, il suolo è un bene irriproducibile ed essenziale che va tutelato.

Proprio perché legato ai processi ecologici che se intaccati possono compromettere gli equilibri  della biodiversità e  dell’ambiente.

Infatti dai cambiamenti climatici a cui stiamo assistendo e dalla consapevolezza che gli impatti che essi determinano sono destinati a crescere in maniera esponenziale, deriva la necessità di affrontare i problemi ambientali con strumenti nuovi ed adeguati che si basano su altrettanto adeguate e certe risorse economiche.

Ma in Italia, oltre ai problemi di carattere tecnico esistono anche e soprattutto forti limiti amministrativi.

Legittimati da vistosi tagli di bilancio operati nei confronti del Ministero dell’Ambiente.

Che negli ultimi 4 anni ammonterebbero a circa il 90% delle disponibilità.

Ed io stesso ho provveduto a denunciare in diversi atti parlamentari nella scorsa legislatura.

Nel 2009 veniva annunciato il decollo del piano straordinario per combattere il dissesto idro-geologico.

E la promessa da parte dell’allora Governo di circa 2,5 miliardi per finanziarlo: risorse orientate alla messa in sicurezza delle aree più a rischio.

Non dimentichiamo che nella manovra di agosto 2011 però è stato operato un taglio di 500 milioni di fondi per la prevenzione del dissesto idro-geologico.

Nella legge di stabilità 2011 ammontavano a circa 6 miliardi di euro i tagli operati dall’allora Governo al Ministero dell’Ambiente.

Con il rischio di vanificare ogni progetto o iniziativa orientata alla tutela dell’ambiente e svuotando di fatto l’utilità del medesimo dicastero.

Abbiamo assistito in Italia al consolidamento della filosofia del “tagli e cuci”.

Dove ai tagli indiscriminati e irrazionali a cui conseguono tragedie annunciate ed evitabili, si accosta una gestione pressappochista dell’emergenza.

Con l’erogazione rapida di risorse, le stesse che erogate a tempo debito, unite ad una maggiore lucidità da parte degli amministratori, avrebbero impedito l’emergenza stessa.

Anche perché in una fase come questa il pressapochismo dovrebbe essere sostituito dalla razionalità funzionale degli enti locali.

Avevamo sperato che con il piano nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici e la sicurezza del territorio, presentato dal Ministro Clini al CIPE lo scorso dicembre, sarebbe stato possibile fare un passo avanti.

Ma al momento il piano resta in stand-by, a quanto pare per mancanza di risorse.

Il piano definisce le linee guida e le misure  per prevenire i rischi e i danni ai quali è sempre più esposto il Paese.

Risponde anche all’impegno del nostro Paese nell’ambito della direttiva europea sulle alluvioni.

Il piano prevede 2,5 miliardi l’anno di investimenti, di cui 1 miliardo di risorse pubbliche e 1,5 miliardi risorse private agevolate con credito di imposta.

Sarebbe necessario, che gli investimenti pubblici per l’attuazione del piano fossero liberati dal vincolo del patto di stabilità.

In attuazione del criterio – condiviso tra l’altro dalla Commissione Europea- secondo cui l’adattamento ai cambiamenti climatici deve rappresentare una misura strutturale per la crescita.

E l’ordine del giorno presentato insieme al collega Dalla Zuanna al DL 43 cosiddetto decreto emergenze ambientali, ed accolto dal Governo nel maggio scorso si colloca proprio in questa direzione.

Il Governo si è impegnato infatti a valutare la possibilità di predisporre, successivamente alla conclusione positiva della “procedura di disavanzo eccessivo” misure volte a consentire la deroga alla disciplina del patto di stabilità interno per le spese sostenute dalle Regioni e dagli enti locali.

Per pagamenti relativi ad investimenti in materia di prevenzione e di messa in sicurezza del territorio e degli edifici pubblici.

Questo Governo sta dimostrando pragmatismo, oltre che una valida continuità con quanto operato dal Governo Monti, deve dare seguito agli impegni già assunti.

E trasformarli in piani operativi realmente attuabili.

Deve trasformare le politiche di lotta al dissesto idro-geologico da accessorie a prioritarie.

Appare opportuno ricordare che il premier Letta nel suo discorso di insediamento alle camere lo scorso 29 aprile ha sottolineato che :” abbiamo un impegno alla prevenzione con piani straordinari di manutenzione contro il dissesto idro-geologico e la lotta all’abusivismo”.

Mettendo dunque l’accento su un rinnovato impegno verso tali questioni.

Voglio ulteriormente evidenziare che nel solco di quanto operato dal governo monti è possibile recuperare iniziative ed attività valide, capaci proprio di rinnovare questo impegno del governo.

Infatti vale la pena ricordare che lo scorso settembre 2012 l’allora ministro delle politiche agricole Catania aveva presentato un disegno di legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo.

Nato proprio dall’esigenza di arrestare il fenomeno della cementificazione nel nostro paese.

In questa prospettiva ricordiamo che il ministro Orlando nei giorni scorsi ha presentato un disegno di legge recante misure finalizzate a rendere più agevole la rimozione e la demolizione di opere ed immobili realizzati abusivamente nelle aree caratterizzate da elevato rischio idro-geologico.

Per il 2013 é previsto un stanziamento di 10 milioni di euro per quei comuni che facciano richiesta di risorse finalizzate all’abbattimento di immobili abusivi.

Consentendo in tal modo una semplificazione delle dinamiche di progettazione e realizzazione degli interventi di messa in sicurezza della aree a rischio.

In tale scenario le mozioni in esame rappresentano sicuramente un ulteriore passo in avanti per garantire che tali temi vengano inseriti in maniera urgente nell’agenda politica nazionale.

Con un’assunzione generale e condivisa di responsabilità da parte di tutte le forze parlamentari.

L’obiettivo é dunque quello di puntare ad un programma integrato di risorse, che renda attuabile il piano nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici e la sicurezza del territorio.

Rinnovandolo ed adeguandolo alle fattispecie calamitose che sono andate delineandosi negli ultimi mesi.

È’ fondamentale in questa fase, destinare risorse per interventi di messa in sicurezza e riqualificazione  del territorio, che non possono assolutamente prescindere dalla definizione di un piano organico di gestione, prevenzione e difesa del territorio nonché di monitoraggio e controllo locale delle diverse ed articolate specificità territoriali.

Pianificare l’intervento, superare la demagogia e la corsa all’emergenza che – sappiamo bene – non porta da nessuna parte.

Anzi l’emergenza a causa dell’indeterminato e rapido afflusso di risorse, spesso in assenza di un piano di azione chiaro, rischia di alimentare soltanto il substrato dell’illecito.

Differendo ogni utile e necessaria occasione di risoluzione definitiva delle criticità ambientali.

Pertanto consapevole del carattere urgente ed indifferibile di questo rinnovato impegno verso il Paese ed avendo piena fiducia nell’operato del Ministro Orlando e di tutto il Governo, dichiaro il voto favorevole del gruppo di SC alle mozioni in esame.

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