Lavoro, una via di redenzione

carceriIn questi giorni politicamente convulsi, alcuni hanno evocato la
possibilità di nuovi provvedimenti di indulto o di amnistia, alleggerendo
la drammatica situazione delle carceri italiane, oltre che la situazione
giudiziaria di Silvio Berlusconi.

Credo sia importante non confondere i piani. Berlusconi già può godere di
un provvedimento di indulto, che riduce la sua pena – per il grave reato
di frode fiscale – da quattro a un anno di carcere. Fra l’altro, ciò non
gli impedirebbe di partecipare alla vita politica, come ha fatto – ad
esempio – per anni Adriano Sofri, pur essendo la sua libertà limitata dal
carcere o dagli arresti domiciliari. Evocare un’amnistia per garantire la
“agibilità politica” di Berlusconi ha quindi poco senso. Non siamo nel
1946, e il ministro Cancellieri non è Togliatti.

Questo discorso non deve però farci dimenticare la drammatica situazione
in cui vivono (sarebbe meglio dire sopravvivono) i detenuti nelle carceri
italiane, come messo in luce anche dal recentissimo caso di suicidio nel
carcere di Padova fra i detenuti in attesa di giudizio, che sono 240 a
fronte di 80 posti disponibili.

In Senato l’8 di agosto abbiamo approvato in via definitiva un
provvedimento che permetterà – senza sconti – a migliaia di detenuti di
scontare la pena con misure alternative al carcere, ad esempio accedendo
al lavoro esterno, e che pone limitazioni alla carcerazione preventiva
(oggi in Italia più del 20% dei detenuti è in attesa di giudizio!).

L’altra strada da percorrere è quella del lavoro in carcere, perché il
lavoro dà dignità, e la percentuale di detenuti lavoratori che – una volta
usciti – commettono di nuovo reati è bassissima. Il carcere di Padova è
all’avanguardia in questo campo, con molteplici attività (la pasticceria
dei famosi panettoni “Giotto“, il call center per le prenotazioni
sanitarie, la fabbrica per l’assemblaggio di biciclette …). Ma si potrebbe
fare molto di più.

Ancora nel gennaio 2013, il governo Monti ha stanziato 16 milioni di euro
per il lavoro in carcere, quadruplicando il precedente stanziamento. Ora
questi soldi iniziano finalmente ad essere spesi, in particolare
garantendo crediti d’imposta alle imprese che hanno in carico detenuti
lavoratori. Ma sarà difficile impiegarli tutti entro il 2013, come
previsto dalla legge, perché i progetti attivi di lavoro in carcere sono
molti meno di quelli che potrebbero e dovrebbero essere.

L’amnistia e i condoni (fiscale ed edilizio) sono amare scorciatoie, che
rappresentano il fallimento della legge. La strada vera è lavorare – con
pazienza e tenacia – alla costruzione un sistema carcerario sempre più
rispettoso della dignità di chi ha sbagliato, evitando anche che
l’ex-detenuto diventi un rischio ancora maggiore per tutta la
collettività.

1 Commento

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Una risposta a “Lavoro, una via di redenzione

  1. Enea

    caro Giampiero, mi trovi assolutamente d’accordo! Da anni predico con i miei amici che non solo si darebbe maggior dignità ai detenuti, ma sarebbe un vantaggio per l’economia locale e per la spesa pubblica. Pensa se fosse possibile creare un pool di imprenditori che costruiscono un carcere produttivo, con ovvi vantaggi fiscali e contributivi per i lavoratori…
    in qualche modo (passamela) “privatizzare” le carceri.
    Forse è un pò complessa come applicazione …ma da studiare…

    a presto e complimenti a te e tutto il tuo gruppo
    Enea

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